Per la Chiesa riminese, la visita di Papa Leone rappresenta un momento di grandissima gioia e un’occasione di profondo “respiro” spirituale. È la convinzione espressa al Sir da mons. Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini, per il quale questo evento permette di “ricollegare la realtà locale alla cattolicità universale della Chiesa, offrendo un messaggio di speranza in un periodo storico globale particolarmente difficile, segnato da guerre e calamità naturali”.
Mons. Anselmi
La visita, quindi, non è solo un evento per la comunità ecclesiale locale, ma si trasforma in uno straordinario strumento di testimonianza del Vangelo per i 6-7 milioni di turisti che affollano la riviera romagnola durante l’estate, mostrando il volto più autentico di Rimini: una città che unisce turismo, accoglienza, spiritualità e una profonda operosità solidale.
Quale significato riveste questa visita per la diocesi di Rimini e come è nata l’idea di invitare il Santo Padre?
Il desiderio di invitare il Santo Padre era nato già l’anno scorso, in occasione del centenario della nascita di Don Oreste Benzi. Inizialmente Papa Francesco aveva espresso l’intenzione di venire, ma poi si è ammalato ed è salito in cielo. Successivamente, quando ho incontrato Papa Leone, gli ho subito riproposto l’invito. Il Santo Padre ha saputo unire l’importanza del Meeting, la realtà della diocesi e la vicinanza a San Marino, dando vita a questa bellissima occasione.
Per noi è un momento di grande gioia che ci permette di respirare l’universalità della Chiesa, specialmente in un momento in cui il mondo è provato da guerre, tensioni e terremoti. Inoltre, poiché Rimini in estate accoglie milioni di turisti da tutto il mondo, questa è una preziosa opportunità per offrire a tutti loro una testimonianza viva del Vangelo.
Come si è preparata la diocesi a questo momento?
C’è stata una mobilitazione, diciamo dal basso, molto popolare e partecipata. Abbiamo coinvolto tra i 500 e i 600 volontari provenienti da parrocchie, movimenti, associazioni e realtà religiose. È stato costituito un coro interparrocchiale di circa 650 elementi e un’orchestra composta da 120 ragazzi. Ognuno ha fatto la propria parte, anche dal punto di vista economico: abbiamo scelto di non ricorrere a sponsor, ma abbiamo chiesto il contributo libero delle persone e promosso raccolte nelle parrocchie. Devo dire che anche le amministrazioni locali, in particolare il Comune, ci hanno aiutato tantissimo. Persino in una piccola parrocchia di periferia, i ragazzi hanno preparato disegni e centrini colorati per accogliere il Papa.
(Foto Calvarese/SIR)
Quali saranno le tappe principali del Papa a Rimini e come si articolerà l’incontro con le realtà più fragili?
Il Papa inizierà il suo percorso dall’Arco di Augusto, dove sarà presente anche una rappresentanza del mondo agricolo e manifatturiero della Romagna con 8 trattori. Successivamente visiterà il Meeting, la Cattedrale e infine celebrerà la messa al porto. Un momento centrale e molto atteso sarà l’incontro con le persone fragili: ammalati, disabili, poveri, carcerati e una rappresentanza dei ragazzi delle comunità terapeutiche della Papa Giovanni XXIII e di San Patrignano. Sarà un momento molto in linea con lo stile di don Oreste Benzi, che mostrerà la straordinaria vivacità di Rimini nell’ambito della solidarietà, andando oltre lo stereotipo della città vista solo come spiaggia e divertimento. Inoltre, il Papa farà una visita strettamente privata per un pranzo e un incontro con le suore agostiniane nel monastero di Pennabilli, nel Montefeltro, nella diocesi del confratello mons. Beneventi, un luogo che egli stesso frequentava già prima di essere eletto Papa.
Questa visita si inserisce nel solco di quello di San Giovanni Paolo II e della memoria di Don Oreste Benzi. Qual è il legame con il passato e quali sfide del presente porterete all’attenzione del Papa?
La scelta di celebrare la messa al porto, nonostante le enormi difficoltà logistiche e di sicurezza legate alla spiaggia (per amplificazione, schermi, ecc.), è stata fortemente voluta per ricordare la storica visita di San Giovanni Paolo II di 44 anni fa. Egli fu l’ultimo Papa a venire a Rimini e svolse un programma identico, toccando San Marino, il Meeting e celebrando proprio al porto. Questa visita si innerva quindi su quella memoria e sul ricordo di Don Benzi.
Per quanto riguarda le sfide, Rimini è una capitale del turismo ma ha anche una forte vocazione alla mondialità: la nostra diocesi ha contatti stretti con il Mozambico, lo Zimbabwe e il Venezuela, dove un nostro sacerdote opera proprio in una zona colpita dal terremoto. Viviamo inoltre la sfida dell’accoglienza dei tanti lavoratori stranieri stagionali (provenienti ad esempio dall’Africa e dal Bangladesh) impiegati nell’agricoltura, nella ristorazione e nel turismo. Tuttavia, la nostra speranza più grande non è far emergere i problemi o la figura stessa del Papa, ma la presenza e la vicinanza del Signore, come simboleggiato dal Crocifisso di Giotto che abbiamo inserito nel manifesto dell’evento.
C’è un invito particolare che vuole rivolgere ai tantissimi turisti presenti a Rimini in questi giorni?
Sì, li invitiamo calorosamente a partecipare perché c’è spazio per tutti. Il Papa percorrerà in Papamobile un tratto della città e una parte significativa del lungomare, quindi sarà facile vederlo. Per la messa al porto ci sono ancora dei pass disponibili per la spiaggia, ma abbiamo allestito anche dei maxischermi in zone ad accesso libero senza necessità di pass. Durante la celebrazione, l’Eucaristia verrà distribuita a tutti i partecipanti grazie a 200 ministri che saranno facilmente individuabili grazie a degli ombrellini.

