II Papa e Bartolomeo, fianco a fianco, con ai loro lati l’icona di Gesù Cristo e quella del Concilio di Nicea. Insieme a loro gli altri leader religiosi, alle spalle il lago da cui l’odierna Iznik prende il nome, di fronte i resti dell’antica basilica di San Neofito, sommersa dopo un terremoto. È l’immagine simbolo del momento culminante del primo viaggio apostolico di Leone XIV: l’incontro ecumenico di preghiera per commemorare il 1.700° anniversario del Concilio di Nicea, il primo dei 21 Concili ecumenici che hanno finora segnato la storia della Chiesa. “A Nicea la storia ha dato testimonianza per l’eternità del fatto che nostro Signore Gesù Cristo è Dio vero da Dio vero, consustanziale al Padre”, ha detto ieri Sua Santità Bartolomeo, patriarca ecumenico e arcivescovo di Costantinopoli, ricordando che alla radice del nome Nicea c’è la parola “nìke”, che in greco significa vittoria: quella paradossale della Croce, che per il mondo è una sconfitta ma per i cristiani è “la manifestazione suprema della saggezza e potenza di Dio”.
Foto Vatican Media/SIR
Subito dopo ha preso la parola Papa Leone XIV, che ha concluso il suo discorso con un forte appello ai leader religiosi presenti, per rispondere alle sfide poste dal tragico scenario internazionale:
“L’uso della religione per giustificare la guerra e la violenza, come ogni forma di fondamentalismo e di fanatismo, va respinto con forza, mentre le vie da seguire sono quelle dell’incontro fraterno, del dialogo e della collaborazione”.
Chiederci chi è Gesù. All’inizio del suo discorso, pronunciato in inglese come tutti quelli del viaggio in Turchia, Leone XIV ha definito il citato anniversario “un’occasione preziosa per chiederci chi è Gesù Cristo nella vita delle donne e degli uomini di oggi, chi è per ciascuno di noi”, “in un tempo per molti aspetti drammatico, nel quale le persone sono sottoposte a innumerevoli minacce alla loro stessa dignità”.
“Questa domanda interpella in modo particolare i cristiani, che rischiano di ridurre Gesù Cristo a una sorta di leader carismatico o di superuomo, un travisamento che alla fine porta alla tristezza e alla confusione”,
ha denunciato il Papa, secondo il quale “questo era in gioco a Nicea ed è in gioco oggi: la fede nel Dio che, in Gesù Cristo, si è fatto come noi per renderci partecipi della natura divina”.
Superare lo scandalo delle divisioni. Ai leader religiosi presenti, il Santo Padre ha dato una consegna precisa:
“Superare lo scandalo delle divisioni che purtroppo ancora esistono e alimentare il desiderio dell’unità per la quale il Signore Gesù ha pregato e ha dato la sua vita”.
La confessione di fede cristologica avvenuta grazie al primo Concilio ecumenico della storia della Chiesa, per Leone XIV, “è di fondamentale importanza nel cammino che i cristiani stanno percorrendo verso la piena comunione: essa infatti è condivisa da tutte le Chiese e comunità cristiane nel mondo, comprese quelle che, per vari motivi, non utilizzano il Credo Niceno Costantinopolitano nelle loro liturgie”. La fede “in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, della stessa sostanza del Padre”, ha ricordato infatti il Papa, “è un legame profondo che unisce già tutti i cristiani”: con Sant’Agostino, anche in ambito ecumenico possiamo dire che “sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno”, ha detto Leone evocando il motto del suo pontificato.
Fraternità e riconciliazione. “Quanto più siamo riconciliati, tanto più noi cristiani possiamo rendere una testimonianza credibile al Vangelo di Gesù Cristo, che è annuncio di speranza per tutti, messaggio di pace e di fraternità universale che travalica i confini delle nostre comunità e nazioni“. È questa, per Leone XIV, la direzione di marcia dell’ecumenismo, in linea con la missione della Chiesa e con le attese del mondo, poiché
“la riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità afflitta da conflitti e violenze”.
“Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani”, ha osservato il Pontefice: “Nel Credo Niceno professiamo la nostra fede ‘in un solo Dio Padre’; tuttavia, non sarebbe possibile invocare Dio come Padre se rifiutassimo di riconoscere come fratelli e sorelle gli altri uomini e donne, anch’essi creati a immagine di Dio”.
“C’è una fratellanza e sorellanza universale, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalla religione o dall’opinione”,
la tesi del Papa: “Le religioni, per loro natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla”. Due gli altri momenti che hanno segnato ieri il secondo giorno del viaggio papale in Turchia: la visita alla Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle di Gesù e il discorso rivolto al clero, all’inizio della giornata, nella cattedrale di San Giorgio ad Istanbul, in cui il Papa ha fornito quasi un anticipo dell’incontro ecumenico che si è svolto nel pomeriggio, riassumendo la portata del Concilio di Nicea, “pietra miliare nel cammino della Chiesa e anche dell’intera umanità”, in tre sfide: “cogliere l’essenza della fede e dell’essere cristiani”; riscoprire in Cristo il volto di Dio Padre, evitando un “arianesimo di ritorno”; “mediare la fede cristiana nei linguaggi e nelle categorie del contesto in cui viviamo”, distinguendo il nucleo della fede “dalle formule e dalle forme storiche che lo esprimono, le quali restano sempre parziali e provvisorie e possono cambiare man mano che approfondiamo la dottrina”.
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