(da Las Palmas) Porto di Arguineguín, sulla costa a Sud dell’isola di Gran Canaria. È qui che il Papa ha scelto di venire per rendere omaggio ai migranti morti in mare. Viene chiamato ancora il “Porto della vergogna” perché su queste banchine di asfalto colpite dal sole tutto l’anno, nel 2020 arrivarono nel giro di una settimana circa 3.000 migranti. Era appena scoppiata la pandemia. Dalla Mauritania e dal Senegal, dal Marocco al Sahara, i migranti arrivarono a bordo di cayucos senegalesi e pateras, imbarcazioni di fortuna, assolutamente non idonee per affrontare l’oceano. A causa della pandemia nessuno poteva entrare nel porto. Solo la Caritas si attrezzò per soccorrere i naufraghi, portando cibo e materiale sanitario.
Porto di Arguineguín, navi di primo soccorso ai migranti (foto Biagioni/Sir)
Le isole canarie sono l’approdo all’Europa più vicino. Dalle coste africane, il “sogno” di un futuro degno e migliore è distante “solo” dai 100 ai 200 chilometri di mare ma percorrerli può valere una vita. E’ mons. José Mazuelos Pérez, vescovo di Gran Canaria (che include anche Fuerteventura, Lanzarote e La Graciosa) a parlare di questa rotta. “Trovare una barca per questi ragazzi è già un’impresa difficile, per cui chi arriva è di fatto ricco perché ha pagato un prezzo altissimo. Rimangono sulle imbarcazioni anche 4-5 giorni e portano con sé solo qualche galletta e un pugno di riso. La corrente del mare può spingere le imbarcazioni in direzioni completamente sbagliate e la rotta è persa per sempre, a volte addirittura spinti verso le coste dell’America Latina. Arrivano con la pelle distrutta dal sole e dalle contusioni. Alcuni muoiono di sete. Un migrante mi ha raccontato che sulla sua imbarcazione erano salite 80 persone ma ad arrivare furono solo in 18″.
“Con le sue stesse mani, ha gettato in mare i corpi morti di suo fratello e di suo padre. Era sotto choc”.
Arguineguín, vescovo José Mazuelos Pérez con i responsabili Caritas in sopralluogo per gli ultimi dettagli
Una volta arrivati sull’isola che è la porta dell’Europa più vicina all’Africa occidentale, comincia una trafila complessa e dolorosa. Chi viene dal Mali, ha un immediato diritto di asilo politico a causa della guerra. I minori invece vengono presi in carico dal governo ma una volta compiuti i 18 anni, vengono letteralmente buttati per strada. E’ a questo punto che la Caritas interviene con il progetto dei “Corridoi di ospitalità” pensato per loro e realizzato in comunione con la Caritas spagnola. Si parla con i ragazzi, si cerca di mettere a fuoco le loro intenzioni, se vogliono cioè lavorare o continuare a studiare e si cerca una destinazione. Molti vescovi spagnoli hanno accettato la sfida e nel giro di un anno, 60 ragazzi sono usciti dall’isola e stanno facendo questa esperienza. “Questo progetto – dice il vescovo Mazuelos Pérez – dimostra che è possibile non solo accogliere ma lavorare anche alla integrazione. La visita del Papa è per noi molto importante. Le Canarie si sono sentite per tanto tempo sole”. “La nostra speranza – aggiunge Gonzalo Marrero, direttore di Caritas Gran Canaria – è che la migrazione esca dalle logiche di partito e dal gioco di chi vuole strumentalizzare questo fenomeno per aumentare consenso. Occorre invece mettersi tutti attorno ad un tavolo e cercare insieme soluzioni concrete e durature”.
“La strumentalizzazione politica è una trappola che non facilita né il lavoro di accoglienza né l’integrazione. Non serve a nessuno”.
Il vescovo di Gran Canaria, mons. José Mazuelos Pérez
Il Papa, dunque, arriverà proprio qui, nel porto di Arguineguín. Percorrerà da Las Palmas la strada in macchina e ad attenderlo ci saranno 1.000 persone tra migranti africani e latino-americani del Venezuela e di Cuba e volontari. Al porto verrà portata anche la Vergine del Carmine che è la protettrice dei pescatori, in quanto sono spesso loro i primi a prestare soccorso ai naufraghi in mare e una Croce costruita con il legno di una imbarcazione che rimarrà sul posto come segno della visita del Papa. Dopo il discorso di benvenuto del vescovo Mazuelos Pérez, prenderanno la parola 4 testimoni: il capitano di una nave di soccorso marittimo, una volontaria della Caritas, una donna africana e una donna latino-americana. Il filo conduttore delle loro storie sarà: “Dal mare all’integrazione”. Dopo la parola passerà al Papa che terminato il discorso andrà a bordo del mare e getterà una corona di fiori in memoria di tutte le persone che sono morte lungo la rotta migratoria.
Con lui una catena umana di migranti, disposta lungo la banchina, farà altrettanto lanciando un fiore in ricordo di un loro familiare morto in quello stesso mare.
La cerimonia si concluderà con un minuto di silenzio, la benedizione della Croce e davanti alla Vergine del Carmine, tutti i presenti intoneranno l’Ave Maria.
The post Canarie. Il Papa a Arguineguín, “Porto della vergogna”. Omaggio ai migranti morti sulla rotta atlantica first appeared on AgenSIR.
