La firma ad un Protocollo d’intesa e la presentazione di un “Manifesto per la tutela e la libera espressione autentica delle persone con balbuzie”. Un “patto” tra istituzioni, famiglie, enti e associazioni “per la piena inclusione, l’abbattimento delle barriere comunicative e l’evoluzione culturale”. È quanto è avvenuto oggi, 22 ottobre, nel giorno in cui si celebra la Giornata Internazionale di Consapevolezza sulla Balbuzie, a Roma presso la sede dell’Anci. Il Protocollo è stato redatto dall’Associazione Lea (Libera l’Espressione Autentica) e da “Psicodizione”, due realtà che hanno deciso di unire le forze per promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio nazionale. Dalle piazze alle scuole, fino all’impegno e all’adesione dei Comuni al “Manifesto”: l’obiettivo è “abbattere i pregiudizi, superare i tabù e favorire una cultura dell’inclusione e dell’ascolto verso chi affronta quotidianamente questo disturbo della comunicazione”. Il documento, nato per dare forza concreta a un impegno comune fondato su inclusione, pari opportunità e partecipazione attiva di ogni cittadino, è stato sottoscritto da numerosi Comuni italiani a partire dal 22 ottobre, a cui faranno seguito ulteriori Enti e Associazioni.
I volontari dell’Associazione Lea ritengono fondamentale fare informazione su questa realtà. I dati sono sconosciuti ma la balbuzie è una realtà che impatta nella vita di tantissime persone. Nella popolazione mondiale sono circa 70 milioni le persone che hanno questo problema, con un rapporto maschi / femmine di 4 a 1. L’incidenza del disturbo va dal 5% all’8%, fino ad arrivare al 17% se calcolata nei bambini e persiste in circa l’1% della popolazione.
In Italia si contano quasi 1 milione di persone che si trovano ad affrontare questo disturbo.
I bambini che balbettano sono ad elevato rischio di reazioni negative e di prese in giro da parte dei pari. Le ripercussioni sulla qualità di vita e sul benessere psicologico della persona che balbetta si intensificano durante gli anni della scuola.
Bambini e adolescenti che balbettano sono maggiormente isolati e meno popolari rispetto ai pari fluenti, riportano maggiori livelli di vittimizzazione e un rischio più elevato di essere vittime di bullismo: dal 43 al 61% per adolescenti che balbettano contro il 9-22% dei pari normofluenti.
Vi sono evidenze che dimostrano che i bambini e ragazzi in età scolare che balbettano tendono a sperimentare forti emozioni negative nel contesto scolastico, caratterizzate da importanti comportamenti di evitamento, un basso senso di autostima e un minore ottimismo nell’orientamento alla vita. Tendono inoltre ad avere maggiori probabilità, rispetto ai normofluenti, di ripetere l’anno.
La balbuzie impatta negativamente anche sulle aspettative lavorative. Studi provenienti da Stati Uniti e Regno Unito evidenziano come le persone che balbettano abbiano maggiori possibilità di essere disoccupate e, nel caso lavorino, di guadagnare meno. È, inoltre, più elevata la probabilità che le persone con balbuzie ricoprano una situazione occupazionale e socioeconomica inferiore. In uno studio condotto su un campione di persone che balbettano, il 70% ha riferito che la balbuzie è l’impedimento più importante per eventuali promozioni lavorative, il 33% che tale disturbo interferisce in modo significativo sulle proprie prestazioni lavorative e circa il 20% ha affermato di avere rinunciato a opportunità di promozione a causa di essa.
Per generare informazione da oggi, partirà una settimana di iniziative. Il programma delle attività prenderà il via all’interno di scuole, biblioteche comunali e università, concepite come veri e propri laboratori di conoscenza e inclusione. Ragazzi e ragazze che hanno superato la balbuzie e genitori, volontari di Lea supportati dai tutor di Psicodizione, condivideranno le loro storie, fornendo consigli pratici e informazioni preziose su come essere di aiuto a una persona che balbetta. Sono previste anche dirette Instagram dove giovani e volontari di Lea racconteranno tematiche cruciali della vita quotidiana: la scuola, il bullismo, il vissuto emotivo dei genitori e le sfide degli adulti nel contesto lavorativo.
“L’impegno nelle scuole, nelle università e nei luoghi di incontro – spiegano i volontari dei Lea – è fondamentale per educare le nuove generazioni all’empatia e al supporto e per far sì che coloro che soffrono di questo disturbo si sentano compresi, non si sentano soli e possano avere strumenti per agire e superarlo”. Gli eventi culmineranno domenica 25 ottobre, quando in tante piazze italiane volontari, genitori e operatori daranno vita a una serie di momenti interattivi e attività di informazione. Saranno organizzati giochi, letture e occasioni di riflessione. Le città coinvolte saranno: Torino (piazza Castello), Milano (piazza Castello), Reggio Emilia (: Piazza del Monte), Roma (Largo dei Lombardi), Bari (Piazza dell’Economia), Palermo (Piazza Verdi), Catania (Piazza Università).
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