“Ti ho amato di amore eterno, per questo continuo a esserti fedele” (Ger 31,39): quale risonanza dentro di noi nel percepire tutta la profondità dell’amore del Padre per ogni sua creatura? In quale occasione abbiamo sperimentato l’amore eterno, fedele di Dio che ci ha rivelato il Figlio suo Gesù Cristo?
Vivendo nella consapevolezza di essere sempre alla presenza del Signore, possiamo rivedere la nostra esistenza, puntualizzando tutte le volte in cui “il Signore fa sicuri i nostri passi, segue con amore il nostro cammino e se cadiamo, non rimaniamo per terra, perché sostiene la mano di ciascuno” (Cfr. Sal 36, 23-24).
Come stiamo coltivando costantemente la relazione con il Signore? Spesso rischiamo di sapere tutto di Dio a livello intellettuale, ma non curiamo la dimensione affettiva che non sfocia nell’intimismo e che è efficace nella misura in cui tutto ciò che si apprende dalla Scrittura prende forma nella nostra vita quotidiana.
Chi segue il Signore diventa persona unificata, perché non vive alcuni tempi a livello individuale e altri in modo religioso, ma sceglie di incarnare il Vangelo in ogni istante, per testimoniare, anche in situazioni spiacevoli, la stessa dedizione e cura ricevuta dal Cuore di Gesù. La felicità auspicata dal Signore per ciascuno è data dalla scelta costante di “fare ciò che è giusto e buono ai suoi occhi” (Cfr. Dt 6,18).
Far memoria del cammino che il Signore ci ha fatto percorre durante la nostra vita, significa mettere in luce le ombre che hanno aperto lo spazio alla speranza. Forse ciascuno ha fatto esperienza di deserto durante gli anni. Se cerchiamo il colpevole e proviamo soddisfazione nell’ accusare chi ha causato il nostro dolore, giudichiamo gli eventi a partire dalle nostre rivendicazioni. Se ci affidiamo al cuore di Dio, interpretiamo ogni accadimento, anche dolorosissimo, alla luce della speranza, consapevoli che il Signore permette alcune volte di sperimentare il deserto, per cambiare il nostro cuore nella libertà.
Quando si ama col cuore di Cristo, si diventa capaci di convertire aspetti della nostra vita che consentono di costruire ponti per raggiungere ogni persona, soprattutto chi è solo, chi è povero, chi è dimenticato o emarginato. Se il Signore ci ama, il nostro cuore non può rimanere chiuso, ma si apre alla sorpresa di Dio. Qualsiasi evento è un’occasione per rivisitare le nostre coordinate e orientarle verso il Signore, per poter vivere nel quotidiano il Vangelo.
Continuamente Dio pone davanti a noi la vita e il bene, la morte e il male. Egli per amore vuole che ciascuno sia felice. Per raggiungere tale obiettivo indica la strada da percorrere: “Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità” (Dt 30, 19-20).
Spesso la distrazione e la poca attenzione ci portano lontano e non ascoltiamo il Signore che ci parla sempre in un modo o in un altro (Cfr. Gb 33,14), perché attendiamo delle risposte in base alle nostre aspettative e non secondo Dio che vuole solo il nostro bene. La fede ci porta a credere che con il tempo il Signore ci svelerà ciò che non capiamo nel qui e ora e, riallacciando i vari momenti nella nostra vita, ci rendiamo conto del bene che il Signore ci ha donato anche attraverso la sofferenza.
Dov’è oggi il nostro cuore, verso chi è orientato? Se è il luogo dove in noi pulsa l’amore collocato dal Signore, come lo riconosciamo e lo doniamo nella gratuità a tutti coloro che incontriamo? In che modo testimoniamo l’amore di Dio fino alla morte di croce come ha fatto Gesù?
Il cuore orientato a Dio: scegliere la vita alla luce dell’amore eterno
Scritto il 12/06/2026
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