Nelle sante messe di sabato e domenica celebrate nelle tre chiese di Olgiate Comasco è stato salutato con lunghi applausi l’annuncio dei sacerdoti, prima della benedizione finale, del decreto per la costruzione del nuovo oratorio che il Dicastero del Clero ha indirizzato al vescovo di Como, card. Oscar Cantoni, con la seguente lettera:
La realizzazione del nuovo Oratorio comporta un impegno finanziario di circa 4 milioni : in questi ultimi tre anni grazie a Bcc Cantù, Fondazione Cariplo con Regione Lombardia, le donazioni dei parrocchiani di Olgiate Comasco e dopo attento cammino e accompagnamento e sostegno economico da parte della Conferenza episcopale italiana la copertura finanziaria supera 80 per cento.
Tutto ebbe inizio oltre tre anni fa quando a don Flavio Crosta, nuovo prevosto di Olgiate Comasco, il vescovo indicò la priorità dell’oratorio, in sostituzione della struttura chiusa dal 2017. È stato un percorso lungo e a volte impervio. Sono matti questi olgiatesi – in diversi lo hanno detto – che vogliono un oratorio quando le chiese si svuotano e i giovani cercano altri punti di riferimento, se non si chiudono in sé stessi. Pressapoco iniziava così il discorso al Tavolo della competitività della Camera di commercio di Como, anticipazione della presentazione del progetto “Oratorio San Giovanni Bosco: ridisegno dell’area rivolto all’inclusività” al bando di Fondazione Cariplo con Regione Lombardia. Coloro che hanno conosciuto la realtà di Olgiate Comasco, 12.000 abitanti, hanno sperimentato come sia una comunità fortemente legata a identità e tradizioni, ma proiettata nel futuro con il proprio futuro, cioè i bambini e i ragazzi. Prima la Bcc Cantù, poi Fondazione Cariplo con Regione Lombardia e dopo un lungo e attento cammino anche la Conferenza episcopale italiana, grazie al card. Oscar Cantoni, hanno creduto in questi matti dando fiducia alla comunità per un progetto fondato su principi di accoglienza e polifunzionalità. E nell’attesa l’oratorio piuttosto che svuotarsi, scorato dalle lungaggini burocratiche, si è riempito. Anziché scemare, la voglia di fare oratorio si è ravvivata: i ragazzi di ieri, oggi uomini professionisti e giovani pensionati, si sono resi disponibili chi portando gratuitamente le proprie competenze alla Commissione che supporta il parroco nelle questioni burocratiche – il coordinatore Vittore De Carli, la segretaria Anna Colombo, il commercialista Fabrizio Milesi, il legale Angelo Pozzoni, gli industriali Roberto Briccola e Claudio Taiana- chi sporcandosi ancora le mani per smontare, spostare, ricoverare, tagliare, smaltire, pulire. L’urgenza si è fatta impegno per aiutare i giovani che, da adolescenti, si sono visti chiudere fuori dal cancello, ma anziché trovare un posto altrove hanno duramente lavorato perché tutto ciò che era ancora utile e in buono stato fosse tenuto e utilizzato, adattato agli spazi rimasti, oppure smaltito per fare spazio a nuovi progetti. Anche gli adolescenti di oggi, contagiati da questo desiderio di oratorio e guidati da don Pietro Grandi, il vicario, hanno dato il loro contributo a smontare poltrone su cui non si erano mai potuti sedere. Vedere i volontari che hanno lavorato alacremente in questi mesi, e ancora più febbrilmente nelle ultime settimane, ha ricordato la vita che è passata in quegli spazi: tornei, feste dei canestri, Grest, marce del Primo maggio, palio di San Gerardo, pesche, crotti, carri; manifestazioni, insomma, che scandivano l’anno pastorale.
Il progetto del nuovo oratorio – creato e sviluppato dell’architetto Alessandra Mastrogiacomo – validato dall’architetto Carlo Valentini parte proprio dalla storia di ciò che intende sostituire: quanta pioggia hanno preso i volontari per passare dalla cucina alla cappella, o dalla sala del teatro al bar.
Ecco la necessità di uno spazio unico per ciò che serve oggi e servirà domani per cui deve essere polifunzionale, capace di assecondare le necessità mutevoli di una parrocchia sempre in cammino. È stato un dispiacere non potersi avvalere del teatro, bello, ma privo di autorizzazioni della competente Commissione sia per pubblici spettacoli sia per altri usi. Quindi, salvo cucina e bagni, nulla è pensato come fisso e immutabile e, al contrario, tutto è modulabile secondo la necessità di educatori, animatori, catechisti. Lo stesso salone vanterà la polifunzionalità che non prevede un arredo prestabilito, ma si potrà via via attrezzare, all’evenienza anche con 200 posti a sedere, fermo restando che al centro del progetto non ci sono i numeri, ma le persone. “Datemi una leva e solleverò il mondo”, diceva Archimede, ai ragazzi dell’oratorio bastava molto meno per “tirar su il mondo”: a loro tempo e con i propri modi, generazioni di giovani hanno dato vita a quegli spazi riempiendoli di gioia, di momenti belli e di difficoltà superate insieme. E ancora oggi siamo tutti ragazzi dell’oratorio nel progetto, nella raccolta di fondi, nei lavori pratici, ognuno secondo i propri talenti. All’inizio di ottobre la diocesi di Como ha autorizzato la demolizione del fabbricato del vecchio oratorio San Giovanni Bosco, nell’imminenza del decreto della Conferenza episcopale italiana per la costruzione della nuova struttura. È stata la nostra leva. Grazie alla disponibilità degli uffici comunali – dall’Area edilizia privata e urbanistica allo Sportello unico per le attività produttive e all’Ufficio ambiente ed ecologia, senza dimenticare il Comando di polizia locale – e dell’Amministrazione, abbiamo potuto iniziare i lavori, recando il minore disagio possibile alla popolazione. È fare oratorio anche lavorare con rispetto delle persone che ci circondano, oltre che delle procedure e delle normative. E così, tra l’emozione degli ex ragazzi, una soleggiata mattina di novembre il cortile è diventato un cantiere cominciando a delineare il luogo dove le nuove generazioni potranno costruirsi futuri ricordi nel loro nuovo oratorio, grazie alla comunità che si è messa in ascolto dei propri ragazzi.
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