Se Nathan oggi è un giovane mago ventriloquo brasiliano, che vive di spettacoli e ha realizzato il suo sogno di bambino, è grazie alla missione salesiana a Belem, la sua città, nel Nord del Brasile (Stato del Parà). Ma anche grazie all’incontro con Rafael Voltan, per tutti Raf. Nato in Brasile, a Canoas (Porto Alegre) nello Stato di Rio Grande do Sul, ha vissuto a Torino sin da quando era piccolo e oggi, a 44 anni, è prestigiatore, presentatore e ventriloquo.
Il duo Gi&Raf in uno spettacolo (Foto Rafael Voltan)
Progetto di formazione professionale. Nel 2006 Raf decise di andare a fare un’esperienza missionaria proprio a Belem, dai “suoi Salesiani” che conosceva bene perché li frequentava nel capoluogo piemontese. Proprio da loro, e precisamente da Mago Sales, aveva imparato i trucchi del mestiere più stupefacente del mondo. In Brasile cominciò ad organizzare una scuola di magia per i bambini della missione, che subito si mostrarono interessati ed entusiasti. “Sarei dovuto stare solo tre mesi – confessa Rafael – ma alla fine sono rimasto sei anni”. Un tempo sufficientemente lungo per trasformare una semplice e spontanea “scuola di magia” in un vero e proprio progetto di formazione professionale per ragazzi che partecipavano al pre-scuola e al dopo-scuola: “Prima o dopo le lezioni scolastiche – racconta Raf – i bambini si fermavano alla missione salesiana per seguire attività integrative, come vari laboratori, tra cui quello di magia che tenevo io stesso. Erano ragazzi di famiglie con poche risorse economiche e tra questi c’era Nathan. Lui, come molti altri che sono passati dalla nostra scuola, era talmente entusiasta che ha continuato a fare magia, ha studiato, si è formato, ha imparato un mestiere ed ha trasformato la sua passione in un lavoro che oggi gli permette di vivere”.
Coinvolgere gli studenti. Nathan abitava in una semplice casa di legno di quattro metri quadrati, con la mamma. Avevano pochissime risorse, “vivevano in povertà, ma in maniera dignitosa. Per lui la magia è stato anche un modo per riscattarsi socialmente e per costruirsi un futuro, una vita”. Per far appassionare i ragazzi non c’era bisogno di costosi materiali per compiere giochi di prestigio. Erano sufficienti giornali, stuzzicadenti, fili, cannucce, mazzi di carte: tutto reperibile in casa o con poca spesa. E questo stimolava la fantasia dei ragazzi. Inoltre, la “scuola di magia” prevedeva anche l’insegnamento di tecniche basilari di recitazione teatrale, così da coinvolgere gli studenti nell’ideare il contesto da costruire intorno al gioco di prestigio. “Nella sala di una cinquantina di metri quadrati, c’era un palco ad angolo, con tanto di platea e poster di spettacoli teatrali autografati dai protagonisti, che avevo portato dall’Italia e contribuivano a costruire il clima giusto. Non mancavano libri e materiale per giochi di prestigio”.
Nathan (Foto Rafael Voltan)
“Terra degli uomini”. Molto spesso i ragazzi, nell’inventare la storia da mettere in scena, attingevano al vissuto quotidiano: “Alcune zone del Brasile sono molto pericolose per assalti o rapine. A volte mettevano in scena dei furti per strada: era un modo per tirare fuori un trauma che loro magari avevano vissuto o di cui erano stati spettatori. Una volta all’anno veniva organizzato un vero spettacolo in un’arena comunale e i ragazzi avevano la possibilità di esibirsi davanti a un pubblico autentico”, spiega Raf. Grazie al suo impegno e anche al fascino della magia, i missionari salesiani di Belem hanno realizzato pure il progetto “Terra degli uomini”. I ragazzi coinvolti avevano 16-17 anni, ma purtroppo avevano già commesso piccoli reati: “Entravano in questo progetto seguiti da assistenti sociali, per avere la possibilità di imparare una professione, riscattarsi e venire poi inseriti nel mondo del lavoro. Per un periodo ho insegnato anche a loro: ragazzi tosti, ma vivi, non anestetizzati, che mi hanno lasciato tanto”.
*Popoli e Missione
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