Le Banche centrali sembrano lontane mille chilometri dal vissuto delle famiglie. Si fatica a capire cosa sono, chi le guida, quali funzioni svolgono, i meccanismi tecnici e culturali che le regolano. L’apparato burocratico e il loro linguaggio non aiutano i cittadini ad avvicinarsi all’economia, buona o cattiva che sia. In Italia la Banca centrale (Banca d’Italia) ha svolto ruoli sostitutivi della politica quando questa non è stata in grado di produrre maggioranze credibili tra i parlamentari eletti. Ricordiamo, solo per restare nel recente passato, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi. È un’istituzione pubblica che normalmente interviene nell’economia per difendere il valore della moneta e quindi del risparmio. Deve essere indipendente dalla politica per poter agire su dati reali e non su esigenze elettorali.
Negli Stati Uniti il tentativo del presidente Donald Trump di licenziare anche un governatore della Federal Reserve-Fed, Lisa Cook, mette a rischio l’indipendenza della Banca centrale più importante del mondo e dove l’economia (non solo la finanza) ha bisogno della credibilità piena di chi pigia con i tassi di interesse il freno e l’acceleratore della vita delle imprese e delle famiglie. Molto schematicamente: quando si riducono i tassi di interesse (il costo del denaro) si incentivano famiglie e imprese a chiedere prestiti per i mutui e per avviare nuove attività. Si favorisce l’occupazione e può avere riflessi negativi – da contenere – sull’aumento dei prezzi, sull’inflazione. Quando si frena, cioè quando si alzano i tassi di interesse, diventano più costosi i prestiti e quindi i nuovi mutui oltre a quelli in essere con rata variabile. Cresce meno l’occupazione e i prezzi restano più stabili.
Se una Banca centrale non è credibile la guida dell’economia diventa confusa.
L’autonomia dell’istituzione è un valore democratico e nel mondo non sono frequentissime le rimozioni dei Governatori (Argentina, Turchia, Albania tra le più recenti); in genere le Borse e le valute nazionali si sono indebolite alla notizia della cacciata di figure così rilevanti. In una dichiarazione ai media, Cook ha affermato che non si dimetterà e che contesterà il licenziamento.
Il vero obiettivo sembra però essere il presidente della Fed, Jerome Powell, già insultato come “persona stupida, idiota, che dovrebbe dimettersi perché danneggia gli americani”. Powell, peraltro nominato dallo stesso Trump nel 2018, scadrà nel maggio del 2026. La nuova amministrazione americana ha fretta, chiede che vengano tagliati i tassi di interesse per spingere l’economia a costo di favorire l’inflazione e indebolire il dollaro. Qualche taglio del costo del denaro arriverà. In una democrazia, negli Usa e ovunque, è però importante che una decisione rilevante emerga dai dati economici e non da atti di forza e minacce.
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