La vigna della Bibbia e dei Vangeli, e il cammino della vita attraverso il sacrificio e la rinascita: un percorso che dimostra come le scritture e la fede non siano astratte parole di un culto sterile, ma compagnia e sostegno in un percorso in cui il dolore non è più fallimento e presagio di morte, ma necessaria parte nella nostra strada.
Questo affascinante e utile cammino comparativo tra il ciclo del vino, la vita di ognuno e il messaggio del Cristo è ripercorso oggi attraverso un libro, “Il Dio che aspetta settembre. La vigna del Signore e il vino degli uomini” (Degustadeo, 275 pagine, 24 euro), scritto da un sacerdote, Roberto D. Cassano, che ha esercitato il ministero pastorale in alcune parrocchie di Roma e che unisce la cura per le anime ad una dimensione apparentemente solo corporea, la produzione vinicola, e che in realtà, ce lo spiega nel suo libro, è un elemento che unisce corpo e anima, piacere e sofferenza, caduta e redenzione.
Quando narra il lungo cammino della vite verso l’epilogo della vendemmia, senza neanche accorgercene ci troviamo in un viaggio in cui si rivela la verità di quel “de te fabula narratur” di oraziana memoria, perché di ognuno di noi si parla in questa storia. E ci si rende conto, immergendoci in queste pagine, come anche ciò che chiamiamo materia, perfino nei suoi minimi organismi, non è vile sostanza senz’anima, bensì parte integrante di un cammino in cui il torchio, ma anche l’inizio, la speranza, la possibile e talvolta necessaria disillusione si rivelano momenti di crescita e consapevolezza.
Come afferma l’autore “settembre è il mese in cui si raccoglie ciò che è stato seminato in primavera, curato in estate, sorvegliato con ansia durante le piogge di agosto e il sole di luglio”, e durante questo ciclo di stagioni si verificano incidenti di percorso, ma anche momenti essenziali perché la vita continui: questi elementi sono legati alla morte, alla caduta del chicco, al taglio di parti della pianta affinché i frutti della prossima stagione siano più grandi e ricchi di sostanza.
Come è stato osservato anche nella catechesi sui rapporti tra Sacra Scrittura, scienza e degustazione comunitaria svoltasi nel mese di settembre a Sulmona, un sottile filo rosso unisce la terra al cielo, e la coltura – e cultura – del vino ne è una prova tangibile. Come l’Ecclesiaste, qui citato, ammoniva, c’è un tempo per ogni cosa, e anche “un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante”, e questo non riguarda solo la dimensione enologica, perché di tutti noi si parla in questo avvicendarsi delle stagioni e di eventi che non possiamo prevedere: anche la scienza ha mostrato come non ci sia possibilità di determinare ogni cosa attraverso i nostri calcoli.
Il Noè che pianta la vigna dopo il diluvio e fa l’esperienza dell’ebbrezza e della vergogna, il Gesù che trasforma il vino, assieme al pane, nel mistero della comunione con lui oltre lo spazio-tempo, e la festa della ricongiunzione dopo l’esilio, ci vengono presentati da Cassano come episodi che emanano senso profondo, come quello di un vino che rimanda al sangue, e il sangue ad un sacrificio e ad un ritorno, che è anche una riconciliazione.
Un libro che ci aiuta a capire come la natura non sia un qualcosa di separato dal nostro umano cammino, ma una forma di vita che conosce, proprio come accade a noi, una nascita su terreni che non sempre sembrano adatti, e poi un crescere, e un taglio, e poi il fruttificare, e continuare a produrre sostanza ed essenza anche nel dopo, quando i nostri frutti-figli se ne vanno da noi: allora, grazie anche a queste pagine, possiamo dire sì a questo apparente circolo vitale che è però anche singolarità e vita dopo l’apparente fine.
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