“Ci hanno uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci nella casa in cui abbiamo vissuto per 30 anni, chiuderemo i nostri server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi di sicurezza russi hanno costretto la nostra redazione a cessare le attività”. Comincia così un lungo editoriale apparso questa mattinata sul sito della Novaja Gazeta, il quotidiano russo nato il 1° aprile 1993 con il sostegno di Michail Gorbačëv, che donò parte del denaro ricevuto con il Premio Nobel per la Pace (1990) per acquistare i primi computer e finanziare l’avvio della redazione. Privati dei mezzi di sussistenza e sotto la costante minaccia di repressione: questa la ragione che ha portato la redazione alla tristissima decisione. Nella “dichiarazione di Novaya Gazeta sulla fine della sua esistenza” si ripercorrono oltre trenta anni di lavoro, in parte felici e in parte amari, quelli trascorsi “sotto questo regime — e non quelli durante il caos degli anni Novanta” perché tanti colleghi sono stati uccisi per ragioni politiche: Igor Domnikov, Jurij Ščekočichin, Anna Politkovskaja, Stas Markelov, Anastasija Baburova e Natal’ja Estemirova.
L’editoriale, che esce proprio nel giorno in cui la Russia ricorda le vittime della repressione politica, ripercorre una storia di persecuzione, culminata con l’ordine di sgombero della sede del giornale e il blocco dei canali che permettevano di raccogliere fondi. Prima di questo passo finale, molti alti soprusi: censura, blocco delle piattaforme online, sequestro della tipografia, la fuga di molti collaboratori all’estero, la revoca della registrazione come testata giornalistica, perquisizioni e aggressioni ripetute, come quella al caporedattore e premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov, i cui responsabili sono rimasti impuniti, all’editorialista Elena Milašina rapita e picchiata al caporedattore Oleg Roldugin, ora sotto arresto.
La lista delle repressioni e violenze subite negli ultimi cinque anni corrisponde alla “storia di un Paese e di una società che vengono annientati esattamente nello stesso modo”,
si legge ancora.
(Foto ANSA/SIR)
Perché sotto mentite spoglie “si è instaurata di fatto una dittatura militare” che ha “violentato, picchiato, imbavagliato e rinchiuso in prigione per un tempo lunghissimo” la stessa Costituzione e migliaia di cittadini di questo Paese, mentre decine di migliaia di altri cittadini, hanno lasciato il Paese. Sono in corso “repressioni orchestrate dallo Stato”, “i diritti e le libertà dell’uomo sono stati aboliti e difenderli è ormai considerato un crimine” e “vere convinzioni personali è ormai considerato alto tradimento”. Così come, denuncia ancora il lungo articolo, lo Stato sta tradendo la sua Costituzione, “un crimine in corso, che si sta consumando proprio ora sotto gli occhi del mondo intero” e di cui la fine della testata è un’ulteriore prova. “Ci hanno ucciso perché in tutti questi anni lo abbiamo scritto”, termina l’editoriale, ringraziando “tutti coloro che ci hanno ascoltato”.
“Grazie, Novaya, per il vostro lavoro! Non è stato vano!”, scrivono gli attivisti di Ovd-Info oggi a commento dell’editoriale. “Per noi, i giornalisti di Novaya Gazeta sono stati – e rimangono – esempi di un coraggio e di uno spirito di sacrificio incredibili in nome dei valori democratici. Le autorità hanno distrutto la testata perché non potevano tollerare la presenza, in Russia, di persone che continuavano a scrivere di questioni di grande importanza, nonostante la censura e la repressione”: si legge ancora nel post di telegram. I giornalisti uccisi “rimarranno per sempre nella storia come fari di fermezza, per noi e per le future generazioni di giornalisti. Sappiamo che le storie che hanno raccontato e i risultati delle loro inchieste non possono essere cancellati dalla censura o da aggressioni che lasciano le vittime in fin di vita. Sappiamo che il loro incrollabile impegno verso i propri principi ha ispirato generazioni di russi a rimanere fedeli a se stessi anche nei momenti più bui”.
“In questo giorno buio per il giornalismo russo e per la Russia stessa, desideriamo esprimere il nostro sostegno, la nostra solidarietà e la nostra gratitudine ai colleghi di Novaya, insieme alla ferma convinzione che ci ritroveremo”, scrive sul suo canale l’emittente televisiva Dozhd. Le autorità diranno forse che si tratta di decisioni prese in autonomia, il non accettare donazioni, liberare i locali, non produrre notizie, si legge nel testo. “Nulla di tutto ciò deve trarre in inganno: l’uccisione di Novaya Gazeta, avvenuta oggi, è stata ordinata e orchestrata dai vertici della Federazione Russa. Il loro obiettivo è mettere a tacere l’ultimo giornale indipendente della Russia e privare i suoi lettori di quell’informazione libera che, per molti, ha rappresentato una boccata d’ossigeno durante questi anni strazianti, segnati dalla guerra”. Eppure, dietro la testata ci sono decine di giornalisti e centinaia di migliaia di lettori, “persone che la pensano allo stesso modo e alleati. Si può rimuovere una testata, ma queste migliaia di persone rimarranno”.
(Kirill Martynov – Foto Novaya Gazeta)
Con la chiusura della redazione in Potapovskij Pereulok 3 nella capitale russa, chiude anche il museo dedicato ad Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa esattamente 20 anni fa. Nel 2021 in quello che era stato il suo ufficio, la stanza 307 dell’edificio fino a qui utilizzato, era stato inaugurato un museo che custodiva la sua scrivania, il computer, gli occhiali, lettere e altri effetti personali. Resta viva però Novaja Gazeta Europe, costola della testata russa, nata nel marzo 2022, e diretta da Kirill Martinov. Infatti, con l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 e l’introduzione delle leggi sulla censura di guerra, dopo aver tentato di coprire il conflitto evitando le parole proibite dalla censura di stato (“guerra” o “invasione”), il giornale Novaja Gazeta sospende le pubblicazioni e parte della redazione si rifugia all’estero da dove ha continuato a scrivere e pubblicare. I tentativi di mantenere un presidio a Mosca oggi sono definitivamente falliti. E dalla redazione di Novaya Gazeta Europa il messaggio: “Siamo certi che i valori del giornale – fondato da Michail Gorbačëv – torneranno ancora utili alla nostra patria. Per ora, sono i nostri lettori a custodire tali valori. Abbiate cura di voi: perché un giorno, tutto tornerà a essere nuovo!”.
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