“Vorrei invitare tutti a riconoscere che noi possiamo essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. E’ l’invito di Leone XIV, che incontrando ieri i bambini e i giovani nella parrocchia di Santa Maria della Presentazione ha rilanciato l’invito lanciato qualche ora prima durante l’Angelus in piazza San Pietro: “cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”.
“Rifiutate tutte quelle forme di violenza, di odio, cose che causano divisione, e cercate di essere, tutti, promotori di pace, promotori della riconciliazione nel mondo di oggi”,
le parole a braccio del Papa: “Così, sin da piccoli, tutti possiamo imparare ad essere costruttori di pace, qualcosa veramente necessaria nel nostro mondo oggi”. Nell’incontro con gli anziani e i malati, c’è spazio anche per gli accenti personali:
“Oggi sono 10 mesi da quando sono stato chiamato, eletto a servire come Vescovo di Roma.
E allora ringrazio Dio, ringrazio tutti voi per questa bellissima accoglienza”. Leone ha ringraziato anche la Caritas per il suo impegno a favore delle persone più vulnerabili: “quelle che soffrono, per età, per malattia, per situazioni sociali, perché sono emigrati, perché non hanno il necessario per vivere”. “Anche la persona più anziana, la persona più malata, la persona più debole, ognuno di voi ha tantissimo valore, perché tutti siamo creati a immagine di Dio, tutti condividiamo questa dignità di essere figli e figlie di Dio”, l’omaggio ai presenti.
Le sfide da raccogliere. “So bene che la vostra comunità parrocchiale abita un territorio con diverse sfide”, ha detto Leone XIV nell’omelia della messa: “Non mancano situazioni di marginalità che preoccupano, povertà materiali e morali.
Anche gli adolescenti e i giovani rischiano di crescere ingannati da venditori di morte o disillusi sul futuro.
Tanti stanno aspettando una casa, un lavoro che assicuri una vita dignitosa, ambienti sicuri dove potersi incontrare, giocare, progettare insieme qualcosa di bello”. “Come al pozzo del Vangelo, in questa parrocchia arrivano uomini e donne feriti nell’animo, offesi nella dignità e assetati di speranza”, ha osservato il Papa: “A voi il compito, urgente e liberante, di mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera, piena”. “Partendo dall’Eucaristia, cuore pulsante di ogni comunità cristiana, vi incoraggio a fare in modo che le attività parrocchiali siano segno di
una Chiesa che – come una madre – si prende cura dei propri figli, senza condannarli, anzi accogliendoli, ascoltandoli e sostenendoli di fronte ai pericoli”,
la consegna del Pontefice: “La parola del Vangelo, che zampilla in noi come fonte di verità, aiuti ciascuno ad aprire gli occhi, per saper valutare con saggezza ciò che è bene e ciò che è male, formando così coscienze libere e adulte. Andate avanti con fiducia! In ogni situazione, il Signore cammina con noi e ci sostiene lungo la strada”.
Parrocchia in uscita. Incontrando il Consiglio pastorale, al termine della messa, il Papa ha ricordato la visita di Giovanni Paolo II, in questa stessa parrocchia, nel 1982: “È lo stesso anno in cui sono stato ordinato prete, qui a Roma poi. Se da una parte questa parrocchia – nel senso di territorio – è rimasta a Roma, un altro nello stesso anno, nel 1982, è andato negli Stati Uniti, è andato in Perù, poi è tornato a Roma. E la storia continua a viversi, ad essere un segnale della presenza, della vicinanza del Signore”.
“Essere questo segno della presenza di Dio in un mondo che tante volte è lontano,
ha perso un po’ forse questa sensibilità, la coscienza di questa necessità di vivere con il Signore”, l’indicazione di rotta per la comunità parrocchiale, chiamata ad “essere una parrocchia che rappresenta questa Chiesa in uscita, quello che diceva tante volte Papa Francesco”. “Oggi noi facilmente possiamo preoccuparci della dimensione materiale della parrocchia, però molto più importante è la parte spirituale della parrocchia e soprattutto questa dimensione missionaria”, ha spiegato Leone:
“Oggi ci sono tante famiglie che non vengono più in Chiesa,
ci sono tanti bambini, ragazzi, che non ricevono il Battesimo, che crescono e non conoscono il dono della fede, il Signore, perché abbiamo perso qualcosa in ciò che chiamiamo la trasmissione della fede”. “Prima era la mamma, erano i nonni, che molto facilmente, sempre, davano questo regalo ai bambini”, l’analisi del Papa:
“Oggi c’è tanta mobilità, e ci sono tanti cambiamenti nella società, e molte volte troviamo famiglie che – non per essere cattivi, per aver fatto qualcosa di male, però perché semplicemente la vita è andata avanti – non hanno preso più il tempo per conoscere Gesù,
per conoscere la parola di Dio, per conoscere la bellezza di ciò che è vivere in fraternità, in comunità, ma anche vivere uniti a Gesù Cristo. C’è un lavoro molto grande per le nostre parrocchie, chiedendoci come possiamo noi fare il nostro lavoro in maniera tale che sia veramente un invito, che non aspetti che vengano da noi, ma che trovi la strada per uscire, andare un po’ più in là, per chiamare, per accompagnare quelli che forse non hanno mai conosciuto il dono della fede, il dono della comunità cristiana”. “Cerchiamo tutti di essere veramente questa presenza del Signore in questa zona”, l’appello finale: “Dio ci ama, Dio è con noi, Dio vuole che siamo tutti operatori di pace nel mondo”, il congedo finale.
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