La libertà non è un’autonomia da difendere, ma un legame da costruire. Sul Monte Titano, dove Libertas è insieme motto e atto di nascita, Leone XIV ha aperto quella parola come si apre una chiave: “Una parola sola, ma di quale densità!”. Nella sala del Consiglio grande e generale, si è aperta così oggi una giornata che ha portato il Papa dalla Repubblica di San Marino al Meeting per l’amicizia fra i popoli e alla città di Rimini. “Non c’è vera libertà civile senza libertà personale”, ha spiegato ai capitani reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva e alle autorità, “cioè senza il rispetto e la promozione della dignità della persona umana”. Poi la frase che avrebbe retto l’intera giornata: “Libertà e comunione stanno o cadono insieme”.
Coscienza, potere e cura: le prove della libertà
Promuovere la libertà, ha proseguito il Papa, comporta “difendere gli spazi della coscienza”. Il pensiero è andato ai “martiri della libertà”, con San Tommaso Moro, e a quanti oggi “pagano di persona per non aver tradito la propria coscienza”. Poi la dimensione pubblica: i progetti politici ed economici “che si presentano in nome della libertà” sono spesso “schiavi degli idoli e del potere”. Alla più antica Repubblica del mondo, che si prepara a rendere operativo l’Accordo di associazione con l’Unione europea, Leone XIV ha riconosciuto la possibilità di essere un “laboratorio” di buona politica: uno Stato piccolo, “a misura d’uomo”, dove la prossimità tra istituzioni e cittadini rende “una democrazia più effettiva”. Nel centenario delle relazioni diplomatiche, formalizzate nell’aprile 1926, ha espresso apprezzamento per la scelta sammarinese del multilateralismo, vocazione che chiede di “favorire il dialogo con tutti, compresi gli interlocutori considerati più ‘scomodi’”. Con un criterio ripreso dall’enciclica Magnifica humanitas: “La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire”. I padroni di casa lo avevano detto: la libertà “non innalza muri, ma costruisce ponti”, hanno affermato i capitani reggenti, ricordando i profughi ucraini accolti e le famiglie palestinesi che la Repubblica si è impegnata ad ospitare. Nella basilica che custodisce le reliquie del santo diacono Marino, mons. Domenico Beneventi, vescovo di San Marino-Montefeltro, ha definito la libertà “il dono che ci definisce come uomini e donne responsabili davanti a Dio e alla storia”. Ai giovani riuniti in piazza il Papa ha lasciato una consegna: “L’autentica libertà la troviamo solo in Gesù Cristo”.
(Foto Vatican Media/SIR)
Dal Meeting al porto: misericordia, giovani e servizio
A Rimini, dove l’elicottero è atterrato dopo il pranzo nel monastero delle agostiniane di Pennabilli, attendevano circa 60mila persone. Al Meeting la stessa parola ha cambiato veste. “Il male non si combatte col male”, ha ricordato Leone XIV: “Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia”, per il quale “non possono esistere nemici”. L’invito è a liberare “il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte” e a disarmare “lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Il metodo, ha aggiunto, resta “il rischio educativo” indicato da don Luigi Giussani: promuovere il bene nel mondo, non fuggirne. Ai giovani ha detto che sono “segno che il futuro è una promessa, non una minaccia”. Al movimento di Comunione e Liberazione ha consegnato una misura esigente: “Nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”. In cattedrale, davanti a malati, persone con disabilità e poveri assistiti dalla Caritas, il registro è cambiato: “Qui voi siete a casa”, perché Gesù metteva al centro le persone ferite. La giornata si è chiusa al porto, con la messa e il Vangelo delle chiavi a Pietro: “Nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio”, ha ribadito il Papa, rileggendo la destituzione di Sebna, il funzionario che abusò dell’autorità. Legare e sciogliere, ha concluso, è compito di ogni battezzato: “Abbracciare, riunire, accogliere, liberare, perdonare, emancipare chiunque sia prigioniero del peccato e delle sue conseguenze”.

