Una Chiesa che si fa incontro, una comunità che contrasta la solitudine, un Paese chiamato a investire sui giovani. È attorno a queste direttrici che si è sviluppata oggi la terza giornata del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, attraversata da un filo rosso ben riconoscibile: la riscoperta del “noi” come risposta alle frammentazioni del presente.
(Foto Meeting)
“Amare la Chiesa”. A indicare questa prospettiva è stato anzitutto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che nella messa celebrata di stamattina ha rilanciato l’invito di Papa Leone XIV a vivere una Chiesa aperta, missionaria e unita. Per il porporato, la comunione rappresenta l’antidoto alla “Babele di io arroganti e di noi chiusi e contrapposti”, una deriva che alimenta conflitti e diffidenze. Il Meeting, ha ricordato, non è mai stato “un’enclave”, ma un luogo che genera incontri e apre alla realtà. La comunità cristiana non è un rifugio separato dal mondo ma “un trampolino da cui tuffarsi nell’intera realtà”, soprattutto verso i più fragili. Da qui l’appello:
“Amate sempre la Chiesa. Amate e preservate l’unità”.
Richiamando le parole del Pontefice, Zuppi ha sottolineato come la Chiesa possa contribuire a sciogliere “la convivenza dal sospetto” e a promuovere una fraternità concreta, capace di liberare dalla “tirannia dell’io”.
Migrazioni e Medio Oriente. Al termine della celebrazione è tornato anche sul tema delle migrazioni dopo le recenti tragedie nel Mediterraneo:
“Salvare tutti non significa che entrino tutti, ma salvare tutti e poi trovare i modi per combattere l’illegalità con la legalità”.
Un principio che, ha aggiunto, parte da una convinzione condivisa con Papa Leone XIV: “Prima dei confini vengono le persone”. Da qui l’invito a guardare al futuro con una visione che tenga insieme natalità e accoglienza. Non è mancato un riferimento all’Europa, nata dall’intuizione di cristiani che la vollero “solidale e unita”, e alla Cisgiordania, dove, ha osservato, “bisogna difendere la convivenza e i diritti di tutti, in particolare degli arabi e dei cristiani. Quanto sta avvenendo è inaccettabile“.
Disabilità e rete. La stessa logica della comunione ha attraversato uno degli incontri più significativi della giornata, dedicato alla disabilità. “Si può fare rete solo insieme”, ha affermato suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale Cei per la Pastorale delle persone con disabilità. Per la religiosa non bastano servizi efficienti: serve una comunità capace di generare appartenenza e relazioni. “Comunità con il gusto del noi. Dobbiamo provocare la cultura”, ha spiegato, ricordando che le persone con disabilità non chiedono soltanto assistenza, ma il riconoscimento dei loro talenti e dei loro desideri. Fare rete, ha aggiunto, “significa rendere il mondo più umano”. Suor Donatello ha richiamato alcune esperienze sostenute anche grazie ai fondi dell’8xmille, dai laboratori di Cerreto Sannita alle canoniche trasformate in case-famiglia, come esempi di inclusione concreta.
“Occorre avere il gusto del noi e pensare all’inclusione di tutti, dai primi anni di scuola fino all’ultimo tratto di vita”.
Lo stesso messaggio è stato rilanciato da Stefano Noziglia, direttore della cooperativa sociale “Amici di Gigi”, nata per sostenere le famiglie di persone con disturbi dello spettro autistico. “La solitudine si affronta con la comunione”, ha detto, ricordando esperienze come la “Spiaggia libera tutti” di Rimini, accessibile senza barriere. Per Davide De Santis, presidente dell’associazione “La Mongolfiera”, “prima di un servizio, le famiglie hanno bisogno che qualcuno stia con loro”, perché “l’amicizia si realizza in gesti concreti”.
(Foto Univ. cattolica)
Attrarre talenti. Ai giovani e al futuro del Paese è stato dedicato invece l’intervento della rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli. Al centro della sua riflessione il nodo dell’inverno demografico, che coinvolge l’Italia e l’intera Europa e che rischia di ridisegnare profondamente gli equilibri sociali ed economici del continente. Beccalli ha richiamato la necessità di investire sull’istruzione e sulla qualità della formazione, mettendo in guardia dal rischio di abbassare gli standard accademici per compensare il calo degli studenti. La rettrice ha inoltre sottolineato come il tema dei talenti non possa essere letto soltanto in termini di fuga all’estero: l’Italia mostra anche una crescente capacità di attrazione, ma per consolidarla servono politiche adeguate e una forte alleanza tra università, imprese e istituzioni. Da qui l’appello a un piano straordinario di investimenti nell’istruzione secondaria e terziaria. Parole diverse, temi apparentemente lontani, ma una stessa convinzione: soltanto recuperando il valore della comunione, dell’incontro e della corresponsabilità sarà possibile affrontare le grandi sfide del presente, dalla pace all’accoglienza, dall’inclusione sociale al futuro delle nuove generazioni. Una prospettiva che oggi, al Meeting di Rimini, ha assunto il volto concreto di un rinnovato “gusto del noi”.
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