Nostra Famiglia: 80 anni di storia dell’associazione e dell’assistenza ai disabili

Scritto il 19/05/2026
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Ottanta anni in Italia fa le donne votavano per la prima volta. Ottanta anni fa ventuno donne scrivevano la costituzione. Ottanta anni fa a Vedano-Olona i primi due bambini venivano accolti in quella che sarebbe diventata l’associazione “La nostra famiglia”. Per celebrare questo anniversario l’associazione che si occupa di bambini e ragazzi con disabilità ha organizzato il convegno “La nostra famiglia: 80 anni di dignità e uguaglianza”.

Ad aprire l’incontro è stata il ministro per la disabilità Alessandra Locatelli.

“Non basta prendersi cura, pensare alla salute. A un bambino malato o una persona con disabilità – ha sottolineato il ministro – serve molto di più: ha bisogno di relazioni, di una dimensione sociale, di una vita, ha bisogno di essere felice, anche in una condizione molto grave e complessa”.

(Foto ufficio stampa la nostra famiglia)

A raccontare la storia e i numeri dell’associazione che ha cambiato la vita di tanti bambini e delle loro famiglie è stata Luisa Minoli, presidente dell’associazione: “ll 28 maggio del 1946 sono arrivati a Vedano-Olona, nella prima casa dell’associazione, Vera e Umberto, i primi di molte bambine e bambini che alla nostra famiglia hanno trovato casa. E non uso il termine casa a caso, perché ancora oggi noi cerchiamo di fare nei centri di riabilitazione un luogo bello che sia casa per le persone che vi entrano”.

Oggi i bambini presi in carico da “La nostra famiglia” sono più di 23mila. A prendersi cura dei loro bisogni e ad aiutarli nel percorso di riabilitazione sono circa 2400 operatori, tra medici, infermieri e volontari.

“Facciamo ogni opera che la provvidenza ci manda, poiché ciò che ci distingue è lo spirito e il modo. Accogliamo bambini ignorati per rimetterli in società capaci e bastanti a sé stessi. Ed ecco i medici specialisti, le nostre laureate e specializzate che seguono i bambini con metodo individuale. Si appassionano, si preparano e inventano ausili, materiali per i corsi di intervento. Si sforzano di comprendere le cause della disabilità di questi bambini”.

“Il fondamento dell’amore verso le persone che hanno tante difficoltà e per le loro famiglie, è nell’amore che Dio ha verso queste persone”, così mons. Riccardo Lamba, arcivescovo di Udine, ha commentato gli 80 anni di vita dell’associazione. Nella sua riflessione ha sottolineato: “Gesù ha una predilezione verso le persone più fragili, verso i poveri. Il nuovo testamento è pieno di incontri con i lebbrosi, sordi, ciechi. Ha voluto incontrare queste persone, entrare in dialogo con loro”. E parlando dell’associazione ha sottolineato: “Non ci sono state delle scelte manageriali, ma attraverso l’incontro delle persone, hanno aperto le case”.

In ottanta anni di vita, la storia dell’associazione non può non intrecciarsi con quella legislativa italiana. “Dall’inizio del secolo scorso, fino agli anni 50, c’è stata una fase essenzialmente assistenziale della normativa per le persone con disabilità. Poi dal 1950, grazie anche alla Costituzione, fino a tutti gli anni 60, ci sono stati i primi interventi che erano allora settoriali, cioè si rivolgevano a delle categorie specifiche di disabilità – ha spiegato Minoli -. Ci sono stati poi gli anni 70 e 80, in cui si è concretizzata la legislazione moderna, con l’istituzione dei centri di riabilitazione, il servizio sanitario nazionale, le leggi sull’inclusione”.

Fino ad arrivare agli anni 90 dove sempre di più si è parlato di diritti e di integrazione delle persone con disabilità, con la legge 104 del 92, la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e al suo ricevimento nel nostro Paese nel 2009, fino ad arrivare alla riforma 62 del 2024 sul progetto di vita.

“Stiamo studiando per cercare di innovare i servizi, di cambiare la mentalità, la cultura di questo Paese – ha sottolineato la Locatelli -. È fondamentale che anche fuori di qui dobbiamo coinvolgere tante altre persone, perché il lavoro prezioso di rete che è stato fatto in tutti questi anni è un lavoro che ha portato non solo la nostra famiglia a crescere, ma anche a fornire servizi sempre più mirati e indirizzati ai bambini, alle persone, alle famiglie, e ha fatto crescere le comunità. E noi questo lavoro dobbiamo valorizzarlo al massimo, conservarlo e diffonderlo cercando di coinvolgere davvero il più possibile le istituzioni, il mondo del terzo settore, ma anche il mondo privato”.

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