Lombardi: “Si è parlato molto poco di democrazia”

Scritto il 07/01/2026
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Il Venezuela cerca di ripartire, in un clima di grande incertezza e diffidenza. Tutto è cambiato, dopo l’arresto del presidente, Nicolás Maduro, e la sua estradizione negli Stati Uniti, e l’insediamento di colei che era la sua vice, forse non così fidata, Delcy Rodríguez. Ma nulla è cambiato, paradossalmente, visto che la scelta degli Stati Uniti è stata quella di gestire la transizione con i chavisti, con chi stava già al potere. Scelta, forse obbligata, ma la conseguenza è che nel Paese non è arrivata la sognata libertà, le strade sono vuote, in un “coprifuoco di fatto”, i detenuti politici sono ancora agli arresti e, anzi, ci sono state nuove detenzioni arbitrarie il 5 gennaio, in concomitanza con l’insediamento dell’Assemblea nazionale, eletta lo scorso anno e presieduta dal fratello della nuova presidente, Jorge Rodríguez. Una famiglia potentissima la loro, molto legata al settore petrolifero. Ai Rodríguez spetta, ora, il compito, difficile e per nulla scontato, di mettere d’accordo Stati Uniti e ciò che resta del “chavismo”.  In che contesto e con quali prospettive? Il Sir lo ha chiesto ad Ángel Lombardi, storico e analista, già rettore dell’Università del Zulia e dell’Università cattolica Cecilio Acosta, entrambe con sede a Maracaibo

Come si può definire l’attuale equilibrio raggiunto con il giuramento di Delcy Rodríguez?
Questa decisione di nominare Delcy Rodríguez presidente incaricata non risponde solo a un’imposizione dall’esterno, ma deve essere stata discussa a livello interno, e i vari poteri, in un modo o nell’altro, almeno in questo momento, devono essere stati d’accordo, credo si sia creato un riequilibrio interno congiunturale, in funzione del realismo politico.

Trump parla come se fosse il padrone del Venezuela. Le cose stanno così?
Purtroppo, dobbiamo sopportare questo linguaggio ossimorico del presidente americano nei confronti del Venezuela, ma personalmente non mi sorprende, conoscendo quello che potremmo definire lo stile di questo signore. Logicamente, deve tenere conto dei fattori interni di potere reale in Venezuela per raggiungere i suoi obiettivi, ma vuole dare l’impressione, almeno davanti all’opinione pubblica, di aver già fatto il suo dovere. Ha arrestato Nicolás Maduro e, così, afferma che è il padrone del Venezuela. Ma, ovviamente, noi prendiamo le distanze da questo sentimento e, al contrario, credo che moltissime persone, milioni di venezuelani, siano disposte a rivedere in modo autocritico ciò che abbiamo fatto di sbagliato, ciò che deve essere corretto. E non rinunciamo al progetto democratico e allo sviluppo autonomo e nazionale del Venezuela.

E quale ruolo potrebbero svolgere Delcy Rodríguez e suo fratello Jorge? Si può dire che si sia verificata una frattura o che potrebbe verificarsi tra i leader chavisti?
In questo momento non credo che si possa parlare di frattura, ma sicuramente nel gioco degli interessi interni al regime, ci deve essere dissonanza. Alcune persone si sentiranno più importanti e altre, forse, si sentiranno improvvisamente meno importanti o messe da parte. In termini di realismo politico, non mi sorprenderebbe se nei prossimi mesi si verificassero situazioni di questo tipo, all’interno della struttura di potere.

A distanza di alcuni giorni, che idea ci si può fare della cattura di Maduro? Alcuni parlano di farsa, altri di tradimento…
Non ho l’ardire, non ho le informazioni per parlare dell’una o dell’altra ipotesi, ma senza dubbio, pensando con malizia, esistono entrambe le possibilità. Secondo il parere degli esperti, un’operazione così riuscita non può contare solo sull’abilità o sulla preparazione del gruppo invasore, ma anche su qualche tipo di complicità interna. Tuttavia, di questo non ho alcuna esperienza personale e, in secondo luogo, sono consapevole che queste cose si vengono a sapere solo molto tempo dopo.

Non si è assistito a un cambio di regime… in questo momento Delcy Rodríguez è più affidabile rispetto a González e Machado, per Trump?
Effettivamente, se ho capito bene dalle informazioni che ho letto, questa trattativa era in corso da tempo. Uno degli interlocutori fondamentali del Governo statunitense da parte dei chavisti e del regime è sempre stato Jorge Rodríguez. A quanto risulta da alcuni articoli, da diverse settimane quella decisione era praticamente già stata presa, si faceva il nome di Delcy Rodríguez e si ipotizzava la possibilità di un futuro riassetto, al quale avrebbe partecipato anche il generale Rodríguez Torres, esiliato in Spagna e figura militare di spicco.

Ci si può aspettare una vera transizione democratica in Venezuela. O quello che interessa a Trump è solo il petrolio?
Purtroppo, stando alle prime impressioni, si è parlato molto poco di democrazia e ancora meno di prigionieri politici. In altre parole, persiste il timore di parlare con franchezza e libertà. Anche la presenza militare e di polizia nelle strade mantiene, in qualche modo, la pressione verso la paura e, ripeto, nel dibattito pubblico o nelle notizie tutto è incentrato sulla figura di Trump. Si specula molto sugli incidenti del sequestro di Maduro, ma non c’è stata, finora, una forte campagna per la liberazione dei prigionieri politici e anche per una transizione democratica, fondamentale per il nostro Paese. Forse, bisognerà aspettare ancora qualche giorno, affinché questa nuova situazione si definisca con maggiore precisione, non solo per quanto riguarda gli aspetti sensazionalistici, non solo per gli aspetti economici e gli interessi di Trump, ma anche per gli interessi del popolo venezuelano, che rimangono gli stessi. Vogliamo la democrazia, vogliamo la libertà, vogliamo lo sviluppo, vogliamo la convivenza, vogliamo un Paese civile e moderno.

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