Su Milano e Cortina si sono accesi i riflettori per le Olimpiadi invernali, che saranno seguite dalle Paralimpiadi. Una grande occasione per i territori coinvolti, per le nostre montagne e persino per l’Italia intera. Ne parliamo con Massimo Achini, che di sport se ne intende. Sin da giovane allenatore e poi dirigente del Csi (Centro sportivo italiano), ne diventa presidente nazionale a 42 anni, guidando l’associazione dal 2008 al 2016. Ha fatto parte anche della Giunta nazionale del Coni. Oggi è presidente provinciale del Csi di Milano, e continua a frequentare lo sport “di base”, con una spiccata attenzione educativa. Diversi i progetti che il Csi milanese ha in corso con Paesi del Sud del mondo. Achini fra l’altro ha corso un tratto della staffetta olimpica in veste di tedoforo Milano-Cortina 2026.
(Foto Csi Milano)
A suo avviso quale messaggio può arrivare dai Giochi olimpici?
La vera sfida dell’Olimpiade/Paralimpiade si gioca, a mio avviso, tutta qui. Per dire che Milano Cortina 2026 avrà vinto e che è andato tutto bene non basterà garantire un’ottima organizzazione; non basterà nemmeno portare a casa medaglie; non basterà mettere Milano e la Lombardia al centro del mondo per alcune settimane. Tutte queste cose sono indispensabili, ma da sole non bastano. Per fare la differenza l’Olimpiade deve portare tra la gente una ventata di valori. Tra la gente vuol dire tra i giovani, i ragazzi, nelle scuole, nei posti di lavoro, nelle strade si deve respirare uno spirito olimpico che si tocchi con mano e con il cuore. Si deve parlare delle gare, delle prestazioni sportive, della cerimonia di apertura, dell’organizzazione, ma avvolgendo il tutto dentro a un abbraccio naturale ricco di valori della vita. Questo è lo spirito olimpico. Una città e un territorio “invasi” da persone che arrivano da tutto il mondo. Gente di cultura, lingue, colore della pelle e religioni diverse. Gente che si ritrova, quasi per magia, in una dimensione di fraternità e di umanità e in un vortice di valori comuni che si diffonde per contagio… Se accade questo, allora, si potrà parlare della vera vittoria di Milano-Cortina 2026.
La pratica dello sport ha tanti aspetti positivi, come insegna il Csi. Quali, oggi, sottolineerebbe come particolarmente importanti? La salute, la competizione, le relazioni, il “gioco di squadra”?
Bisogna guardare allo sport con la prospettiva giusta. Intanto, è il più grande presidio educativo presente sul territorio. In Italia ci sono 28.000 parrocchie, 8.000 oratori, 4.500 caserme dei carabinieri, 55.000 tabaccai… e ben 114.000 piccole società sportive di paese, di periferia, di quartiere, d’oratorio. Queste realtà, non sono solo luoghi dove ci si diverte, si gioca e si tolgono i ragazzi dalla strada. Sono vere agenzie educative che cambiano la vita delle persone e delle comunità. Generazioni e generazioni di italiani sono cresciuti imparando i valori della vita correndo dietro a un pallone su un campo spelacchiato d’oratorio o di periferia. Non solo. Lo sport è un grande acceleratore di comunità. Dove c’è o non c’è una società sportiva cambia la vita del quartiere, cambia la vita dell’oratorio e della comunità. Quindi sottolineerei l’importanza dello sport come strumento educativo e acceleratore di comunità. Poi c’è il tema della salute e della prevenzione sanitaria.
Cioè?
Gli ultimi dati dicono che gli italiani stanno diventando meno sedentari e che è in aumento il numero di praticanti sportivi. Sono segni positivi, ma tanto resta da fare. Infine, bisogna considerare lo sport come strumento prezioso per realizzare qualsiasi politica che ha a che fare con il bene comune e con la centralità della persona. Politiche di integrazione, di prevenzione, di sostegno alla fragilità, di riqualificazione delle periferie, di educazione, di qualità della vita degli anziani, di socialità dei territori: qualsiasi tra queste e altre azioni di “bene comune” può fare un salto di qualità se usa lo sport come acceleratore.
(Foto Csi Milano)
Parlando di Olimpiadi il pensiero va ai campioni dello sport, così pure agli investimenti necessari per queste discipline, al rilievo mediatico… Il Centro sportivo italiano, però, svolge un ruolo differente, diffuso in città e paesi, presente nelle parrocchie, con una infinità di atleti, allenatori, dirigenti e volontari coinvolti. Quale, in questo senso, il valore aggiunto di questo sport a misura di ragazzi e famiglie?
Il Csi da sempre opera negli oratori. È nato per volontà dell’Azione cattolica nel 1944 e continua a operare a servizio della Chiesa italiana e delle chiese locali. Sport e oratorio non è un binomio che appartiene al passato. È uno sguardo sul presente e sul futuro. Lo sport è parte integrante del progetto educativo di un oratorio, di una parrocchia, di una comunità. Da sempre, inoltre, il Csi non resta confinato in oratorio, ma ha l’ambizione di portare lo sport a tutti e dappertutto. L’idea è quella di far uscire lo sport da campetti e palazzetti e di portarlo in ogni ambito e luogo di fragilità: nelle carceri, negli ospedali, nelle periferie, nelle comunità di recupero. Persino nelle periferie del mondo, con il progetto “Csi per il mondo”. Questo, a nostro avviso, è il volto bello dello sport.
Paralimpiadi, ovvero sport e inclusione. Saranno un appuntamento capace di aprirci gli occhi verso una società più aperta e attenta a tutti?
Le Paralimpiadi sono meravigliose! Per rendersene conto bisognerebbe andare a vedere dal vivo una gara Paralimpica. Lo consiglio davvero a tutti. Probabilmente avremo la possibilità di portare circa 3.000 giovani tra oratori e società sportive ad assistere a qualche gara paralimpica. Sarà un’esperienza che non dimenticheranno. Nel Csi Milano ci sono campionati veri e propri di calcio integrato, di sitting volley, di bocce integrate, di calcio per atleti ipovedenti. Anche in questo ambito lo sport abbatte barriere e costruisce inclusione, con una semplicità e con una rapidità che difficilmente agiscono altrove. Oggi la sfida è quella di insistere e di fare dello sport per persone con disabilità una ordinarietà. Sogno il fatto che ogni società sportiva d’oratorio e del Csi possa proporre e accogliere attività dedicate e inclusive.

