Triduo pasquale con gli occhi delle vittime di abusi: il percorso del Servizio tutela minori della Cei

Scritto il 02/04/2026
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“Nella nostra vita è accaduto l’opposto di questo gesto. Un sacerdote ha usato la sua autorità spirituale per servirsi di noi”. Sono parole che pesano come pietre, scritte dai familiari delle vittime di abusi in ambienti ecclesiali. Compaiono nei sussidi per il Triduo pasquale 2026 elaborati dal gruppo di studio “Cura ecclesiale per vittime e sopravvissuti agli abusi” del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili (Sntm) della Cei. Quattro meditazioni – dal Giovedì Santo alla Domenica di Pasqua – che rileggono la Passione, la morte e la Resurrezione di Cristo con lo sguardo di chi ha subito violenza proprio da chi avrebbe dovuto custodirlo. “Quest’anno vogliamo vivere il Triduo pasquale con gli occhi e il cuore di chi ha vissuto l’abuso in ambienti ecclesiali”, scrivono Chiara Griffini, presidente del Servizio, ed Emanuela Vinai, coordinatrice, nella lettera che accompagna i materiali inviati a vescovi, coordinatori regionali e responsabili dei centri di ascolto.

Dalla lavanda dei piedi alla croce: il tradimento del potere
Il percorso del Giovedì Santo parte dal gesto della lavanda dei piedi per denunciare il suo rovesciamento nell’abuso: “Colui che ha autorità divina non la esercita per imporsi, ma per servire”, si legge nel sussidio, mentre “nella nostra vita è accaduto l’opposto di questo gesto. Un sacerdote ha usato la sua autorità spirituale per servirsi di noi”. La meditazione, scritta in prima persona dai familiari delle vittime, denuncia lo “stupro della coscienza” che precede e accompagna l’abuso sessuale: “L’abuso non è finito lì”, avverte il testo, chiedendo che “l’autorità della Chiesa eserciti il suo potere come Gesù lo esercita nel Vangelo: ascoltando, curando, servendo chi è stato ferito”.

Il Venerdì Santo approfondisce il parallelo tra la Passione e l’esperienza dell’abuso attraverso il commento di una persona abusata che si trova “a pregare invocando aiuto attraverso la Parola di Dio nei momenti bui”.

Il testo individua le dinamiche comuni: il tradimento di una relazione di fiducia, l’abuso di potere, la negazione della verità, l’abbandono della vittima. “Quante volte le vittime vengono trasformate in carnefici provocatori e gli abusatori presentati come vittime”, osserva la meditazione, richiamando la domanda di Pilato sulla verità. Il rinnegamento di Pietro diventa specchio di una complicità diffusa: “Quante volte, per mancanza di coraggio, si rimane testimoni silenziosi dei soprusi”.

Dal silenzio del Sabato Santo alla speranza della Resurrezione
Il Sabato Santo invita a sostare nel silenzio di Maria ai piedi della croce, figura delle “tante madri e famiglie delle vittime degli abusi che, invece di urlare, preferiscono tacere”. Non rassegnazione, precisa il sussidio, ma “un percorso che passa attraverso la riflessione sul male che raggiunge anche chi non ha colpa, l’esperienza dell’impotenza di chi rimane accanto all’abusato”. Per le famiglie delle vittime, “attendere la deposizione dalla croce vuol dire aspettare i lunghi e incerti tempi della giustizia civile”.

La Domenica di Pasqua chiude il cammino con la meditazione “Una nuova alba”, centrata sulle tre diverse reazioni dei discepoli davanti al sepolcro vuoto: Maria che congettura, Pietro che constata perplesso, il discepolo amato che “vide e credette”.

È quest’ultimo a indicare la via: “Far spazio alla possibilità, cedere alle parole o agli occhi di qualcun altro”. Il Servizio, presieduto da Griffini, è attivo su tutto il territorio nazionale con 108 centri di ascolto e oltre 1.100 operatori impegnati nella formazione e nella prevenzione: “Un cammino condiviso per non perdere mai il filo rosso della speranza”.

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