(Strasburgo) Allargare lo sguardo e il raggio d’azione dell’Unione europea al Medio Oriente, al Mediterraneo e ai Paesi del Golfo, impegnandosi per favorire il raggiungimento della pace e accompagnare lo sviluppo di questa vasta area del mondo. Intervenendo da Strasburgo davanti a un pool di giornalisti internazionali, la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, fa il punto sul lavoro del suo dipartimento a quasi due anni dall’inizio del mandato.
Dialogo interreligioso. “La situazione nell’area è molto complicata, soprattutto quando parliamo di Medio Oriente”, ammette la commissaria, citando il conflitto tra Israele e Palestina e le crisi in Libano, Siria e Giordania. Le competenze di Šuica abbracciano i Paesi del Nord Africa (Marocco, Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto) e i sei Paesi del Golfo, che “sono molto importanti e ai quali dedichiamo davvero molta attenzione, perché senza la loro sicurezza e prosperità, questa regione non sarebbe facile da gestire”, spiega. In un contesto altamente variegato in cui “ogni Paese ha la propria diversità”, il dialogo interreligioso assume un ruolo determinante nello sviluppo del lavoro diplomatico e come strumento per contribuire al conseguimento della pace: “Abbiamo contatti con quasi tutte le principali religioni, dall’ebraismo all’Islam”, dichiara la commissaria, sottolineando poi una situazione critica per le comunità cristiane “sotto attacco praticamente ovunque”.
Rapporti con Israele e Palestina. Incalzata sulla situazione in Cisgiordania e sulla possibilità di sanzionare Israele, Šuica non si nasconde e ammette: “Al momento non si può importare in Europa nulla dagli insediamenti illegali, ma la questione è molto più complessa. Esistono divisioni tra i Paesi nel Consiglio Ue per gli Affari esteri perché alcuni (preferendo non fare nomi, ndr) hanno relazioni molto buone con Israele per ragioni storiche e non vogliono cambiare posizione”. A sbloccare l’impasse potrebbero essere le imminenti elezioni a Tel Aviv, previste a fine ottobre, a cui seguirà un mese dopo il voto legislativo in Palestina e all’inizio del 2027 quelle presidenziali. “Penso che a un certo punto, dopo le elezioni israeliane, le questioni potrebbero trovare una svolta”, rilancia la commissaria.
Sviluppo economico, lavoro, giovani. Per accompagnare lo sviluppo dei Paesi dell’area, la Commissione ha approntato una serie di strategie per attrarre investimenti di imprese europee, a cominciare dall’ambito energetico. “Dato che in quei Paesi c’è abbondanza di sole, vento e mare, cerchiamo di produrre energia rinnovabile, aiutandoli a produrla a un prezzo inferiore fino al 40%”, dice la commissaria, citando tra i fattori di competitività il costo inferiore della manodopera e la spinta a trovare fonti alternative ai “combustibili fossili della Russia di Putin”. Tuttavia, l’energia da sola non basta senza infrastrutture di interconnessione con l’Europa, altro elemento che nell’idea di Bruxelles potrà spingere verso la produzione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i più giovani.
Migrazioni e “diritto a restare”. “L’Europa soffre una carenza di manodopera, ma dobbiamo anche fare in modo che questi giovani trovino il proprio futuro nei rispettivi Paesi”, ha dichiarato Šuica, annunciando l’intenzione di inaugurare a breve un’alleanza di università del Mediterraneo. L’iniziativa riguarda “lo studio della nostra storia, delle nostre radici, ma anche la formazione professionale per i lavori del presente e del futuro”, su tutti il digitale. Anche l’Italia si appresta a ricoprire un ruolo centrale (non solo geograficamente) all’interno dell’alleanza, con Napoli citata fra i centri accademici pronti a aderire insieme a Marsiglia, Barcellona, Atene, Fes, Alessandria d’Egitto e Beirut. Lavoro, investimenti e formazione rappresentano, per la commissaria, un mix di elementi fondamentale per permettere di conseguire quel “diritto a restare” citato anche nel rapporto di Enrico Letta sul mercato unico. Per garantirlo, conclude Šuica, è indispensabile “creare le condizioni necessarie per permettere alle persone di restare davvero nei loro territori” anche attraverso le cosiddette “talent partnership”, accordi con i governi dei Paesi interessati per accogliere in Europa alcuni dei loro esperti “facendo però attenzione a non provocare una fuga di cervelli da quelle zone”.
La situazione a Ceuta. Un ultimo passaggio riguarda il tema migratorio, con un riferimento al ruolo del Marocco nella gestione dell’emergenza scoppiata a Ceuta. “Sono in contatto costante con il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, fin dal primo giorno e non c’è nessuna prova che abbiano fatto un uso improprio della situazione o che l’abbiano strumentalizzata”, assicura la commissaria. Ad ogni modo, la crisi dell’exclave spagnola ha congelato l’accordo di partenariato tra Bruxelles e Rabat perché “vogliamo verificare che siano realmente impegnati e che vogliano aiutarci a risolvere questa questione”, in particolare per quanto riguarda i circa mille minori ancora presenti a Ceuta. “Le autorità spagnole hanno bisogno di garanzie scritte dalle autorità marocchine sul fatto che accetteranno queste persone”, conclude Šuica, affermando la necessità di “rispettare il diritto internazionale”.
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