Nei cieli dell’Ucraina, droni e missili Shahed. Strage di civili a Kharkiv, due giorni di lutto

Scritto il 19/08/2026
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Attacchi incrociati tra Ucraina e Russia. Ai droni lanciati dagli ucraini in Russia, i russi rispondono con attacchi diffusi e mirati in tutta l’Ucraina. Secondo quanto riferisce l’Aeronautica militare ucraina attraverso Telegram, le forze di difesa aerea ucraine hanno abbattuto solo nella notte tra il 18 e il 19 agosto 56 droni e due munizioni a guida autonoma “Banderole” utilizzati dalle forze russe negli attacchi contro l’Ucraina. A partire dalle 18 di martedì 18 agosto (ore 17 in italiana), le forze russe hanno lanciato un attacco utilizzando due missili balistici “Iskander-M” e 65 droni d’attacco, tra cui velivoli della serie Shahed, munizioni a guida autonoma “Gerbera” e “Banderole” e droni esca “Parody”. I lanci sono avvenuti dai territori russi di Kursk e Orel, nonché dalle zone occupate di Donetsk, Hvardiyske e Crimea.

Il “bollettino di guerra”. Sempre dalla serata del 18 agosto, le forze russe hanno attaccato più di dieci volte due distretti della regione di Dnipropetrovsk, utilizzando droni e artiglieria. Secondo quanto riferito da Ivan Fedorov, capo dell’amministrazione militare regionale di Zaporizhzhia, su Telegram, “una persona è rimasta uccisa e altre sei ferite a seguito dell’attacco nemico a Zaporizhzhia”. Le forze russe hanno colpito un edificio residenziale multipiano con un drone. La comunità di Pechenihy, nella regione di Kharkiv, ha proclamato il 18 e il 19 agosto giorni di lutto per le vittime dell’attacco missilistico russo avvenuto nella mattina del 18 agosto. Secondo quanto dichiarato dal sindaco, a mezzogiorno il bilancio era di 10 morti e 20 feriti, anche se il numero delle vittime non è ancora definitivo. Secondo quanto riporta oggi su Facebook lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina, le perdite totali in combattimento tra le truppe russe dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina — dal 24 febbraio 2022 al 19 agosto 2026 — ammontano a circa 1.471.160 persone, inclusi 1.190 nelle ultime 24 ore.

La guerra in Ucraina miete sempre più vittime tra i civili. È la Missione ONU per il Monitoraggio dei Diritti Umani (HRMMU) a fare “il punto” in un Report recentemente pubblicato.

Luglio 2026 è stato il mese in cui sono stati uccisi e feriti più civili rispetto a qualsiasi altro mese dal marzo 2022, segnando un nuovo record nell’escalation dei danni civili di quest’anno.

La Missione Onu conferma che “solo” nel mese di luglio, almeno 437 civili sono stati uccisi e 2.610 feriti in Ucraina, segnando un aumento del 30 per cento rispetto al mese precedente e del 70 per cento rispetto a luglio 2025. Con almeno 54 civili uccisi e 202 feriti, Kiev è stata una delle città più colpite dell’Ucraina a luglio. Dal 24 febbraio 2022, la Missione Onu ha verificato almeno 16.874 civili uccisi, inclusi 820 bambini, e 51.273 feriti, tra cui 3.126 bambini. Nel Report, la stessa Missione Onu parla di 79 civili uccisi e 601 feriti nella Federazione Russa a luglio. Ma l’organizzazione non è stata in grado di verificare in modo indipendente questi dati secondo i suoi standard di verifica a causa della mancanza di accesso e delle informazioni limitate.

La difficile vita in Bielorussia. Intanto la Conferenza episcopale ucraina rilancia sul suo sito la notizia secondo cui “nonostante la cooperazione attiva del clero della Chiesa cattolica romana in Bielorussia con le autorità, i casi di mancato rinnovo del permesso per sacerdoti stranieri di servire nel paese stanno diventando sempre più frequenti”. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa cattolica “Risu” 11 sacerdoti dell’Arcidiocesi di Minsk-Mogilev, di nazionalità polacca, saranno costretti a lasciare la Bielorussia, poiché non hanno ricevuto il rinnovo del permesso provvisorio dall’Ufficio del Commissario per le Religioni e le Nazionalità per continuare le attività religiose. L’arcivescovo Józef Stanevsky di Minsk-Mogilev ha inviato una lettera di richiesta al presidente Alexander Lukashenko affinché conceda il permesso a questi sacerdoti così che possano “servire in Bielorussia”.

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