Oltre 413 milioni di cristiani vivono oggi in Paesi dove la libertà religiosa è gravemente violata e circa 220 milioni sono direttamente esposti a persecuzioni, discriminazioni e violenze a causa della loro fede. In più della metà dei 18 Paesi monitorati la situazione è peggiorata negli ultimi due anni e nessuno registra miglioramenti significativi. È il quadro tracciato da “Perseguitati e dimenticati? Rapporto sui cristiani oppressi a causa della loro fede 2024-2026”, diffuso oggi dalla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs).
Cristiani perseguitati (Foto: Acs)
Dall’Africa subsahariana al Medio Oriente, dall’Asia all’America Latina, avanzano terrorismo jihadista, repressione statale e nazionalismi religiosi, mentre milioni di persone sono costrette a fuggire dalle proprie case e intere comunità cristiane rischiano di scomparire dalle loro terre d’origine.
Situazione in costante deterioramento. Il rapporto Acs fotografa una situazione in costante deterioramento. Secondo la Fondazione pontificia, l’oppressione nei confronti dei cristiani assume forme diverse a seconda dei contesti: arresti arbitrari, leggi discriminatorie, restrizioni alla libertà di culto, confisca di beni ecclesiastici, rapimenti, conversioni forzate, violenze sessuali, torture e omicidi. In molti casi la persecuzione non si manifesta su scala nazionale ma colpisce specifiche regioni dove lo Stato è assente o incapace di garantire sicurezza e tutela delle minoranze.
Modelli di persecuzione. Tra le principali tendenze individuate dal rapporto figura l’inasprimento della repressione da parte di governi autoritari. In Iran, ad esempio, gli arresti di cristiani sono quasi raddoppiati nell’arco di un anno, colpendo soprattutto convertiti dall’islam e membri delle chiese domestiche. In Nicaragua continua invece il braccio di ferro tra il governo e la Chiesa cattolica, con arresti, espulsioni di religiosi, limitazioni alle attività pastorali, sequestri di istituzioni ecclesiali e restrizioni persino all’ingresso nel Paese di persone in possesso di Bibbie. Una seconda dinamica riguarda il rafforzamento dei nazionalismi religiosi. In India, dove nel 2025 sono stati registrati oltre 700 episodi di violenza anticristiana, cresce l’ostilità verso le minoranze religiose, alimentata anche dall’applicazione delle cosiddette leggi anti-conversione. In Pakistan continuano a destare preoccupazione i casi di ragazze cristiane sequestrate, costrette a convertirsi all’islam e a contrarre matrimoni forzati, mentre le accuse di blasfemia vengono spesso utilizzate contro le minoranze. Ma è soprattutto l’Africa subsahariana a rappresentare oggi uno degli epicentri della persecuzione anticristiana. Sei dei dieci Paesi più colpiti dal terrorismo nel mondo si trovano infatti in Africa. In Burkina Faso e Mali gruppi jihadisti controllano o influenzano vaste aree del territorio, imponendo alle popolazioni locali rigide norme islamiche e costringendo molte comunità cristiane alla fuga. In Mozambico, nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, l’insurrezione islamista iniziata nel 2017 avrebbe causato la morte di circa mille cristiani, oltre alla distruzione di chiese, scuole e abitazioni. Anche il Medio Oriente continua a perdere la propria presenza cristiana. In Siria, dopo oltre un decennio di guerra e l’incertezza politica seguita alla caduta del regime di Bashar al-Assad, le minoranze cristiane guardano con preoccupazione al futuro. In Iraq l’emigrazione continua a ridurre il numero dei fedeli, mentre in Egitto e Turchia persistono discriminazioni, ostacoli burocratici e limitazioni che incidono sulla vita delle comunità cristiane.
Sfollati. Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulla questione degli sfollati. In numerosi Paesi africani e asiatici i cristiani fanno parte di un più vasto esodo di popolazioni costrette ad abbandonare case e terre a causa di conflitti e persecuzioni. Solo in Nigeria milioni di persone risultano sfollate internamente. Secondo Acs, il protrarsi di questi flussi migratori rischia di modificare in modo permanente la composizione religiosa di intere regioni, svuotando territori storicamente abitati da comunità cristiane.
Caso Corea del Nord. Tra i casi più drammatici resta quello della Corea del Nord, dove professare la fede cristiana può comportare carcere, lavori forzati e torture. La pratica religiosa è rigidamente controllata e molti credenti sono costretti a vivere la propria fede in clandestinità, spesso senza poterla condividere neppure con i familiari.
(Foto Sir/Rocchi)
Persecuzione anticristiana emergenza sottovalutata. Secondo Acs, la persecuzione dei cristiani rappresenta oggi una delle più gravi emergenze globali in materia di diritti umani. Una realtà che, sottolinea il rapporto, “continua a essere spesso sottovalutata dalla comunità internazionale nonostante coinvolga centinaia di milioni di persone e minacci la sopravvivenza di alcune delle più antiche comunità cristiane del mondo”.
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