(da Parigi) Nella città capitale dello Stato della “laicità” le strade sono senza bandiere vaticane e senza le gigantografie con il volto del Papa che di solito campeggiano nei Paesi che accolgono un pontefice. È una Parigi tranquilla, come sempre meta di turisti provenienti da tutto il mondo. Per ora l’unico “segno” visibile dell’arrivo di Papa Leone sono i lavori in corso a Place de la Concorde. La piazza è completamente transennata. Dentro, gli operai lavorano con gru, trattorini e montacarichi per sistemare le strutture necessarie ad accogliere vescovi e sacerdoti celebranti e il mega palco dove sabato 26 settembre il Papa celebrerà una solenne messa. La piazza si affaccia sugli Champs-Élysées e sarà gremita di fedeli.
Place de la Concorde, lavori in corso per montare il palco della messa del Papa (Foto Sir)
Se dunque la vita in città procede come sempre, sul piano organizzativo c’è un grandissimo fermento. I numeri sono impressionanti. “Solo” per la messa a Place de la Concorde ci sono state, negli ultimi giorni, 7-8mila iscrizioni al giorno. Non si sa esattamente a quale cifra si arriverà, ma a seguire la celebrazione sugli Champs-Élysées potrebbero esserci 600-800mila persone. Qualcuno si spinge addirittura a parlare di un milione. Anche lo Stade de France, luogo della veglia di preghiera dei giovani con il Papa, è stato riempito in mezz’ora: 80mila posti prenotati subito. Nelle parrocchie si lavora per l’accoglienza. È un lavoro che magari non si vede, ma c’è. È stato anche chiesto alle persone la disponibilità ad accogliere nelle proprie case chi verrà a Parigi, anche se la permanenza dei fedeli sarà breve: un viaggio in giornata, andata e ritorno.
Parigi, militari a presidio nei luoghi turistici (Foto Sir)
Sul piano della sicurezza, l’allerta è massima. Il ministro dell’interno ha annunciato al quotidiano “La Croix” che saranno mobilitati 15mila tra poliziotti, gendarmi e militari. È il livello più alto di sicurezza che si possa predisporre a Parigi e prevede anche un dispositivo antidrone.
È lo stesso tipo di mobilitazione che la prefettura aveva messo in campo durante le Olimpiadi.
A seguire il Papa si sono accreditati 2.500 giornalisti. Perché un numero così importante? “Innanzitutto perché è da tempo che un Papa non veniva a Parigi”, risponde Loup Besmond de Senneville, vicecaporedattore del quotidiano cattolico “La Croix”. L’ultimo è stato Benedetto XVI, nel settembre del 2008.
Place de la Concorde, palco in costruzione (Foto Sir)
“La Francia è un Paese piuttosto paradossale per quanto riguarda la laicità e il rapporto con la religione”, spiega il giornalista. “Ovviamente sentiremo dire che il Papa è un capo religioso, che si tratta di una visita quasi privata e così via. Però è anche una figura che in Francia è vista abbastanza positivamente, soprattutto per la sua capacità di lanciare un appello alla pace e di contribuire a depolarizzare una società che sta diventando molto tesa, in un contesto internazionale altrettanto difficile, segnato dalla guerra e dall’intelligenza artificiale”.
C’è poi il fenomeno della crescita, negli ultimi due o tre anni, del numero di battezzati in Francia, che ha generato “un nuovo sguardo sulla Chiesa”: “una curiosità da parte dei media e anche della società in generale”. In una delle società europee più secolarizzate, la Francia ha registrato quest’anno oltre 21mila catecumeni nella veglia pasquale, con un aumento del 20% circa rispetto all’anno scorso.
“La gente comincia a dire: ‘Ah, allora la Chiesa non è morta’“, racconta Besmond de Senneville.
“È qualcosa di impensabile fino a cinque o sei anni fa, quando è stato presentato il rapporto della Ciase sugli abusi sessuali commessi nella Chiesa. Quello è stato un momento molto duro, una sorta di prova del fuoco. Ma alla fine la Chiesa non solo è sopravvissuta: viene guardata con una nuova curiosità”.
Loup Besmond de Senneville, vicecaporedattore del quotidiano “La Croix” (Foto Sir)
Il Papa incontrerà una “Francia fragile, molto divisa”. Ad aprile e maggio il Paese sarà coinvolto nelle elezioni presidenziali, che possono “rappresentare un capovolgimento, se non addirittura un vero e proprio punto di frattura”. “È una società in cui i dibattiti sono molto duri, su tutto: sul bilancio, sulle elezioni, sui migranti, sull’inflazione, sul costo della vita e anche sulla guerra in Ucraina”. Anche la Chiesa risente di questa “fragilità”, pur mostrando da qualche anno dei “segni di vita nuova”, grazie a iniziative di impegno nel sociale, di dialogo o a difesa della vita umana messe in atto da associazioni e movimenti, e grazie alla crescita dei battesimi, soprattutto tra adulti e adolescenti, che parlano certamente di una “sete di senso” che attraversa la società francese.
A Lourdes il Papa incontrerà un piccolo gruppo di sette persone, vittime di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa. “A livello mediatico sarà sicuramente un punto di attenzione molto, molto forte”, dice Besmond de Senneville. “Però, secondo me, è importante dire che la questione delle vittime non è qualcosa di esterno, ma di interno alla Chiesa.
Non sono stati soltanto i media a spingere su questa questione: certo, i media hanno avuto un ruolo importante, ma sono stati soprattutto i cattolici a chiedere chiarezza, a volere trasparenza e a chiedere alla Chiesa di prendere in considerazione questo problema”.
Che cosa ci si aspetta da questa visita? “Direi due cose”, risponde Besmond de Senneville. “A livello politico, sicuramente ci si aspetta un messaggio capace, in un momento così teso, di abbassare la pressione, allentare le tensioni e portare un po’ di calma, contribuendo forse a diminuire la polarizzazione. Potrebbe anche essere un messaggio politico abbastanza forte contro gli estremismi. Quello che dirà a Metz sarà sicuramente un messaggio pro-europeo, in linea con ciò che la Chiesa sostiene dai tempi di Benedetto XV: il diritto internazionale, le istituzioni internazionali, la costruzione europea e la collaborazione tra i Paesi”. E poi c’è un secondo aspetto, che riguarda la Chiesa. “Soprattutto a Lourdes, quando Leone parlerà ai vescovi, potrebbe offrire una prospettiva sul futuro di una Chiesa che certamente risente di una certa stanchezza, ma che oggi si trova in qualche modo ravvivata dall’arrivo di nuovi battezzati. La domanda oggi è: che cosa può fare questa Chiesa, un po’ anziana, di fronte al nuovo che avanza?
The post Leone XIV a Parigi, 15mila agenti e 2.500 giornalisti. “La Chiesa non è morta” first appeared on AgenSIR.Come continuare a parlare alla società francese? Non chiudendosi nelle proprie chiese, ma cercando di capire come aprirsi e come contribuire al dibattito pubblico, soprattutto in questa fase un po’ particolare della vita del Paese”.

