Terremoto Centro Italia 10 anni dopo: Norcia, rinascita tra fede, memoria e ricostruzione. Card. Bassetti: “Le ferite sono diventate feritoie di speranza”

Scritto il 31/10/2026
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Non una semplice commemorazione, ma un momento per rileggere il passato e guardare avanti con fiducia. A dieci anni dal terremoto che il 30 ottobre 2016 sconvolse la Valnerina e distrusse gran parte di Norcia, la comunità civile ed ecclesiale nursina si è ritrovata ieri sera nella Basilica di San Benedetto, totalmente restaurata, per una celebrazione carica di memoria e gratitudine. La presenza stessa dei fedeli nella basilica ricostruita ha rappresentato il segno più eloquente di un percorso lungo e faticoso. Molti tra i presenti ricordavano ancora la scossa di magnitudo 6.5 che, alle 7.40 del mattino del 30 ottobre 2016, provocò il crollo della facciata della basilica simbolo della città e del monachesimo benedettino, divenendo così una delle icone della tragedia dell’Italia centrale.

“Vedere oltre le macerie”. A presiedere la messa è stato il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve ed ex presidente della Cei, che già nei giorni successivi al sisma aveva visitato questi territori per portare vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite. Nell’omelia il cardinale ha proposto un accostamento tra la storia di Norcia e la vicenda biblica del profeta Neemia, chiamato a ricostruire Gerusalemme dopo la devastazione. “Le mura della città santa erano distrutte, la città abbandonata e umiliata”, ha ricordato. Ma prima ancora di ricostruire le mura, Neemia fu costretto a “pacificare gli animi e seminare fraternità e pace”. Una lettura che Bassetti ha applicato direttamente alla vicenda della Valnerina. Richiamando la visita compiuta da Papa Francesco a Norcia poche settimane dopo il terremoto, il porporato ha ricordato che occorreva “ricostruire le case ma anche i cuori”. Ed è proprio questo, ha osservato, ciò che le comunità locali hanno saputo fare in questi dieci anni.

“Quando l’ingegno non è stato sufficiente, è scaturita tra voi spontaneamente la fraternità, ossia quell’amore gratuito e spassionato, che anima e rende viva la nostra vita”, ha affermato.

Una fraternità che ha permesso agli abitanti “di vedere ben oltre le macerie”, trasformando “le ferite lasciate dalla devastazione” in “feritoie di speranza”.

Rischio spopolamento. Guardando al futuro, Bassetti ha lanciato un forte appello contro il rischio dello spopolamento delle aree interne.

“Questi luoghi non meritano di essere abbandonati, né dagli uomini né dagli animali”,

ha detto. Un richiamo che tocca uno dei temi più sensibili della ricostruzione, accanto agli interventi edilizi e infrastrutturali: mantenere vive le comunità, le attività agricole, gli allevamenti e quella presenza umana che per secoli ha modellato il paesaggio appenninico. “Questi luoghi, grazie a Dio e all’operosità di tanti, devono tornare a nuova vita”, ha aggiunto il cardinale, ringraziando quanti in questi anni hanno contribuito alla rinascita della Valnerina. “Norcia e la Valnerina stanno rinascendo con lo sforzo tenace degli abitanti e con l’aiuto fraterno di istituzioni pubbliche e private e di tante persone di buona volontà”.

Speranza e sicurezza. Prima della celebrazione era stato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, a offrire una riflessione che ha allargato l’orizzonte dell’anniversario oltre il ricordo del sisma. “Il decennale che oggi celebriamo non può ridursi ad una commemorazione”, ha affermato. Deve essere piuttosto “un’occasione per guardare avanti”, valorizzando quella tenacia che nei secoli ha consentito alle popolazioni della Valnerina di superare guerre, terremoti e difficoltà. Per il presule, ricostruire significa soprattutto restituire alle persone “speranza e condizioni di sicurezza”. Da qui il richiamo alla tutela della vita e alla responsabilità delle istituzioni nell’accompagnare le persone più fragili.

“La memoria del terremoto ci chiede di scegliere come vogliamo abitare il futuro”,

ha detto Boccardo, invitando a trasformare la solidarietà ricevuta nel 2016 “in un impegno quotidiano”, la tenacia delle comunità “in una responsabilità personale e comune” e la speranza “in un’opera concreta”.

Patrimonio religioso. L’anniversario ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sul recupero del patrimonio religioso, uno degli aspetti più complessi della ricostruzione. L’arcidiocesi di Spoleto-Norcia ha reso noto che delle 362 chiese danneggiate dal terremoto, 48 sono già state riaperte al culto, 42 sono interessate da lavori di restauro e ricostruzione e altre 49 si trovano in fase di progettazione. Tra gli interventi più significativi figurano quelli sulla concattedrale di Santa Maria Argentea a Norcia, sulla collegiata di Santa Maria della Visitazione a Cascia, sull’abbazia di Sant’Eutizio a Preci e sulle chiese di Sant’Ansano e del Sacro Cuore a Spoleto. L’obiettivo rimane quello di restituire almeno una chiesa a ogni comunità, anche la più piccola.

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