L’ipotesi è di quelle destinate a far discutere. Secondo indiscrezioni rilanciate dal New York Post e riprese da numerosi media internazionali, il presidente statunitense Donald Trump vedrebbe nel presidente della Fifa, Gianni Infantino, un possibile successore di António Guterres alla guida delle Nazioni Unite. Una candidatura che, almeno per ora, non è stata ufficializzata né confermata e che si inserisce in una corsa già avviata, con diversi nomi formalmente presentati dagli Stati membri. La vicenda offre però l’occasione per comprendere come viene scelto il Segretario generale dell’Onu, una delle figure più influenti della diplomazia mondiale. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non sono gli Stati Uniti né l’Assemblea generale a decidere autonomamente. L’articolo 97 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce infatti che il Segretario generale è nominato dall’Assemblea generale su raccomandazione del Consiglio di sicurezza. È proprio quest’ultimo il passaggio decisivo: per arrivare al voto finale il candidato deve ottenere almeno 9 voti favorevoli su 15 e, soprattutto, non subire il veto di nessuno dei 5 membri permanenti – Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito.Basta il “no” di una di queste potenze perché la candidatura venga bloccata.Il mandato dura 5 anni ed è rinnovabile una sola volta. António Guterres, in carica dal 1 gennaio 2017, concluderà il suo secondo mandato alla fine del 2026, aprendo una successione che molti osservatori considerano tra le più delicate nella storia dell’Organizzazione. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente, la competizione tra Stati Uniti e Cina, la crisi climatica, le migrazioni e la crescente difficoltà del multilateralismo rendono infatti il prossimo Segretario generale chiamato a un compito particolarmente complesso. Alla procedura ufficiale risultano finora presentate 7 candidature. Sono in corsa Rafael Mariano Grossi (Argentina), direttore generale dell’Aiea-Agenzia internazionale per l’energia atomica; Rebeca Grynspan Mayufis (Costa Rica), segretaria generale dell’Unctad ed ex vicepresidente del Paese; María Fernanda Espinosa Garcés (Ecuador), già presidente della 73ª Assemblea generale delle Nazioni Unite ed ex ministra degli Esteri; Carolyn Rodrigues Birkett (Guyana), rappresentante permanente della Guyana presso l’Onu ed ex ministra; Macky Sall (Senegal), già presidente della Repubblica. Alla procedura hanno preso parte anche Michelle Bachelet Jeria, ex presidente del Cile ed ex Alto Commissario Onu per i diritti umani, e Virginia Gamba, già rappresentante speciale del Segretario generale per i bambini nei conflitti armati, entrambe ritiratesi dalla corsa il 25 marzo scorso. La lista dei candidati non è definitiva. Durante la procedura è normale che alcuni nominativi vengano ritirati dai Paesi proponenti o lascino spazio ad altre candidature, in seguito alle consultazioni informali che precedono il voto del Consiglio di sicurezza. Più che una competizione elettorale tradizionale, la scelta del Segretario generale è infatti il risultato di un delicato processo di mediazione diplomatica volto a individuare una personalità capace di ottenere il più ampio consenso possibile. Parallelamente, osservatori e analisti continuano a interrogarsi su quale profilo possa raccogliere il consenso del Consiglio di sicurezza.Pur non esistendo un criterio vincolante, molti ritengono che, dopo il mandato dell’europeo António Guterres, la prassi dell’alternanza geografica possa favorire un candidato proveniente dall’America Latina o dal continente africano,purché in grado di ottenere il via libera dei 5 membri permanenti. L’eventuale ingresso di Gianni Infantino rappresenterebbe invece una novità assoluta. Pur guidando una delle organizzazioni internazionali più importanti del pianeta, il presidente della Fifa non proviene dal tradizionale mondo diplomatico. È anche per questo che l’ipotesi avanzata da Trump viene guardata con prudenza, sia per la complessità della procedura di nomina sia per gli equilibri geopolitici che inevitabilmente accompagneranno la scelta.
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Dal 1946 a oggi l’Onu ha avuto 9 Segretari generali: dal norvegese Trygve Lie allo svedese Dag Hammarskjöld, morto durante una missione di pace e insignito postumo del Nobel, dal birmano U Thant all’austriaco Kurt Waldheim, dal peruviano Javier Pérez de Cuéllar all’egiziano Boutros Boutros-Ghali, unico a non ottenere il rinnovo del mandato a causa del veto degli Stati Uniti. Sono seguiti il ghanese Kofi Annan, premio Nobel per la Pace nel 2001 insieme alle Nazioni Unite, il sudcoreano Ban Ki-moon e infine il portoghese António Guterres. Più che un capo politico, il Segretario generale è chiamato a essere il volto morale dell’Organizzazione, mediatore tra interessi spesso contrapposti e custode della Carta delle Nazioni Unite. Una funzione che richiede autorevolezza, indipendenza e capacità di dialogo. Per questo motivola successione a Guterres non sarà soltanto la scelta di una persona, ma anche un banco di prova per verificare quale idea di cooperazione internazionale prevarrà in un mondo sempre più frammentato.
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