Papa in Uruguay: bisogna “mettersi in cammino” verso chi si è allontanato

Scritto il 08/11/2026
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Il sesto viaggio apostolico internazionale di Papa Leone XIV, finora il più lungo del pontificato, compiuto a sole tre settimane dall’intervento chirurgico per un tumore al polmone, è cominciato con un bagno di folla. In Uruguay, nel primo dei tre Paesi che visiterà nell’arco di 12 giorni, insieme all’Argentina e al Perù, 30mila persone lo hanno accompagnato nel tragitto dall’aeroporto di Montevideo a piazza Indipendenza, cuore della città. Davanti al monumento al padre della Patria, José Gervasio Artigas, Leone ha passato in rassegna tutti i temi portanti di uno dei Paesi più secolarizzati del Sudamerica, che ha festeggiato 40 anni di democrazia ininterrotta.

“Non abbiate paura del per sempre, siate santi”,

l’invito ai giovani nella veglia allo stadio del Centenario di Montevideo, davanti a 100mila persone. A Florida, nell’omelia della messa finale, il Papa si è rivolto alle donne: “Grazie per aver creduto e per aver mantenuto aperto, in tante famiglie, un cammino verso Dio. Madri e nonne: non stancatevi mai di trasmettere la fede!”.

“Non possiamo aspettare sempre che chi si è allontanato torni da solo: bisogna mettersi in cammino”,

la consegna finale.

“L’autorità pubblica trova la sua ragion d’essere nel servizio al bene comune”, ha affermato il Pontefice nel suo primo discorso in Uruguay.

“La pace è possibile e siamo chiamati a costruirla”,

il fuori programma a braccio rivolto ai fedeli riuniti all’esterno della basilica di Nuestra Señora del Rosario di Paysandú, dove Leone ha fatto una breve sosta. Nella prima messa presieduta nel Paese, davanti a 40mila persone, nel Parque París e Londres di Paysandú, una delle città più popolose, méta di una massiccia immigrazione italiana, il Papa ha reso omaggio al “vescovo gaucho”, il beato Jacinto Vera, il cui corpo riposa nella cattedrale di Montevideo, dove ha celebrato i Vespri con il clero. I ponti, le palme e il mate, i tre simboli citati: “Siate ponti, siate comunità fraterna, che si riunisce e condivide la vita e i progetti, i sogni e le speranze, soprattutto con i più bisognosi”. Come quelli di Casavalle, uno dei quartieri più poveri della capitale uruguaiana, dove Leone ha benedetto 12 abitazioni destinate a famiglie in condizioni di disagio economico e realizzate grazie all’impegno della parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe.

“Non possiamo passare oltre quando sappiamo che in Uruguay ci sono bambini che non vanno a scuola per paura di non tornare più”, il grido d’allarme: “Non possiamo mettere a tacere la nostra coscienza quando constatiamo che una madre non ha i mezzi per sfamare i propri figli. Non possiamo ignorare che intorno a noi ci sono molte persone che soffrono, che sono sole e vulnerabili.”

No ad aborto ed eutanasia. “Pensare alla vita che ha inizio, ma anche a quella che sta ancora crescendo nel grembo materno”, l’invito da piazza Indipendenza, rilanciato durante l’incontro con il mondo dell’educazione, nell’Università cattolica dell’Uruguay: “Dobbiamo proclamare nuovamente che

la vita umana va rispettata in tutte le sue fasi e in tutti i suoi stati.

Nessuno merita di essere respinto”. Chiara e netta la presa di posizione contro il presunto diritto a morire: “Spetta a tutti fare in modo che ogni persona possa vivere con dignità, ricevere le cure di cui ha bisogno ed essere accompagnata fino al termine naturale della propria vita. La Chiesa desidera collaborare con tutti coloro che si adoperano per alleviare il dolore, quando ciò è possibile, e per sostenere la persona quando il dolore non può essere eliminato”.

Lottare contro i suicidi. “Di fronte alla dolorosa realtà del suicidio, l’assistenza sanitaria, i legami familiari e la vicinanza della comunità risultano indissolubili”, il riferimento ad una delle piaghe del Paese: l’aumento dei suicidi soprattutto giovanili. “La solitudine, l’angoscia e la perdita di speranza possono diventare così profonde che una persona smetta di trovare ragioni per continuare a vivere”, l’analisi di Leone XIV: “Nessuno dovrebbe arrivare a sentirsi estraneo tra i propri cari né pensare che la propria assenza conti meno della propria presenza”.

Garantire a tutti l’assistenza sanitaria. Come aveva fatto conversando con i giornalisti sul volo da Roma a Montevideo, il Papa si è riferito alle sue attuali condizioni di salute: “Recentemente ho sperimentato in prima persona i limiti imposti dalla malattia e ho ricevuto cure per le quali sono profondamente grato. Questa esperienza mi porta a pensare ai tanti uomini e donne che non dispongono dei mezzi necessari per ottenere una diagnosi tempestiva o ricevere le cure di cui hanno bisogno”. “Garantire che l’assistenza sanitaria sia alla portata di ogni persona, indipendentemente dalle sue risorse, è una responsabilità che interpella l’intera società”, l’appello.

“Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”. Questo criterio, per il Papa, “conserva tutta la sua attualità di fronte ai rapidi cambiamenti della tecnologia e dell’intelligenza artificiale”, per scongiurare che “la persona che lavora venga ridotta a un semplice pezzo sostituibile all’interno del processo produttivo”.

Laicità è condivisione. “La creazione di ricchezza, gli investimenti e l’iniziativa economica – sia pubblica che privata – sono necessari per lo sviluppo di un Paese, ma i loro frutti devono tradursi anche in beni e opportunità che raggiungano effettivamente tutti”, l’accenno al tema della giustizia sociale e a quello di una laicità come condivisione. “In tempi in cui le differenze possono facilmente trasformarsi in motivo di scontro, perseverare nel rispetto del diritto, nella negoziazione e nella paziente ricerca di accordi costituisce un servizio che l’Uruguay può continuare a offrire ai propri vicini”, creando” spazi di intesa e cooperazione”, l’omaggio al Paese dove ha sede il Segretariato del Mercosur.

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