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Alla mezzanotte del 5 febbraio il mondo è diventato un luogo meno sicuro. È ufficialmente scaduto il New Start, l’ultimo trattato di controllo degli armamenti nucleari che imponeva limiti giuridicamente vincolanti agli arsenali strategici di Stati Uniti e Russia, i due Paesi che, secondo i dati dello Sipri-Stockholm international peace research Institute, possiedono insieme circa l’85% delle testate nucleari mondiali. Per la prima volta da oltre cinquant’anni non esiste alcun accordo in vigore che regoli quantità, dispiegamento e verifiche delle armi atomiche delle due principali potenze nucleari. Un passaggio che ha suscitato forte preoccupazione alle Nazioni Unite. Il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha avvertito che “per la prima volta in più di mezzo secolo ci troviamo di fronte a un mondo senza limiti vincolanti per gli arsenali nucleari strategici”, aggiungendo che la scadenza arriva “nel momento peggiore possibile”, con un rischio di utilizzo di un’arma nucleare “ai livelli più alti degli ultimi decenni”.
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La bomba atomica, esito estremo della ricerca scientifica del Novecento, nasce durante la Seconda guerra mondiale con il Progetto Manhattan e viene impiegata nel 1945 a Hiroshima e Nagasaki. Da allora, come ricostruiscono numerosi studi storici e scientifici, l’arma nucleare ha rappresentato il fulcro della cosiddetta deterrenza: la capacità di distruzione totale ha spinto le potenze a evitare lo scontro diretto, dando origine a un sistema di equilibri fondato sulla paura reciproca. Proprio per contenere questo rischio, durante la Guerra fredda e dopo di essa sono stati siglati numerosi accordi di controllo degli armamenti. Il New Start, firmato nel 2010 a Praga dai presidenti Barack Obama e Dmitrij Medvedev, era l’ultimo di questi strumenti. L’accordo fissava a 1.550 il numero massimo di testate nucleari strategiche schierate per ciascun Paese e prevedeva ispezioni reciproche e scambi di dati, considerati essenziali per la trasparenza e la fiducia. Nel 2021, alla sua prima scadenza, l’amministrazione Biden ne aveva concordato l’estensione per 5 anni.
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Ma, come ricordano le analisi dell’Ispi, l’invasione russa dell’Ucraina ha segnato una frattura profonda: nel 2022 Mosca ha sospeso le ispezioni e nel febbraio 2023 ha congelato la propria partecipazione al trattato. Con l’avvento della seconda amministrazione Trump, ogni prospettiva di rinnovo strutturato si è ulteriormente allontanata. Il presidente statunitense ha più volte criticato i limiti imposti agli arsenali americani, ritenuti inadeguati a fronte della rapida espansione della capacità nucleare cinese. Vladimir Putin aveva avanzato la proposta di una proroga tecnica di un anno dei limiti del trattato, ma Washington non ha mai formalmente aderito. La fine del New Start apre così una nuova fase di instabilità strategica. Uno dei nodi principali riguarda la Cina, che non è parte di alcun accordo di controllo nucleare. Secondo il Sipri, Pechino sta aumentando rapidamente il numero dei propri missili balistici intercontinentali e potrebbe avvicinarsi, entro la fine del decennio, alle capacità di Stati Uniti e Russia. Uno scenario che rischia di innescare un effetto domino: l’India potrebbe rafforzare il proprio deterrente per bilanciare la Cina, il Pakistan per rispondere all’India, mentre altri Paesi potrebbero rimettere in discussione le scelte di non proliferazione.
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In questo contesto appare più fragile anche il Tnp-Trattato di non proliferazione nucleare del 1970, la cui revisione è prevista quest’anno. Il Tnp si fonda su un equilibrio delicato: gli Stati non nucleari rinunciano all’arma atomica in cambio dell’impegno, da parte delle potenze nucleari, a ridurre progressivamente i propri arsenali. Senza segnali concreti in questa direzione, avvertono diversi analisti, il patto rischia di perdere credibilità. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le nuove tecnologie. Il Sipri segnala come l’uso crescente dell’intelligenza artificiale nei sistemi di allerta e di comando possa aumentare il rischio di errori di calcolo, incidenti o escalation involontarie. “Le armi nucleari non garantiscono la sicurezza”, ha osservato Matt Korda, ricercatore dell’istituto di Stoccolma, sottolineando che esse comportano “immensi rischi di escalation e di errori catastrofici”. La scadenza del New Start non è dunque solo la fine di un trattato, ma il segnale di un ordine internazionale sempre più frammentato, in cui la deterrenza torna centrale proprio mentre diventano più deboli le regole che avrebbero dovuto renderla meno pericolosa.
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