Rosario per la pace. Mons. Ryabukha (Donetsk): “Anche l’impossibile può diventare possibile”

Scritto il 02/10/2026
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mons. Maksym Ryabukha, vescovo dell’esarcato greco-cattolico di Donetsk

“Non smettere mai di credere che i miracoli della vita sono sempre possibili e che il male non avrà mai l’ultima parola”. In una terra costantemente sotto attacco, è questa l’invocazione che accompagnerà la preghiera per la pace e la fine di tutti i conflitti nel mese mariano di ottobre. Abbiamo raggiunto mons. Maksym Ryabukha, vescovo dell’esarcato greco-cattolico di Donetsk per chiedergli come anche qui – in una regione ecclesiastica  i fedeli hanno accolto l’invito lanciato da papa Leone dal Santuario di Nostra Signora di Lourdes di pregare il santo Rosario, con la particolare intenzione che “cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto”. “Tante volte – commenta il vescovo – i discepoli si rendevano conto che Gesù non solo faceva, ma chiedeva cose difficilissime, quasi impossibili. Eppure, Gesù ripeteva loro: se avrete una fede grande quanto un granello di senape, vedrete miracoli ancora più grandi. Mi rendo conto del fatto che portare i leader a sedersi attorno ad un tavolo per dialogare e cercare di risolvere i problemi con la cessazione delle operazioni militari e con il dialogo sia una cosa che va al di là delle capacità umane.

Per questo credo che solo la fiducia e la capacità di stringerci intorno a Dio possano rendere possibile anche ciò che sembra impossibile.

E allora il mese di ottobre, che è proprio il mese mariano, credo possa portare un frutto per tutti noi. Perché la conversione di cui abbiamo bisogno non è soltanto la conversione di alcune persone, ma quella di tutto il mondo. L’odio trova sempre un terreno fertile e tutti quanti abbiamo bisogno di una conversione che ci porti all’espressione dell’amore: un amore capace di contagiare”.

Gli attacchi russi sull’Ucraina ormai sono a tutte le ore, del giorno e della notte.  Droni e missili shahed mietono vittime e distruzione. E’ il presidente Zelensky a fare ogni giorno l’elenco delle città colpite. A Kherson nella notte tra il 1 e il 2 ottobre, le forze russe hanno colpito una scuola materna, mentre a Kharkiv è stato attaccato un negozio di alimentari e si sono registrati danni a un istituto e a infrastrutture critiche. Attacchi hanno interessato anche edifici residenziali multipiano a Kramatorsk e Sumy e le regioni di Dnipropetrovsk, Odessa, Kharkiv, Kiev, Poltava e Rivne.  Il vescovo Ryabukha commenta: “Non riuscendo ad abbattere la linea del fronte, i russi iniziano a radere al suolo le zone civili.

Viviamo tutto questo con un senso profondo di genocidio e di terrorismo e ci si sente quasi impotenti a reagire, perché come può un civile difendersi dagli attacchi militari?”.

Il Papa tornando dalla Francia, rispondendo a una domanda dei giornalisti, ha parlato di “guerre che non hanno senso”. “Penso – osserva il vescovo salesiano – che questa insensatezza sia dovuta al fatto che è proprio una guerra demoniaca, perché l’unica ragione che si riesce a intravedere dietro a quello che sta succedendo qui, è quella di distruggere la vita che Dio ha creato: un vero e proprio disprezzo del valore della vita umana e dell’umanità in sé”. All’analisi brutale della situazione, il vescovo aggiunge: “Chi crede sa che Dio è più forte di tutto il male che ci circonda. Ed è proprio nei momenti più bui, che capisci che ogni giorno è un dono: un dono da vivere pienamente, un dono da condividere con gli altri, un dono da sostenere con gesti di fraternità e partecipazione. Mi sorprendo anche io come la gente, ancora oggi, sia capace di condividere esperienze di fraternità e di crearne di nuove diventando come le braccia di Dio che operano in questo mondo difficile in cui viviamo”.

Kryvyi Rih, il vescovo Maksym ha ordinato un giovane diacono

Mons. Ryabukha racconta al telefono “tutta la vita” che nonostante la guerra, sta esplodendo nel suo esarcato.  Il 27 settembre, nella parrocchia dei Santi Volodymyr e Olga a Kryvyi Rih, il vescovo ha ordinato diacono Yarema Mukhovsky. “E’ un ragazzo – racconta – che ha trascorso tutta la sua infanzia e gli anni della scuola a Donetsk. Per noi è un figlio della nostra terra. Quando una vocazione nasce, è un dono grande. Ma quando nasce in queste terre, capisci che la luce dello Spirito può sorgere sempre e ovunque”. Quali sogni rivolgerete alla Madonna in questo mese? “Sempre di più ci rendiamo conto che la vita ha bisogno di sogni e le persone hanno bisogno di guardare avanti”, risponde il vescovo.

“Allora certamente chiediamo la pace ma chiediamo anche di continuare ad avere la forza di non cedere al male e il coraggio di ricostruire un Paese trafitto”.

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