L’attualità di Chiara di Assisisi può cogliere nella scelta di dare forma evangelica alla sua esistenza, come Francesco, seguendo le orme di Gesù Cristo. La sua esperienza può parlare ancora oggi ad ognuno di noi, perché le sue scelte così radicali ci spingono a riprendere il cammino di risignificazione della nostra esistenza.
Da giovane non esibisce la sua immagine, non cerca consensi, non mette il suo io al centro di se stessa, vive profondamente nella ferialità la sua dimensione umana e divina. L’incontro con Francesco di Assisi fu decisivo, infatti capì che la sua esistenza poteva avere un senso solo se si conformava a Cristo povero e crocifisso. Colpita dalla vita evangelica di Francesco che sceglie di “vivere in obbedienza, in castità e senza nulla di proprio, e seguire l’insegnamento e le orme del Signore nostro Gesù Cristo” (FF 4), Chiara ritrova pienamente se stessa liberandosi di tutto per seguire Cristo per amore.
Contemplando il Crocifisso, si lascia trasformare da Lui nel quotidiano. L’incontro con la persona di Cristo determina perciò la sua esistenza: si relaziona con Lui con il cuore di donna capace di donare totalmente la vita.
Scegliendo di entrare come Francesco di Assisi nel mondo degli esclusi, accetta la logica della croce: entrambi vivono fuori delle mura di Assisi in modo diverso, accanto a coloro che non hanno diritti sociali e sono rifiutati da tutti, per rendere visibile la prossimità di Dio ai disperati e ai rifiutati del suo tempo.
Per Chiara, come per Francesco, la scelta di vivere in obbedienza, sine proprio, in santa unità, è la modalità per visualizzare il Vangelo attraverso la forma di vita concreta, credibile, riscontrabile, non solo a livello personale ma anche fraterno. Riconoscendo il dono della sua esistenza, custodisce le relazioni andando evangelicamente incontro all’altro/a, donando tutto di sé.
La sua esperienza ci interroga soprattutto in questo tempo in cui ognuno fa girare l’universo intorno al proprio io, cercando il benessere, calpestando anche i diritti delle persone. Basta pensare a quante energie si spendono per gli animali, che vanno comunque custoditi, mentre si calcola la circonferenza del polsino dei bambini denutriti che vivono in paesi poveri o in guerra, dove muoiono di fame.
Mentre si ostenta di essere padroni del mondo, per Chiara trascorrere la vita nella stabilità significa vivere costantemente alla presenza di Dio, per lodarlo, per ringraziarlo per tutti i doni ricevuti non solo a livello personale, ma anche planetario. Per gli uomini e le donne di oggi che spesso sono sempre in movimento, può essere uno stimolo la forma di vita vissuta nella stabilità, perché permette di riconoscere i propri e altrui confini che aiutano ad avere il contatto con la propria corporeità abitata dallo Spirito.
Viviamo in questo nostro tempo più o meno immersi in una società narcisistica e l’individuo si illude che tutto ruota intorno a sé. Può essere indicativa un’affermazione del prof. Nando Montuschi a questo riguardo: è urgente che ognuno possa sperimentare che l’area realmente occupata da ognuno sulla terra corrisponde alla lunghezza e alla larghezza dei propri piedi. Oggi, mentre sembra che ognuno può dominare tutto, la stabilità di Chiara narra invece che ogni vivente è chiamato a rispettare ogni altro creato da Dio.
Chiara sperimenta nella contemplazione ciò che è veramente importante nella vita: custodire le relazioni in fraternità e con tutti.
Nella Regola chiede alle Sorelle di rimanere sempre in relazione, di accogliersi reciprocamente nella gratuità, senza usare una comunicazione aggressiva che mira a distruggere l’altra. Esorta le sorelle ad imparare a gestire i conflitti, a non stabilire delle relazioni dettate dall’ira e dal turbamento, a non fermarsi all’errore della singola che ha sbagliato. Invita ciascuna a riconciliarsi con l’altra già nella preghiera, prendendo sempre in considerazione la sorella nella sua totalità, assumendo un atteggiamento empatico capace di ascolto, di accoglienza, facendo memoria del perdono che ella stessa ha ricevuto da Dio, quando ha sbagliato.
Il metodo pedagogico è tanto attuale e significativo, perché induce a ripensare le nostre relazioni oggi caratterizzate da contrapposizioni, critiche, aggressioni, ecc.
Chiara è attenta anche alle sorti di Assisi e, in occasione dell’invasione dei saraceni, prega il Signore con fede con le sorelle, perché gli invasori lasciassero libera la città. Ranieri di Bernardo da Assisi durante il processo di canonizzazione di Chiara, affermò che molto probabilmente la città fu liberata dai nemici attraverso il contatto di Chiara e delle Sorelle con Elia, già Ministro Generale, vicino a Federico II, che intervenne presso l’imperatore per bloccare l’invasione di Assisi.
Tutto porta a considerare l’assertività di Chiara in un contesto di paura vissuto dalle sorelle: intercede, prega, contatta, si adopera per la pace. Come oggi custodiamo il bene comune?
Chiara non fu mai donna passiva, ma si adoperò sempre, sull’esempio di Francesco sorretta da Cristo.
Scrive nella Regola “Il Signore stesso infatti ci collocò come forma, in esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, che il Signore chiamerà alla nostra vocazione, affinché esse pure siano specchio ed esempio a quanti vivono nel mondo” (FF 2829).
La vita di Chiara e delle Sorelle non è estranea all’umanità, anzi immerse in Dio credono alla presenza dello Spirito nel mondo. A Cristo povero e crocifisso chiedono con la preghiera la benedizione e la custodia di ogni vivente e, con l’accoglienza di coloro che hanno bisogno, raccontano con la vita la prossimità di Dio nell’esistenza di ogni creatura.
The post Chiara di Assisi, amante di Dio e dell’umanità first appeared on AgenSIR.
