Quattro secoli di Papi a Castel Gandolfo e una prima volta. Leone XIV ha attraversato oggi in battello il lago Albano insieme al simulacro della Madonna del lago: primo Pontefice a percorrere a bordo il tratto sull’acqua della processione, dopo che Paolo VI e Giovanni Paolo II vi avevano preso parte restando a terra. Alle 18, arrivato in auto dal Vaticano, il Papa aveva presieduto la messa nella chiesa di Maria Santissima del Lago, consacrata da Paolo VI e affidata alla parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova. “Sono lieto di celebrare con voi la festa della Madonna del lago”, ha esordito, ricordando i predecessori che quella chiesa vollero e consacrarono, e che ne rinnovarono il messaggio. La festa, che la piccola comunità prepara lungo tutto l’anno, ha richiamato sulle sponde fedeli e villeggianti.
(Foto Vatican Media/SIR)
Il monito contro l’odio e la violenza
Nella prima lettura il profeta Geremia confessa un’urgenza che non riesce a contenere: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre. Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente”. Un impulso che spinge ad agire per il bene del popolo senza compromessi, ha osservato il Papa, anche a costo di diventare “oggetto di derisione”. È la logica che nel Vangelo Gesù svela ai discepoli dopo la moltiplicazione dei pani, annunciando la passione: la gloria si manifesta “sacrificando liberamente la sua vita” e offrendo sé stesso sulla croce come pane spezzato. Di qui la sintesi: “Solo l’amore salva”. Un amore che arriva “fino al martirio”, come accade oggi a molti cristiani in varie parti del mondo. Con Agostino – “la gioia del mietitore dimostra l’intenzione del seminatore” – Leone XIV ha invitato a spargere ovunque “i semi della sua carità infinita, senza stancarci, senza misura”. Ma ha registrato l’obiezione di chi giudica quel sogno un’utopia: “Porgere l’altra guancia – dicono – è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti è da deboli”. La replica è netta: “Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo”. Di qui l’appello a non lasciare che il male “sfiguri la nostra umanità”, a non conformarsi “alla mentalità del mondo” e a offrirsi “come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio”, per far crescere “la dignità infinita dell’immagine divina”. Con un’avvertenza: “Non scoraggiamoci se è difficile: la nostra forza è nel Signore”.
La traversata e la supplica per la pace
Il simulacro è stato poi imbarcato sul battello “Falco”, ornato di fiori gialli e bianchi, per una traversata di circa 25 minuti: intorno, le canoe dei ragazzi dei campionati cittadini, le dragon boat, decine di barche con i lampeggianti accesi. Il rito, aveva spiegato il Papa, evoca il miracolo del Maestro che sul lago di Tiberiade raggiunge i discepoli impauriti e li esorta ad avere fede per “continuare a navigare verso la meta desiderata”. Ad attenderlo sull’arenile del Giorgio’s beach c’erano le novizie salesiane, che avevano riempito di canti il tempo dell’attesa. Allo sbarco hanno cantato il tenore Aurelio Grimaldi ed Elena Kovalova: “La Vergine degli angeli” della verdiana Forza del destino, quindi il “Panis Angelicus” di Franck. La supplica è stata ascoltata in silenzio da fedeli, autorità e sindaci con la fascia tricolore: “Alla tua amorevole protezione affidiamo tutti i popoli della terra: guarda con benevolenza i tuoi figli feriti dalla guerra e incoraggia in tutti il desiderio della pace”. E ancora: “Dove cresce l’odio, insegnaci il perdono; dove prevale la paura, ridona la speranza”. La consegna dell’omelia è stringersi a Gesù e a Maria per essere, uniti, “non solo sul lago, ma in tutte le notti del mondo, un riflesso rasserenante della presenza di Dio, e un’eco irresistibile del suo amore che invita ad amare”.

