80 anni di Repubblica italiana. Giovani, attori del cambiamento. La democrazia? “Uno stile di vita”

Scritto il 01/06/2026
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“Celebrare un anniversario non significa solamente ricordare. Ciò è ancora più vero per gli ottant’anni della Repubblica, una cifra importante per ricordare quel voto per l’Assemblea costituente che ci avrebbe donato la Costituzione italiana. Una Costituzione che in questi giorni ho avuto modo di riprendere in mano, sfogliarne le pagine e sentirne il peso, civico e morale”. Damiano Ranca, classe 2001, dei Castelli Romani, è laureando in Relazioni internazionali e studi europei all’Università Roma Tre. Borsista presso la Pontificia Università Angelicum, impegnato in aggregazioni laicali, ha partecipato alla 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia. Interpellato dal Sir sulla ricorrenza del 2 giugno e sul senso e valore della democrazia, è un fiume in piena.

(Foto Damiano Ranca – SIR)

Sfogliando la Costituzione. “Da giovane impegnato in vari contesi, ecclesiali e non, dall’Azione cattolica alla Pastorale sociale e del lavoro, dall’università ai primi impegni lavorativi nel mondo dell’Unione europea, ho cercato di rileggere quelle pagine con le lenti di chi, come me, si trova in quella forbice d’età che va dai 18 ai 35 anni e che definisce i giovani di oggi. Leggo articolo per articolo e vedo come il termine ‘gioventù’ ricorra una sola volta nel testo, nell’articolo 31: ‘La Repubblica protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo’. Una funzione di protezione dei giovani, insomma, evidentemente considerati fragili nella società, e affiancati alle condizioni di maternità e all’età dell’infanzia”. Non soddisfatto, continua a cercare… “E trovo che la Repubblica, all’articolo 9, con una riforma costituzionale approvata all’unanimità nel 2022, introduce un altro concetto, prima assente: quello delle ‘future generazioni’. Ma l’interesse di queste ultime è visto come collegato alla tutela ambientale e alla biodiversità. Riferimento lodevole e apprezzato, ma ancora nulla che mi faccia ritrovare quella solidarietà e quella giustizia intergenerazionale che leggo sia nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea che nelle encicliche sociali da Caritas in veritate in poi”. Segue un interrogativo di fondo: perché i padri e le madri costituenti non hanno pensato a parlare di giovani nella Carta più importante per il Paese? “Mi viene da pensare che l’Italia riuscì a venir fuori dalla dittatura proprio grazie al contributo di tanti e tante giovani, soprattutto partigiani; giovani che partecipavano, si riprendevano spazi di libertà dopo molti anni, davano la propria vita, e che poi, una volta conclusa la guerra e il ventennio di totalitarismo, rifondavano un Paese intero. Non penso avrebbero mai immaginato una situazione odierna di grande difficoltà per la gioventù italiana, numericamente inferiore rispetto gli adulti, economicamente svantaggiata, socialmente frammentata, assolutamente non ‘protetta’”.

Essere presenti, atto costituente. A questo punto Damiano imbastisce la sua risposta: “Nonostante le false narrazioni che vogliono una gioventù sfiduciata e segnata da apatia e disimpegno, credo che i padri e le madri costituenti riconoscerebbero in questa generazione qualcosa del loro stesso spirito. Si pensi all’ultimo voto per il referendum sulla giustizia, con una partecipazione giovanile sia elettorale sia nelle piazze degna di nota; si pensi ai molti fuori sede che vivono lontani dal proprio territorio e dalla propria famiglia per studiare; a chi lascia l’Italia per inseguire la professione dei suoi sogni; a chi resta per lavorare e per migliorare, così, il luogo dove è nato; a chi vive le parrocchie, i luoghi di esclusione e di povertà, le associazioni, il volontariato, le sezioni di partito, le manifestazioni per un mondo più attento alla pace e all’ambiente”. “I giovani riescono ad intrecciare, così, e in maniera quotidiana, la dimensione globale, europea, nazionale e locale, facendosi attori del cambiamento, agendo giorno dopo giorno, silenziosamente, negli spazi a loro consentiti, non aspettando la protezione che gli spetterebbe, ma ricercando una giustizia sociale in maniera attiva”. Quindi una considerazione conclusiva: “È vero che il bene comune si costruisce con il contributo di tutti, e i giovani riescono a fare la loro parte, non perché qualcuno li protegga, ma perché hanno scelto di esserci. Ed essere presenti, oggi, è già un atto costituente”.

(Foto Alessandra Corti – SIR)

Un voto che parla al presente. Anche per Alessandra Corti il voto del 2 giugno ’46 rappresenta un tornante della storia che parla all’oggi. Ha 30 anni e vive a Montemurlo (Prato). Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze pedagogiche all’Università di Firenze e ora frequenta l’Istituto di scienze religiose della Toscana; è insegnante di religione cattolica. Tra gli impegni, oltre alla parrocchia, fa parte dell’équipe diocesana di Pastorale sociale e del lavoro ed è animatrice senior del Progetto Policoro. “A ottant’anni dal referendum istituzionale del 1946, sento che quella scelta storica non appartiene soltanto al passato, ma continua a parlare al nostro presente. Da giovane impegnata nella pastorale sociale e del lavoro e come animatrice senior del Progetto Policoro, vedo ogni giorno tanti ragazzi e ragazze che, nel servizio alla Chiesa e al territorio, contribuiscono concretamente alla costruzione del bene comune”. Ma cos’è per te la democrazia? – chiediamo. “Per me la democrazia non è solo un diritto esercitato attraverso il voto, ma uno stile di vita fatto di partecipazione, responsabilità e cura degli altri. Significa non restare indifferenti davanti alle difficoltà sociali, alle diseguaglianze, alla solitudine o alla mancanza di opportunità che tanti giovani vivono. Significa sentirsi parte di una comunità e scegliere di dare il proprio contributo, anche piccolo, per migliorarla”.

Educare alla corresponsabilità. Lo sguardo sul proprio tempo si arricchisce: c’è un fil rouge con la storia. Alessandra afferma: “Nelle esperienze di volontariato, nei percorsi di accompagnamento dei giovani, nelle attività pastorali e sociali, vedo realizzarsi gli stessi ideali che ottant’anni fa hanno guidato la nascita della nostra Repubblica: dignità della persona, solidarietà, pace, collaborazione e partecipazione”. La Costituzione “ci ricorda che ai diritti si accompagnano sempre dei doveri e che la libertà di ciascuno cresce quando nessuno viene lasciato indietro”. Non manca un affondo sul senso, personale e comunitario, di “responsabilità”: “Credo che oggi più che mai sia importante educare le nuove generazioni al senso di corresponsabilità. La costruzione del bene comune non dipende solo dalle istituzioni, ma anche dalle scelte quotidiane di ciascuno di noi. Ed è proprio nell’impegno concreto, nel servizio e nella vicinanza agli altri che tanti giovani continuano a tenere vivi i valori su cui si fonda la nostra democrazia”.

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