Suore: il grazie e il rammarico

Scritto il 02/07/2026
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In questo periodo, dopo che altre già se ne sono andate, altre tre comunità di religiose lasciano, con rammarico, la nostra diocesi, ricevendo dalla gente uno spontaneo e grande grazie per l’opera da loro compiuta nei decenni scorsi (oltre 70 anni di presenza). Sabato 27 giugno, con la messa del vescovo Giampaolo, il commiato a S.Anna di Chioggia e il 5 luglio prossimo a Pettorazza Grimani per le due comunità delle suore dell’Immacolata di S. Chiara di Fiuggi; in settembre il saluto a Scardovari alle suore delle Poverelle di Bergamo. Una quindicina di consacrate che lasciano in queste località un bel ricordo e tanta gratitudine, ma di cui si avvertirà fortemente l’assenza. Con la loro partenza le “sorelle” in diocesi si riducono a meno di una cinquantina (comprese le Clarisse e quelle molto anziane o malate), distribuite in una decina di comunità, numero oltremodo esiguo soprattutto se comparato alla folta presenza che si registrava un tempo: basti pensare che esattamente 70 anni fa, nel 1956 (quando i preti erano 106 e 28 i religiosi in 7 comunità), le suore raggiunsero l’altissimo numero di 351 che si accrebbe poco dopo addirittura fino a 374 (il picco registrato), appartenenti a 23 congregazioni, diffuse in una trentina di comunità capillarmente in tutto il territorio diocesano, in gran parte chiamate e fatte giungere dallo zelante vescovo Piasentini. Pur ben seguite spiritualmente e fraternamente dall’attuale delegato per le religiose (significativi i ritiri mensili e altri incontri comuni, compresi i viaggi-pellegrinaggi, come quello del 23 maggio scorso con meta principale la chiesa di S.Maria in Vado a Ferrara, dove è conservata la memoria di un antico miracolo eucaristico), le loro file si assottigliano sempre più, lasciando un vuoto umano, spirituale e sociale nelle zone dalle quali si ritirano per forza maggiore. E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, la carenza di vocazioni, in particolare di giovani italiane (nella Congregazione chioggiotta delle Serve di Maria Addolorata ne mancano da oltre 40 anni!), appena mitigata da consacrate provenienti da altre nazioni (Brasile, Messico, Burundi, Filippine, Indonesia…), dovendo constatare che la nostra stessa terra è diventata “terra di missione” con uno scambio, certo positivo e proficuo di persone e di energie con altre Chiese, ma al tempo stesso facendo emergere la preoccupante mancanza di scelte e di risposte di consacrazione totale al Signore al servizio della Chiesa e del mondo. Forse è proprio questa la carenza più grande, il progressivo venir meno della loro testimonianza esemplare di richiamo ai valori che più contano e alla dedizione senza riserve all’unico Signore e Sposo, da incontrare nel volto di ogni fratello, dal più piccolo al più anziano al più bisognoso. L’opera pastorale delle nostre suore, alle quali non saremo mai abbastanza riconoscenti, si dipana infatti, con uno stile unico e appassionato, in tutti gli ambiti della vita ecclesiale e sociale, a partire dai bimbi delle scuole dell’infanzia e dalle loro famiglie fino al sollievo da portare ai malati e agli anziani e al conforto per chi vive situazioni di disagio. Pregando per le vocazioni (anche se ci pare di restare inascoltati…), continueremo a invocare, oltre a sposi cristiani, nuovi preti e diaconi, e nuove donne consacrate che portino avanti un ministero femminile prezioso e insostituibile. Magari pensando all’eventualità di qualche provvidenziale arrivo di nuove comunità in diocesi, come ci si potrebbe forse impegnare a chiedere e a cercare, nei limiti del possibile con l’avallo del pastore che verrà e del suo delegato ad hoc, bussando a qualche porta generosa, confidando pure in qualche vocazione dalla nostra terra, che parrebbe inaridita.

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