La scelta di darsi il saluto tra pastore e diocesi nella solennità dei santi Patroni Felice e Fortunato è stata spiegata dal vescovo per la volontà di “non moltiplicare gli appuntamenti diocesani”, ma anche, in modo particolare “perché – come si è espresso nell’omelia del 10 giugno – i nostri Patroni Felice e Fortunato hanno subito il martirio ad Aquileia che è parte della diocesi di Gorizia”. “E così – ha sottolineato – mi piace pensare che questi due giovani mi accompagnino, anzi mi facciano da scorta nel viaggio che inizierò il prossimo 12 luglio e nello stesso tempo siano per me il segno di un legame spirituale e anche affettivo tra Chioggia e Gorizia”. Il 29 maggio scorso, lasciando la chiesa di S. Domenico con il cardinale Gianfranco Ravasi, che avrebbe tenuto la sua lezione biblica in serata in cattedrale, aveva scritto, dopo le riconoscenti parole scritte da lui, nel libro dei visitatori all’ingresso, rivolgendosi al maestoso Crocifisso, punto di riferimento della devozione popolare chioggiotta: “Accompagnami verso dove la volontà di Dio mi ha chiamato”. E immaginiamo che una richiesta simile il vescovo rivolga anche alla nostra “Madonna della Navicella” in questi giorni in cui presiederà la celebrazione annuale nel santuario.
Essere accompagnati nel cammino dal Cristo crocifisso e risorto, dalla vergine madre Maria e dai santi, è certamente di conforto e di sostegno nei passaggi più importanti della vita, com’è sicuramente anche questo per il vescovo-arcivescovo Giampaolo. Il saluto alla diocesi clodiense nel giorno dei nostri Martiri Patroni e l’ingresso nell’arcidiocesi isontina, il 12 luglio, nel giorno dei Martiri Patroni di quella Chiesa, il vescovo Ermagora e il suo diacono Fortunato, sulle tracce dell’antica Chiesa aquileiese alla quale tutti questi giganti della fede attingono. Dai vescovi e patriarchi Cromazio e Paolino fino ai giorni nostri, i pastori della Chiesa, i martiri e santi ci indicano la strada e, appunto, ci accompagnano nelle scelte della vita. Le icone dei nostri martiri, significativamente ritratte da un pittore concittadino nel quadro donato al termine della celebrazione in cattedrale; la grande mistica icona del Crocifisso di S. Domenico e quella dell’Addolorata della Navicella, come riferimenti del suo primo ministero episcopale tra noi, continuino a ispirare e sostenere la sua missione, unendosi a quelli che – per così dire – acquisirà, con simpatia e larghezza d’animo come ha dimostrato qui, nell’altra Chiesa locale che gli viene ora affidata. La compagnia dei santi, qui sulla terra, come poi lassù in cielo dove tutti speriamo di giungere, è la vera compagnia da vivere e sperare. E’ bello e conveniente ricordarli nella preghiera e, in modo speciale, nella messa, citandoli espressamente, quanto più è possibile – quelli del giorno o i patroni delle comunità con le quali celebriamo – per evocarne la luminosa testimonianza e per sentirne la provvida presenza, rammentando tutti la universale vocazione alla santità che dovrebbe coinvolgerci un po’ di più nelle vicende liete o tristi della vita, nelle fatiche e nelle gioie, negli interrogativi che ci assillano e nelle incertezze che ci preoccupano, nelle domande e nei tentativi di risposta, nelle scelte quotidiane e in quelle più decisive. “Buona strada” auguriamo – unendoci alle parole conclusive del vicario generale in quella messa di commiato – al vescovo Giampaolo, e “buon cammino” anche a noi che restiamo, come a quelli che egli ora incrocerà in altri lidi. Buon cammino per tutti, e in modo speciale per la nostra Chiesa diocesana in quella “Fraternità”, di cui egli ci ha lasciato traccia nel documento-eredità per il nuovo anno pastorale, altro nome dell’unica Carità di Cristo che tutti dovrebbe unirci.
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