Ancora si muore nel Mare Nostrum, ancora naufragi. Potrebbero essere decine o centinaia, tra morti e dispersi, i migranti scomparsi in mare presenti su otto barche partite da Libia e Tunisia negli ultimi dieci giorni e mai arrivate a destinazione a causa del ciclone Harry. La notizia, lanciata da alcune Ong, è stata confermata oggi dalla Guardia costiera italiana in un allarme diffuso questa mattina a tutte le navi. Dal 2014, dieci anni tragici, sono scomparse in mare oltre 31mila persone, di cui 1.300 minori. E forse sono ancora di più, perché di molti non abbiamo mai avuto notizia. Morti mentre fuggivano da guerra e povertà, spinti nella ricerca di un futuro migliore. Vittime disseminate lungo la rotta mediterranea, la più letale, cui si aggiungono le centinaia di queste prime settimane dell’anno. Vittime alle quali, forse, si presta meno attenzione, distratti come siamo da altre guerre. Donne, uomini e bambini deceduti anche con la responsabilità di governi e istituzioni.
Le politiche europee e italiane, tese al contrasto dell’immigrazione irregolare, limitano il principio universale del salvataggio in mare, imponendo condizioni allo sbarco e compromettendo il rispetto delle leggi internazionali che impongono il soccorso “senza se e senza ma”.
Ad aggravare la situazione contribuisce il lavoro sporco di bande criminali in Libia e Tunisia, dedite all’intercettazione dei migranti con esiti tragici, che varie Ong hanno definito “criminali”. Il Memorandum Italia-Libia del 2017, alla luce di questi risultati, deve essere superato. Si tratta di accordi che ostacolano i soccorsi, distinguono arbitrariamente chi è naufrago e chi no, limitano l’azione delle Ong, aumentano le sanzioni pecuniarie e sequestrano le imbarcazioni. Porti di sbarco sempre più lontani ed esternalizzazione delle procedure di riconoscimento dello status di profugo, affidate a Paesi non sicuri, aggravano la situazione. A ciò si aggiungono proposte di “remigrazione” e revoca della cittadinanza per chi è in Italia da anni, con il pretesto della mancata assimilazione o per motivi di ordine pubblico.
Politiche che nascondono l’incapacità globale di governare le migrazioni, alimentano la paura e la retorica securitaria, ma non costruiscono contesti sicuri e giusti.
La sicurezza richiede di superare la logica emergenziale e respingente per avviare una seria politica di gestione e ampliamento dei flussi regolari. Noi italiani, noi europei, senza queste donne e uomini assisteremo al blocco della nostra economia, alla carenza di assistenza agli anziani, alla mancanza di forza lavoro, spesso sfruttata nei settori agricolo ed edile. Senza dimenticare il nostro inverno demografico, sempre più profondo. È quindi urgente elaborare leggi che favoriscano il riconoscimento della cittadinanza, almeno con lo “ius soli”, e istituire un’Agenzia delle migrazioni capace di coordinare le politiche. È una strada difficile, ma l’unica possibile, che richiede umanità e intelligenza. Come Focsiv, Ong di ispirazione cristiana, è nostro dovere sostenere chi si fa prossimo, chi salva vite in mare e lungo le rotte migratorie. E continueremo. Perché siamo umani e vogliamo restare umani.
(*) Presidente Focsiv
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