Settimana delle persone sorde: la Lis c’è per legge, gli sportelli accessibili no

Scritto il 26/09/2026
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Sono oltre 1,5 miliardi nel mondo le persone che vivono con una qualche forma di perdita uditiva e 430 milioni quelle che presentano una perdita uditiva disabilitante e necessitano di interventi di riabilitazione. Sono numeri che danno la misura di una realtà spesso poco visibile e che, secondo l’Oms-Organizzazione mondiale della sanità, è destinata ad aumentare: entro il 2050 le persone con una perdita uditiva disabilitante potrebbero superare i 700 milioni. È dentro questo scenario che si colloca la Settimana internazionale delle persone sorde, in programma dal 21 al 27 settembre, che nel 2026 ha per tema “Declaring deaf people’s human rights” (Affermare i diritti umani delle persone sorde). Una settimana dedicata non soltanto alla sensibilizzazione, ma alla richiesta di rendere effettivi diritti, accessibilità e partecipazione attraverso il riconoscimento e l’utilizzo delle lingue dei segni. L’edizione di quest’anno coincide inoltre con il 75° anniversario della Wfd-World federation of the deaf, fondata a Roma nel 1951. I numeri dell’Oms descrivono una condizione sanitaria, ma la realtà delle persone sorde è più articolata. La Wfd stima in oltre 70 milioni le persone sorde appartenenti alle comunità segnanti nel mondo. La sordità, in questo contesto, non riguarda soltanto la capacità di sentire, ma anche lingua, identità, cultura e possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale. In Italia il riconoscimento della Lis-Lingua dei segni italiana è arrivato con la legge n. 69 del 2021, che ha riconosciuto e promosso la Lis e la List-Lingua dei segni italiana tattile, oltre a prevedere il riconoscimento delle figure professionali degli interpreti Lis e List. Ma il riconoscimento giuridico non elimina automaticamente le barriere. Anche sul terreno dell’istruzione rimangono difficoltà. Secondo l’Istat, nell’anno scolastico 2023-2024 soltanto il 17% delle scuole disponeva di segnalazioni visive per gli alunni con sordità o ipoacusia. Un dato che mostra come l’accessibilità non riguardi soltanto la presenza di un interprete, ma anche gli spazi, le informazioni e gli strumenti necessari per consentire una partecipazione effettiva. “Le barriere ce le hanno tutti i giorni”, racconta Nunzia Orefice, interprete Lis, che nella sua esperienza incontra quotidianamente le difficoltà legate alla comunicazione. “La barriera comunicativa” resta uno degli ostacoli principali: la Lis è stata riconosciuta, spiega, ma “non si insegna obbligatoriamente nelle scuole, negli uffici pubblici non ci sono persone che conoscono i segni”. Il problema diventa particolarmente evidente quando una persona sorda deve accedere a un servizio pubblico. “Se vanno in un ufficio pubblico non esiste uno sportello che conosce la lingua dei segni”, osserva Orefice, sottolineando la necessità di una formazione più diffusa e di servizi effettivamente accessibili. Da qui il messaggio rivolto alle istituzioni proprio nella Settimana internazionale: “Le istituzioni dovrebbero rendere l’inclusione reale con dimostrazione di fatti reali e non soltanto una parola”. Non è sufficiente, aggiunge Orefice, destinare risorse se poi non viene verificato se quei finanziamenti producano servizi concretamente utilizzabili che servono ad abbattere le barriere. L’accessibilità riguarda anche la possibilità di partecipare alla vita culturale. Un esempio è arrivato il 24 settembre alla Camera dei deputati, dove il cantautore abruzzese Fiorindo Tittaferrante ha proposto un concerto accompagnato dalla traduzione in Lis delle interpreti Nunzia Orefice e Annarita Giancristofaro. Per Orefice è stata “un’esperienza veramente meravigliosa”, particolarmente significativa per il contenuto delle canzoni, dedicate anche alla violenza sulle donne e al terremoto dell’Aquila. Un’esperienza che, a suo giudizio, ha dimostrato come “la cultura può arrivare anche alla persona sorda quando ha gli strumenti adeguati per poter recepire anche le emozioni”.

Ed è proprio l’emozione la parte più complessa da trasferire. “Non è soltanto una traduzione di lingua dei segni, ma anche una performance per trasmettere l’emozione”, spiega, sottolineando come una canzone non possa essere resa semplicemente traducendo parola per parola. La testimonianza personale di Orefice aiuta a comprendere quanto questa esperienza sia radicata nella sua storia: “Sono cresciuta in una famiglia di sordi, ho un fratello sordo, il mio primo fratello, che poi tra l’altro ha sposato una sorda, mia sorella si è sposata con un sordo. Insomma, sono cresciuta in una famiglia di sordi”. La Settimana internazionale invita così a spostare lo sguardo dalla sola condizione uditiva alla questione dei diritti e della partecipazione. La Wfd ricorda che l’accessibilità per le persone sorde passa necessariamente dalle lingue dei segni nazionali e dalla possibilità di utilizzarle nei servizi pubblici, nell’istruzione, nell’informazione e nella vita culturale. Nel 2026, a 75 anni dalla sua fondazione proprio a Roma, il messaggio è quindi particolarmente netto: i diritti delle persone sorde sono diritti umani e il riconoscimento formale deve tradursi in accessibilità concreta.

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