“Questo viaggio apostolico di Papa Leone e la sua visita in queste terre sono un incoraggiamento ed una speranza per tutte le persone di buona volontà, ebrei, cristiani e musulmani, a portare avanti una cultura di dialogo e di fraternità in un mondo che fatica a riconoscere il valore del dialogo ma grida, oggi più che mai, pace”. Con queste parole, Cenap Aydin, direttore dell’Istituto Tevere, musulmano turco, commenta al Sir la visita “silenziosa” di Papa Leone XIV alla Moschea blu di Istanbul. Ad accompagnare il Pontefice, c’erano il ministro della Cultura e del Turismo, Mehmet Nuri Ersoy; il mufti provinciale di Istanbul, Emrullah Tuncel; l’imam di Sultan Ahmed, Kurra Hafız Fatih Kaya.
Cenap Aydin, direttore Istituto Tevere (Foto Tv2000)
Cenap Aydin parla subito di una “tradizione”. “Come i suoi predecessori, Papa Leone si è recato in questa Moschea, che è forse la più importante della città con 6 minareti. Con Papa Leone facciamo oggi memoria di una storia che ha il suo prodromo in Papa Giovanni XXIII, che prima ancora del Concilio fece di Istanbul un laboratorio di dialogo e il suo inizio con San Giovanni Paolo II, il primo Papa che entrò in una moschea, nel 2001 a Damasco, avviando una storia di dialogo nel solco di quanto la Dichiarazione conciliare Nostra Aetate afferma al numero 3 che la Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra. Un gesto simbolico di altissimo valore che è stato ripetuto da Papa Benedetto nel 2006 e da Papa Francesco nel 2014”.
“È stato molto toccante e significativo il gesto di Papa Leone che prima di entrare nella Moschea si è tolto le scarpe in rispetto per luogo di culto che è un luogo sacro”.
“Mi ha ricordato lo stesso rispetto che aveva padre Paolo Dall’Oglio”, ricorda il direttore dell’Istituto Tevere. Il Papa si è diretto in visita e si è fermato in particolare ad ammirare il mihrab, il punto che indica la direzione della Mecca, sovrastato dall’iscrizione di un versetto della Corano, la sura 3 relativa a Maria, figura venerata non solo nel cristianesimo ma anche nell’Islam.
“Maria è l’unica donna menzionata col suo nome nel Corano”.
“C’è il capitolo 19 che è dedicato totalmente a Maria”, spiega Aydin che aggiunge: “Maria poi era una donna ebrea. La sua figura pertanto davvero rappresenta oggi un ponte di dialogo tra Islam, cristianesimo ed ebraismo”. Il direttore dell’Isatituto Tevere sottolinea l’aspetto architettonico della Moschea Blu, rivestita di maioliche azzurre che sono prodotte a Nicea, cioè nell’attuale città di Iznik, importante per il Concilio, ma storicamente rilevante nell’epoca ottomana perché divenne la città in cui le ceramiche cinesi, sempre apprezzate dai sultani, si sono inculturate con colori tipici della cultura turca, aggiungendo il tulipano.
“Occorre decifrare questo viaggio nel suo insieme”, conclude Aydin. “Domani il Papa andrà in Libano e dunque si inserisce in una situazione estremamente delicata, in questa parte del mondo. Sia la Turchia sia il Libano sono due Paesi che si trovano in mezzo tra due aree di conflitto: a nord c’è la guerra tra Ucraina e Russia, che ha conseguenze anche sul dialogo ecumenico e interreligioso, perché purtroppo la Chiesa ortodossa è spaccata a causa di questo conflitto. Dall’altro lato c’è la grande crisi del Medio Oriente. In questo contesto, il Mediterraneo ha un ruolo centrale: è la culla in cui le tre religioni abramitiche si sono sviluppate, in dialogo con la cultura ellenistica. Il dialogo tra le sponde del Mediterraneo è un dialogo oggi più importante che mai. Papa Leone, lo sappiamo bene, è molto attento alla libertà religiosa e, proprio in questo momento, incontra le piccolissime minoranze cristiane, che stanno attraversando un periodo molto difficile e lottano per continuare a vivere proprio là dove sono nate.
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