Eventi sconvolgenti

Scritto il 07/01/2026
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Il 2026 si è aperto con due notizie, che sono apparse, pur in maniera diversa, sconvolgenti e sconcertanti. Poco dopo il countdown della mezzanotte, il 1° gennaio, la tragedia in una rinomata località svizzera, Crans-Montana, dove 40 giovani e giovanissimi hanno perso la vita e 120 sono rimasti feriti, alcuni ancora gravissimi; e nella notte del giorno dopo, dal 2 al 3 gennaio, la rocambolesca cattura, nella loro camera da letto, del presidente del Venezuela Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores da parte delle forze speciali statunitensi con un fulmineo blitz. Qualche breve riflessione a ruota libera su ambedue le vicende, che accostiamo per l’impatto avuto nelle cronache di quei giorni e nella sensibilità di molti, se non di tutti.
Sulla prima non sarà mai abbastanza il dolore da esprimere per quelle giovani vite stroncate o gravemente lese proprio nel pieno della festa all’arrivo del nuovo anno; né abbastanza la solidarietà verso le loro famiglie così duramente colpite. Un pensiero e un ricordo speciale per le ragazze e i ragazzi italiani: i 6 morti, e i 13 feriti che stanno ancora lottando in ospedale, cui va l’augurio di tutti per la guarigione. E’ anche d’obbligo però porsi domande – come stanno facendo gli inquirenti – sulle responsabilità e sull’effettivo rispetto delle misure di sicurezza (emergono non poche falle!) e parallelamente anche sulla superficialità o inconsapevolezza con cui giovani e famiglie hanno aderito ad una festa del genere, risultata fatale. Superficialità, che rasenta l’incoscienza, anche per gli organizzatori, i conduttori e gli stessi partecipanti se si pensa alla ben poco geniale, per quanto suggestiva, trovata delle candele scintillanti innestate sulle bottiglie di champagne, sollevate sempre più in alto fino al troppo fragile soffitto; e, ancora, alla incredibile “distrazione” collettiva che ha portato a continuare a ballare mentre le fiamme già si propagavano, fino a rendere impossibile la fuga per molti, letteralmente divorati dal fuoco in un’aria ormai resa infernale. Si è scoperto e ammesso poi che quella trovata è da tempo diffusa un po’ ovunque; speriamo che d’ora in poi sia evitata, anzi vietata! Un altro tema su cui riflettere sarebbe l’alto costo della serata (come, del resto, in tanti altri casi non meno snob), che rende ancora più assurdo pagare così tanto per …morire! C’è addirittura chi si è azzardato a dire (l’abbiamo purtroppo sentito con i nostri orecchi), venendo meno anche alla pietà più doverosa, che …almeno questa volta non sarebbero morti dei poveri grami. Ma la morte, come equipara tutti, apre a tutti, senza distinzione, una speranza di vita eterna.
Per la seconda, sulla quale si è detto e scritto molto di più e a più vasto raggio, la constatazione più immediata è che il diritto internazionale dei rapporti tra gli stati continua ad essere impunemente calpestato. In tal senso – a darne ancor più la misura – è tragicomicamente curioso che a rilevarlo, denunciando il collega americano, sia stato proprio l’inquilino del Cremlino, che da quattro anni sta calpestando il diritto alla sovranità e all’integrità territoriale di una nazione vicina. La nostra presidente del Consiglio (e il suo governo) ha trovato il modo di cavarsela dissociandosi dal metodo d’intervento, ma avallando l’operazione in sé come lecita “autodifesa”. La questione sarebbe da affrontare da più punti di vista. Da quello della carta dell’Onu non c’è proprio giustificazione: si tratta, anzi, di un ulteriore colpo all’ordine mondiale, che da tempo ormai sta accusando pericolose crepe, tanto da imporne un radicale riassestamento (ad esempio, con la più volte indicata e invocata eliminazione del diritto di veto dei cinque grandi che siedono in permanenza al Consiglio di sicurezza potendolo manovrare ciascuno a proprio piacimento). Palese anche il “via libera” che proviene dalla pretesa di Trump di “governare” egli stesso il Venezuela (pur venendone ora frenato), o dalla ribadita volontà di accaparrarsi persino la Groenlandia (nonostante il ritorno d’orgoglio europeo firmato, con quello della Danimarca, da altri sei capi di stato, tra cui la pur prudente Meloni) ai pari grado russo e cinese sulle rispettive brame collaterali: Ucraina e Taiwan, ma non solo. Il punto di vista principale è quello venezuelano, da cui però le cose non appaiono chiare poiché, a fronte degli 8 milioni di emigrati, ai milioni di oppositori del regime autoritario-dittatoriale chavista (pseudocomunista), al migliaio di internati politici (tra cui anche, da quasi 14 mesi, il veneziano operatore umanitario Alberto Trentini, con altri italiani che speriamo possano ora uscirne), si erge il “governo legittimo” della neopresidente ad interim Delcy Rodriguez che sta già arrestando con i suoi apparati (e i non pochi sostenitori) gli eventuali complici del blitz statunitense. Le sorti del Venezuela – dove non sono pochi anche gli oriundi italiani – restano a grave rischio; quelle del mondo intero, di questo passo, lo seguono a ruota…

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