Sulla figura di san Francesco in questi mesi, e soprattutto in questi giorni, si è detto e scritto moltissimo. Di lui sono state ricordate parole e azioni che sono entrate nella storia. Con un’eredità spirituale ancora oggi più viva che mai. Tante sono le definizioni che gli sono state cucite addosso: un ecologista attento alla salvaguardia del creato, un pacifista che è arrivato a rischiare la vita per fermare una guerra sanguinosa, un precursore dei Santi sociali, un “rivoluzionario” che ha sovvertito la Chiesa. Definizioni corrette, sostenute da quanto il santo ha effettivamente compiuto. Ma c’è un aspetto più “autentico” che caratterizza san Francesco. A ricordarlo e a metterlo in luce è stato il presidente della Repubblica, intervenendo alla festa nazionale dedicata al santo: “Francesco e Chiara – la sua discepola, amica e sorella nelle scelte, protagonista con Francesco di quella grande opera di rinnovamento religioso e civile – erano soprattutto innamorati di Dio e del Vangelo. Il loro linguaggio, che tuttora appare affascinante e contemporaneo, ricco di spunti anche sociali e umanitari, non può essere separato dalla dimensione religiosa, dalla fede ardente e incrollabile, dall’adorazione di Dio, dall’amore per gli uomini”. Una dimensione su cui riflettere.
(*) direttore de “La Vita casalese” (Casale Monferrato)
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