Il 4 settembre Luisa Tassi, 73 anni, e Davide Tonelli, 87, festeggiano 50 anni di matrimonio. Hanno cinque figli naturali, a giorni i nipoti saranno 29 e sono tanti i ragazzi accolti in questi anni. Infatti Luisa e Davide hanno gestito una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) a Monterenzio, in provincia di Bologna, mentre ora vivono in un piccolo appartamento a Ozzano, vicino a due case famiglia gestite da due dei loro cinque figli. In occasione della VI Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che si celebra domenica 26 luglio, Luisa Tassi Tonelli offre al Sir la sua testimonianza.
“Noi abbiamo avuto 5 figli naturali e abbiamo adottato una bimba down che adesso ha 36 anni e vive con noi – ci dice Luisa -, poi abbiamo avuto tanti altri bimbi in affidamento e anche delle persone adulte”. Luisa ci racconta una storia particolare: “Abbiamo avuto anche – non in affidamento, ma quasi – un nonno di una casa di riposo che abitava proprio di fronte alla nostra casa famiglia e che veniva tutti i giorni a casa nostra ogni mattina e andava via la sera e faceva anche le vacanze con noi. Dopo che l’abbiamo conosciuto, l’abbiamo invitato a venire a mangiare da noi. Ma quando venne, Roberto, così si chiamava, ci spiegò che voleva cucinare lui. Così cominciò a venire tutti i giorni a farci da mangiare, la mattina preparava il ragù o altri piatti. In effetti, non c’era un progetto di accoglienza da parte nostra, anzi da parte mia a un certo punto subentrò una notevole fatica nell’accoglienza di questo nonno perché era sempre una persona adulta che entrava in casa e un po’ mi condizionava. Mi ricordo che una volta gli dissi di non venire tutti i giorni, ma solo ogni tanto, ma furono i nostri figli che mi rimproverarono dicendomi: ‘Ma che fastidio ti dà? Il nonno viene, fa da mangiare, parla con i bimbi’. Allora, abbiamo abbassato tutte le barriere”. Ed è bello che la spinta all’accoglienza sia venuta proprio dai più giovani della famiglia: “Nonno Roberto era di poche parole, non era mai stato sposato, però con i bimbi si metteva a sfogliare i libri di cucina e si facevano compagnia”.
La casa famiglia si trovava nel comune di Monterenzio a una ventina di chilometri da Bologna all’incirca, in collina. “Quando abbiamo cominciato nel 1990 l’esperienza della casa famiglia e dell’accoglienza di altre persone, avevamo già quattro figli nostri. Quest’anno mio marito compie 87 anni, io 73. Con noi vivono la figlia adottiva Down e un altro ragazzo con problemi psichiatrici, accolto quando aveva dieci anni e adesso ne ha quarantina”. Ora Davide e Luisa rientrano nella categoria dei nonni, ma la loro casa si riempie sempre di figli e nipoti. “Dei nostri cinque figli, tre hanno una casa famiglia e una quarta l’ha gestita da giovane ma adesso non più, avendo sette figli suoi, dai 15 anni del più grande ai 3 della più piccola, ed è già tanto impegnata”. Anche gli altri figli hanno famiglie numerose: “Due hanno cinque figli ciascuno e hanno case famiglia. Uno di loro ha accolto un bimbo con la spina bifida, che adesso ha 17 anni, e un altro un bimbo Down, che ora ha 12 anni. Questi ragazzi per noi sono nostri nipoti a tutti gli effetti perché sono arrivati nelle famiglie dei nostri figli che avevano due mesi, quindi li abbiamo visti crescere”.
Nella famiglia Tonelli l’esempio dei genitori ha inciso nell’apertura all’accoglienza anche dei figli. “I nostri figli hanno vissuto con gioia la famiglia numerosa e l’accoglienza. Senz’altro è stata una famiglia che ha chiesto loro delle rinunce: non hanno avuto una camera fissa, né un genitore tutto per loro, ma hanno ricevuto tanto in affetto e ora con l’accoglienza in case famiglie gestite da loro vogliono ridare questo bene ricevuto, tutto questo amore”. Davide e Luisa vivono a Ozzano, vicino a Bologna, in uno stabile costruito dalla Comunità Papa Giovanni dove ci sono tre case famiglia e un appartamento più piccolo: “Noi occupiamo l’appartamento più piccolo, due case famiglia sono gestite da due dei nostri figli e nella terza dovrebbe venire ad abitare una ragazza che ha fatto con noi un anno di servizio civile e poi è rimasta nella Comunità Papa Giovanni”.
(Foto famiglia Tonelli)
Quanto è importante per lei e suo marito avere accanto figli, nipoti e in generale giovani? “A me danno la vita – risponde Luisa -. Sto facendo ancora, penso per l’ultimo anno, catechismo in parrocchia e mi aiuta tantissimo stare con i bimbi, riscoprire la mia fede, ritrovare con i piccoli una fede gioiosa, quella fede che sa di futuro e di speranza. Mi è sempre piaciuto tantissimo stare con i bambini, anche al di là della mia famiglia che era già numerosa, tanto che con la Comunità Papa Giovanni ho seguito i bimbi della nostra zona, organizzato attività per loro, fatto campi estivi. Se guardo la nostra vita mi sembra un dono infinito che ci ha fatto il Signore: io e mio marito siamo due persone senza dei grossissimi doni, eppure abbiamo i nostri figli e a giorni nasce il ventinovesimo nipote”. E quali sono gli insegnamenti che lei si sente di dare ai suoi nipotini, ai bambini del catechismo e a quelli accolti dai suoi figli? “Spero di riuscire a trasmettere quello che ci diceva sempre don Oreste Benzi: permettere ai bimbi di fare un incontro simpatico con Gesù, in modo che sentano quanto è bello e gioioso stare con Gesù”. Davide, il marito di Luisa, pur avendo dei problemi di salute negli ultimi anni, è stato operato diverse volte e anche a Pasqua è stato ricoverato in ospedale, “gioisce per il contatto con i più piccoli: anche solo vederli passare, sentirli, poter ascoltarli è molto importante per lui”.
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