Una visita per testimoniare la vicinanza della Chiesa italiana agli abitanti di Niscemi colpiti dalla frana. Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, è intervenuto oggi, 13 settembre, in Consiglio comunale e successivamente si è recato nella Chiesa Madre, dove ha incontrato le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. Ad accoglierlo rappresentanti delle istituzioni, della comunità ecclesiale e cittadini. Il cardinale ha ascoltato anche le testimonianze di chi rischia di vedere demolita la propria casa perché situata sul fronte della frana.
“Il problema non riguarda mai soltanto quelli che immediatamente sono stati coinvolti, che hanno perso la casa con tutto il significato che ha la casa”, ha sottolineato Zuppi, ricordando come un’abitazione “non è mai soltanto pietra e muratura”, ma custodisce la vita e la storia di chi vi abita. Per questo, ha aggiunto, la vicenda “riguarda tutta la comunità”.
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Il presidente della Cei ha indicato nella coesione la strada per affrontare una situazione tanto complessa. “Se ne esce insieme”, ha affermato, contrapponendo alla logica dell’individualismo la “comunione” mostrata dalla comunità di Niscemi.
“Sentite la vicinanza della Chiesa e delle Chiese d’Italia”, ha detto incoraggiando i cittadini di Niscemi.
Zuppi si è soffermato anche sul significato della prossimità, intesa come capacità di farsi carico del dolore, delle difficoltà e anche della disperazione degli altri. Da qui il richiamo alla collaborazione tra le istituzioni: il fatto che esse “si ritrovino insieme” e funzionino, ha osservato, “è importantissimo”, perché “dà sicurezza e dà risposte”. “È la bellezza dello Stato”.
Un passaggio dell’intervento è stato dedicato al rischio che, con il passare del tempo, diminuisca l’attenzione sulla situazione di Niscemi. “I riflettori non possono essere sempre accesi”, ha riconosciuto il cardinale, avvertendo però che quando si spengono aumenta il pericolo che i problemi rimangano irrisolti.
“Se l’emergenza diventa cronica diventa un’altra cosa”, ha detto, ricordando “quanta disperazione” e quante difficoltà possa comportare una situazione che si prolunga nel tempo.
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Il presidente della Cei ha richiamato anche l’esperienza delle comunità dell’Italia centrale colpite dal terremoto, citando Amatrice e Arquata, dove, a dieci anni dal sisma, “c’è ancora tanto da fare”. La questione del tempo, ha osservato, “non è un elemento secondario”, perché il protrarsi delle attese può spingere le persone ad andarsene e a perdere la speranza nella ricostruzione.
Per Niscemi, dunque, la sfida è duplice: dare risposte a chi vive oggi l’emergenza e contemporaneamente “guardare lontano”, facendo in modo che “non ci siano altre emergenze”. Una sfida che, secondo Zuppi, può essere affrontata attraverso “l’armonia delle istituzioni” e la ricerca di soluzioni tecniche capaci di garantire sicurezza e futuro. La risposta che verrà costruita, ha aggiunto, “non sarà importante soltanto per la vostra comunità, ma per tutti quanti”.
La visita ha rappresentato anche l’occasione per ufficializzare un impegno concreto della Chiesa italiana. Attraverso Caritas Italiana, la Cei contribuirà alla realizzazione della scuola elementare, intervento concordato con la Chiesa diocesana e l’amministrazione comunale. Una scelta pensata non soltanto per rispondere alle necessità del presente, ma per offrire una prospettiva alle nuove generazioni.
Un’opera che “rende sicuro il presente, ma dà speranza per il futuro”.
Nel pomeriggio, nella Chiesa Madre, il cardinale ha poi incontrato i cittadini che hanno perso la propria abitazione, ascoltando direttamente le loro storie e le loro richieste. Tra le preoccupazioni espresse dalla comunità figurano la tutela delle persone anziane e fragili, di chi non dispone delle risorse necessarie per ricostruire autonomamente una casa e la richiesta che agli immobili perduti venga riconosciuto un valore adeguato. Per molte famiglie, infatti, la casa rappresenta il frutto di un’intera vita di lavoro.
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