Un’escalation costante di intimidazioni, aggressioni e violenze che rischia di compromettere la tenuta sociale ed economica di uno dei presidi cristiani più storici del Medio Oriente. È il quadro dettagliato che emerge dal rapporto, pervenuto al Sir, sul monitoraggio del mese di luglio 2026 redatto dalla parrocchia latina del Cristo Redentore di Taybeh, guidata da padre Bashar Fawadleh, e distribuito a corpi diplomatici, ambasciate, consolati generali, istituzioni dell’Ue, agenzie Onu e Chiese di tutto il mondo. Situata a nord-est di Gerusalemme e a est di Ramallah, Taybeh — identificata con la biblica Efraim (Gv 11,54) — è l’ultimo centro abitato della Cisgiordania occupata a popolazione al 100% cristiana, custodita storicamente dalle tre comunità latina, greco-ortodossa e greco-cattolica melchita. I 12 episodi documentati nel mese di luglio, dal parroco, evidenziano un cambio di passo: le incursioni non riguardano più solo i campi agricoli remoti a est e ovest della cittadina, ma si spingono verso i quartieri residenziali e il centro urbano.
Danni a infrastrutture e attività economiche. Il report documenta attacchi mirati alle risorse economiche locali, la cui sussistenza si basa su agricoltura, uliveti, edilizia e piccole imprese. La cava e il frantoio di Taybeh sono stati ripetutamente presi di mira dai coloni con atti vandalici, tra cui il danneggiamento delle telecamere di sicurezza e il furto di attrezzature, materiali e blocchi di pietra. Inoltre, diversi lavoratori palestinesi hanno denunciato episodi di intimidazione e molestie mentre svolgevano la propria attività, sia nell’impianto sia nel centro del villaggio.
Violazioni delle proprietà private. Aumentano anche le incursioni nei terreni privati: gruppi di coloni si sono introdotti ripetutamente nelle proprietà adiacenti al settore ovest del paese, comprese le terre del sindaco di Taybeh, perquisendo caravan privati e occupando senza autorizzazione una cisterna d’acqua d’uso agricolo. Il 29 luglio, la recinzione di un’abitazione privata è stata tagliata e un intero gregge di pecore è stato deliberatamente introdotto nel giardino dell’immobile senza il consenso della famiglia residente.
Segnalati anche frequenti passaggi di veicoli fuoristrada e quad non immatricolati attorno ai quartieri abitati. In un episodio, si legge nel report, i coloni hanno raggiunto l’ingresso occidentale arrivando nella zona sottostante la Chiesa Latina, bloccando per diversi minuti la strada pubblica che collega Taybeh al vicino villaggio di Rummon prima di entrare in un’officina meccanica.
Aree strategiche. Restano forti le preoccupazioni per l’area di Jabal Al-Masis, località periferica strategica già colpita in passato da incendi che hanno distrutto terreni e uliveti. I ripetuti e sistematici sopralluoghi in quest’area fanno temere, spiega il parroco Fawadleh, il tentativo di creare avamposti permanenti (outpost) per interrompere la continuità territoriale palestinese. La percezione di insicurezza è stata ulteriormente aggravata da un vasto attacco avvenuto nel vicino villaggio palestinese di Deir Jarir nella serata della finale dei Mondiali di Calcio, sfociato in vittime, feriti e ingenti distruzioni.
(@latin parish taybeh)
Rischio di spopolamento. Il documento redatto dal parroco don Fawadleh richiama gli standard del diritto internazionale umanitario posti a tutela della popolazione sotto occupazione, citando espressamente la Quarta Convenzione di Ginevra (1949), i Regolamenti dell’Aja (1907) sulla protezione della proprietà privata, i Patti internazionali sui Diritti civili e politici (Iccpr) ed economici, sociali e culturali (Icescr), oltre alla Risoluzione 2334 (2016) del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Oltre ai danni materiali, il report mette in guardia dal forte impatto psicologico su famiglie, anziani e bambini. La perdita di fiducia e l’impossibilità di lavorare in sicurezza, evidenzia il documento, rischiano di accelerare l’emigrazione, minacciando la sopravvivenza stessa della millenaria presenza cristiana in Terra Santa.
Appello alla comunità internazionale e alle Chiese. Nella parte finale del documento, il parroco chiede alla comunità internazionale di rafforzare il sostegno a Taybeh: alle missioni diplomatiche e all’Ue vengono richiesti maggiori visite ufficiali, monitoraggio sul campo e aiuti per la resilienza economica e agricola; all’Onu un più incisivo controllo e una migliore documentazione delle violazioni; alle Chiese del mondo di intensificare pellegrinaggi, delegazioni e iniziative di solidarietà e advocacy a sostegno della comunità locale.
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