Francia, esplode la rabbia degli studenti. Pastorale giovanile: “È il grido di una gioventù in sofferenza che chiede di essere ascoltata”

Scritto il 02/10/2026
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Caos e violenze. Più di trecento poliziotti e gendarmi feriti e quasi duemila fermi in tutta la Francia. La mobilitazione degli studenti francesi, partita dalle periferie di Parigi per denunciare la mancanza di insegnanti e di mezzi nella scuola pubblica, è sfociata in vere e proprie rivolte con scuole date alle fiamme e scontri con la polizia. “Tra i 65 dipendenti dell’Istruzione pubblica rimasti feriti, ci sono 40 presidi”, ha precisato il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, in un’intervista stamattina a Bfmtv. In un liceo di Marsiglia il preside e i collaboratori sono stati aggrediti e cosparsi di benzina. Sono stati appiccati incendi ovunque ma i roghi più gravi hanno riguardato Nantes e Bordeaux, dove sono andati in fumo un paio di licei. Nella sola regione parigina, più di 200 i licei coinvolti, in un quarto dei casi divenendo teatro di atti violenti, con decine di fermi. Circa una trentina, in parallelo, i campus universitari in agitazione.

È una Francia in fiamme quella andata in scena nelle ultime ore e tutto ciò avviene a solo una settimana da un Paese che aveva offerto di sé tutt’altre immagini con il viaggio di Papa Leone e il suo incontro con gli 8omila giovani allo Stade de France di Parigi.

Giovani alla veglia di preghiera allo Stade de France con Papa Leone (Foto Marvin Prevost / Diocèse de Paris)

“La bellezza di quel raduno e le violenze di questa settimana sono due facce della stessa realtà della gioventù francese: da una parte una vera e propria sete e dall’altra una crisi umana e spirituale”, spiega al Sir padre Christophe Danset, delegato nazionale per la Pastorale giovanile presso la Conferenza episcopale francese. Che aggiunge: “Vi sono indubbiamente delle cause contingenti: dal divieto del cellulare nei licei, che ha certamente generato frustrazioni, alla crescente pressione politica in vista delle elezioni… Tuttavia, la radice del problema risiede altrove: nella difficoltà di progettare il proprio futuro in un contesto segnato dalla crisi climatica, dalle tensioni internazionali e dal timore verso l’intelligenza artificiale.

Si può certamente affermare che la protesta dei liceali sia una manifestazione politica di questa realtà di una gioventù in sofferenza.

A mio avviso, la ‘gioventù del Papa’ può senz’altro provare a portare un po’ di quello spirito di dialogo che il Papa ci ha trasmesso. Possiamo sperare che i giovani e gli educatori colgano l’occasione per ricreare spazi di dialogo”.

Interpellata dal Sir, Faustine Fayette, delegata dall’arcivescovo di Parigi per la pastorale dei giovani adulti (18-35 anni), non ha dubbi: “L’anno che precede le elezioni presidenziali è sempre un anno di tensione e, purtroppo, i giovani ne sono spesso il bersaglio. Parliamo, nello specifico, della fascia compresa tra i 15 e i 25 anni.

I giovani vengono presi di mira dalle strategie di marketing e, successivamente, strumentalizzati dai partiti politici.

Di conseguenza, per questi partiti – e mi riferisco, nel nostro caso, all’area degli estremismi – la definizione stessa di ‘giovane’ implica anche un’energia che può rendere più facilmente inclini a posizioni rivoluzionarie. Questo può essere un elemento molto positivo, ma può anche, purtroppo, degenerare in forme di estremismo negativo”.

Ma la voce dei giovani va assolutamente ascoltata e presa sul serio. È proprio qui che si nasconde la ragione della rabbia che è letteralmente esplosa nelle città francesi in questi giorni. “I giovani possono covare una rabbia che rimane latente, perché non sempre si sentono ascoltati”, spiega la responsabile della pastorale giovanile parigina. “Si sentono dimenticati, ignorati, e tutto questo è alimentato da una profonda angoscia. Ed è proprio ciò che diceva padre di Danset: alla base c’è una crisi spirituale e una crisi di senso”. I problemi esistono e le problematiche sono concrete. Non c’è stabilità. Non si ha il tempo di consolidare le riforme. Ma quello che emerge veramente dalle piazze è un grido.

La pastorale per i giovani adulti (18-35 anni) dell’arcidiocesi di Parigi, parte proprio da qui: “dall’ascolto e dal prendersi cura”.

“Per me – spiega Fayette – sono due parole chiave quando parliamo di questi giovani. Nel nostro ruolo di Chiesa e di giovani cristiani, dobbiamo riconoscere che i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di essere ascoltati e di sentirsi compresi. Il problema è che facciamo fatica a dedicare tempo all’ascolto. Vediamo per esempio che a volte, i giovani vengono alle nostre iniziative anche senza essere necessariamente cattolici o persino battezzati, ma partecipano perché sentono che quello può essere un luogo di ascolto e di accoglienza. Credo molto nell’immagine di Papa Francesco della Chiesa come di un “ospedale da campo”, uno spazio che sa aprirsi a tutti, dove c’è tempo per mettersi in ascolto e nel dialogo, offrire un orientamento. Sono ambiti sui quali la Chiesa deve ancora lavorare. Non sono obiettivi raggiunti. No, è un cammino in corso. È la rotta che ci siamo dati”.

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