Giusy Buscemi: “Vanina è una donna sicura del suo talento ma non ha paura delle sue fragilità”

Scritto il 07/03/2026
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Una tappa importante nella carriera dell’attrice siciliana Giusy Buscemi è il ruolo di Vanina Guarrasi, protagonista della serie “Vanina. Un vicequestore a Catania”, dai racconti di Cristina Cassar Scalia (Einaudi), portati sullo schermo dalla Palomar. In occasione della nuova stagione (la seconda), dal 4 marzo su Canale 5 e Mediaset Infinity, abbiamo incontrato l’attrice. Negli ultimi anni si è divisa tra cinema e Tv, mettendo in fila una serie ruoli significativi. Oltre a “Vanina” – la prima stagione le ha fatto vincere il Nastro d’argento – Premio Nuovo Imaie – è ritornata nei panni dell’ispettrice Manuela Nappi in “Un passo dal cielo” (Rai, 2024), misurandosi poi con quelli dell’aristocratica Fanny Targioni Tozzetti nella miniserie “Leopardi. Il poeta dell’infinito” (2025) di Sergio Rubini. A inizio aprile, poi, sarà al cinema come coprotagonista insieme a Pif – Pierfrancesco Diliberto della commedia “…che Dio perdona a tutti” (2026), firmata dallo stesso Pif.

Vanina Guarrasi, un ruolo che ha impresso un cambiamento nella sua carriera. È così? Come è stato ritrovarla?
Assolutamente sì. Penso sempre di più che esista un prima e un dopo “Vanina”, da un punto di vista personale e professionale. Forse è il primo ruolo in cui non si partiva dall’esteriore, da vestiti o trucco. Vanina indossa sempre gli stessi abiti, ha questo taglio corto lontano da vezzi.

Mi sono accostata al personaggio partendo da dentro, dai suoi bisogni, desideri, paure e vulnerabilità. Tutto questo mi ha aperto un mondo, e interpretarla una seconda volta è stato ancora più bello.

Nella prima stagione, infatti, ero entrata in punta di piedi, cercando di capire fin dove potevo spingermi. Nella seconda è stato come ritrovare compagni di viaggio, con atmosfere consolidate, che mi hanno trasmesso sicurezza, e quindi la possibilità di osare di più.

Come le colleghe Lolita Lobosco, Petra e Imma Tataranni, Vanina nasce dalla penna di una scrittrice. Personaggi che hanno ridefinito l’immaginario femminile sullo schermo: donne al vertice, coraggiose, anche “imperfette”, in prima linea per la giustizia. Cosa ne pensa?
Mi piace molto la definizione “imperfette”, perché è la chiave per sentirsi più vicino a un personaggio. Vanina è una donna che emerge per la grande sicurezza del suo talento, che vediamo in atto e su cui non c’è alcun dubbio; allo stesso tempo, è una donna che non ha paura delle sue fragilità. Nella prima stagione voleva mettere delle barriere ogni volta che si entrava nella sua sfera privata; adesso, al contrario, cerca di tirar fuori le sue paure e questo la rende più empatica, più vicina e amata, a un femminile che può essere tante cose e non un’unica rappresentazione.

Forte della scrittura della Cassar Scalia, della produzione Palomar, come pure delle atmosfere siciliane, Vanina richiama anche il mondo del “Commissario Montalbano”. Cosa ne pensa? E da siciliana, quanto è importante il racconto della sua terra lontano da stereotipi?
Da siciliana, il riferimento a Montalbano è desiderato. È il racconto di una Sicilia al femminile, con tutte le sue particolarità e diversità. Gli stereotipi? Sono felice che venga proposta una Sicilia diversa, senza timore dei chiaroscuri. È una serie radicata profondamente nella nostra terra, che ne valorizza la bellezza.

In particolare, la città di Catania è sorprendente, (ri)scoperta come località di mare ma anche di montagna, di quiete e caos; una città in costante movimento, ben rappresentato dall’Etna, che più volte abbiamo visto in attività durante le riprese.

Una Catania ritratta anche di notte, piena di eventi e manifestazioni, che raccontiamo e al contempo abbiamo vissuto. Siamo stati lì per quindici settimane, tra esterni e interni, vivendo l’atmosfera di una scolaresca in gita.

Sente che Vanina abbia detto tutto? O c’è spazio per un ritorno?
Lo si capirà alla fine di questa stagione… Succede qualcosa di talmente inaspettato che per forza sarà necessario tornare sul set. Noi stiamo pensando già alla terza, e la Cassar Scalia sta scrivendo altri universi per Vanina e la sua squadra. Il desiderio dunque c’è, ed stiamo lavorando per quello.

Dopo Manuela Nappi in “Un passo dal cielo” e Vanina, entrambe sul sentiero della giustizia, quale altro ruolo vorrebbe interpretare? Cerca di lavorare su personaggi che intercettano il suo universo valoriale?
Un ruolo che vorrei interpretare è all’interno di un film western, magari proprio in Sicilia. Rispetto al percorso valoriale, non mi spaventa raccontare personaggi che hanno scelte di vita o caratteri completamente diversi dal mio. Ci sono dei ruoli che forse potrei non raccontare io, perché magari non li sento miei, ma tutto dipende sempre dal progetto.

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