Sulle note di Emmanuel, inno della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 intonato dal coro della cattedrale, un lungo applauso ha accolto la Croce degli sportivi mentre giungeva dai vicoli della città vecchia di Taranto. Il manufatto rimarrà esposto nella Basilica di San Cataldo per tutta la durata dei XX Giochi del Mediterraneo — al via domani nella “città dei due mari” — come segno di pace, inclusione e speranza.
Un simbolo di unione
Realizzata nel 2012 dall’artista inglese Jon Cornwall in occasione delle Olimpiadi di Londra, la Croce è composta da 15 tasselli di essenze lignee differenti provenienti da tutto il mondo (tra cui Terra Santa, Cina, Russia, Africa, Brasile e Australia). Al centro presenta uno spiraglio, simbolo di incontro e speranza. Il 14 giugno 2025, durante il Giubileo dello Sport a Roma, l’opera è stata affidata ad Athletica Vaticana. Da quel momento, l’associazione polisportiva della Santa Sede ne è divenuta custode con l’impegno di consegnarla periodicamente alle diocesi che ospitano i principali eventi internazionali, come Milano per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e, ora, Taranto per i Giochi del Mediterraneo.
(Foto Sir/De Simone)
Il territorio in campo: il ruolo degli oratori
A trasportare la Croce fino in Cattedrale, insieme ai rappresentanti di Athletica Vaticana, è stato Cristian Piscardi, presidente del comitato zonale ANSPI Taranto, a cui aderiscono gli oratori della diocesi: “I Giochi del Mediterraneo e la Croce rappresentano una rinascita a livello sociale e culturale per i nostri ragazzi. Portare la Croce è stata un’emozione unica: è stata portata da tantissimi atleti e io rappresento tutti quei ragazzi che giocano, perseguono i loro sogni e cercano il loro talento. Noi li aiutiamo in questo. Negli oratori crescono i talenti: siamo i primi — educatori, animatori e catechisti — ad accorgerci di questi talenti. L’oratorio è l’agorà per i ragazzi, una piazza di incontro dove ritrovano se stessi. Lo sport è uno strumento di fraternità, pace, condivisione e pura competizione”.
Le parole del vescovo: sport come autodisciplina e messaggio universale
Durante la Messa celebrata per l’arrivo della Croce — definita simbolo della vicinanza di Dio alla vita di ogni creatura — anche l’arcivescovo Ciro Miniero ha riflettuto sul tema dei talenti applicato all’ambito agonistico: “La parabola dei talenti oggi la ascoltiamo pensando al mondo dello sport. Amare e praticare lo sport è certamente uno dei talenti donati dal Signore che può essere usato per condividere, donare, contribuire a creare un mondo di pace. Voi sportivi, con i vostri esercizi, siete testimoni dell’autodisciplina”.
Nel rivolgersi agli atleti, monsignor Miniero li ha incoraggiati a seguire “itinerari fecondi”: “Partite con l’entusiasmo di chi perde la vita e la ritrova in Dio”. L’arcivescovo ha poi sottolineato come questa manifestazione costituisca una preziosa occasione di rilancio e di speranza per tutta la città, sollecitando una stretta collaborazione tra tutte le forze coinvolte e richiamando l’importanza della tutela della salute, con l’obiettivo comune di lanciare al mondo un concreto messaggio positivo: “La comunità ionica accoglie con gioia e gratitudine. Non siete qui solo per le gare sportive, ma per dare un messaggio di pace solcando tutti i mari dalle sponde dello Ionio. Lo sport educa alla fraternità tra i popoli”.
A margine della celebrazione, monsignor Miniero ha infine ribadito il valore profondo della manifestazione in cui sono coinvolti 26 paesi: “Per noi significa che lo sport è il modello di una società nuova dove tutti possono partecipare, tutti possono incontrarsi e, nel nome dell’uomo, si può pensare a una società di persone che concorrono per il bene e cercano il bene nell’altro attraverso lo sport, le sue regole e il suo impegno. Abbiamo una gioia immensa nell’ospitare a Taranto questo evento straordinario”.

