“Zustìssia”, 33 anni di ingiustizia. E Sorkin racconta i Facebook Files con “The Social”

Scritto il 10/10/2026
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Battersi per la verità e la giustizia, due titoli in sala a ottobre. Anzitutto il legal drama “Zustìssia” di Francesco Piras sul caso di Beniamino Zuncheddu, il più lungo errore giudiziario della Repubblica italiana: detenuto ingiustamente per trentatré anni. Un’opera sofferta e appassionante, dal valore civile, con gli ottimi Fabrizio Ferracane e Michele Riondino. In uscita anche “The Social. Il prezzo della verità” del premio Oscar Aaron Sorkin, legal thriller di impianto classico sull’inchiesta del “Wall Street Journal” su Facebook nel 2021. Un racconto sul valore del giornalismo e sugli abusi di potere tra media e politica. Con Jeremy Allen White e Mikey Madison.

“Zustìssia” (al cinema dal 15 ottobre)
“‘Zustìssia’ non è solo il racconto di un errore giudiziario. È la storia di un uomo a cui è stata rubata la vita, di una comunità che non ha mai smesso di credere nella sua innocenza, e di un giovane avvocato che, contro ogni logica e convenienza, ha deciso di lottare fino in fondo”. Sono le parole di Francesco Piras nel raccontare “Zustìssia”, il suo primo lungometraggio, la storia vera di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo accusato ingiustamente di omicidio nel 1991 e condannato all’ergastolo: una pena scontata per trentatré anni prima di arrivare finalmente alla verità. “Zustìssia” è espressione di un cinema di impegno civile, solido e incalzante, sceneggiato da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili a partire dal libro “Io sono innocente”, scritto da Zuncheddu e dal suo legale Mauro Trogu. A produrre con convinzione l’opera è Carlo Degli Esposti con la Palomar, insieme a PiperFilm, Rai Cinema e Netflix. Protagonisti Fabrizio Ferracane, Michele Riondino, Paola Giannini, Jacopo Cullin e Geppi Cucciari.
La storia. Cagliari, 2017: l’avvocato Mauro Trogu viene contattato dalla famiglia Zuncheddu perché studi le carte del caso che riguarda il fratello Beniamino, condannato all’ergastolo nel 1991 con l’accusa di triplice omicidio. Trogu scopre che l’iter processuale presenta errori e superficialità investigative; sposa quindi la causa “pro bono” e chiede la revisione del processo. Inizia così una serrata battaglia legale per avere giustizia.
“Questo film – indica Piras – è un atto politico perché indaga la frattura profonda tra cittadino e istituzioni, mettendo a nudo la vulnerabilità dell’individuo di fronte al potere. E un atto poetico perché affonda lo sguardo nell’uomo, nella fragilità dello spirito e del corpo, e nei luoghi, che diventano testimoni silenziosi di un’ingiustizia durata trentatré anni”.
“Zustìssia” è un film bellissimo. Più che indignare lo spettatore davanti a un’amara, rumorosa ingiustizia subita da un uomo semplice, l’opera diventa un appassionante e commovente racconto di riscatto. Attraverso la parabola di Zuncheddu e Trogu lo spettatore sperimenta un cammino di resilienza e di riconquista della verità; una battaglia nel perimetro della legge, dove una giustizia “buona” arriva a riparare gli errori e le “superficialità” di una giustizia “malata”.
Un’opera coraggiosa, governata con misura e controllo, corroborata da un valido copione e da un magnifico cast. Un film che si ama al primo sguardo, da approfondire anche in ambito educativo. Consigliabile, realistico-poetico, per dibattiti.

“The Social. Il prezzo della verità” (al cinema dall’8 ottobre)
Ha firmato copioni che hanno lasciato il segno, occupandosi di legami e contaminazioni tra giornalismo, politica e potere: “Codice d’onore”, “The Social Network” e la serie “West Wing”. È Aaron Sorkin, brillante regista-sceneggiatore newyorkese, che torna al cinema con un nuovo, rilevante titolo: “The Social. Il prezzo della verità”, da lui scritto e diretto. L’opera racconta con stile incisivo e serrato l’inchiesta del “Wall Street Journal” del 2021 che ha messo sotto la lente di ingrandimento strategie e politiche di Facebook, facendo emergere un uso improprio dell’algoritmo, con conseguenze dannose sugli utenti. Targato Columbia-Sony, il film beneficia dell’ottima prova di Jeremy Allen White, Mikey Madison e Jeremy Strong.
La storia. Stati Uniti, 2019: l’analista informatica Frances Haugen, dipendente di Facebook, riscontra delle anomalie nel social, nel legame tra algoritmo e radicalizzazione politica. Inascoltata in azienda, inizia a collaborare con il giornalista Jeff Horwitz, che sta conducendo un’inchiesta per il “Wall Street Journal”. I due portano alla luce pratiche allarmanti dell’azienda, in un’indagine che trova il suo apice nei giorni dell’assalto a Capitol Hill, nel 2021.
Sorkin ha mestiere da vendere. Ha costruito un racconto di stampo classico, un film che con ritmo e solidità affronta una discussa pagina del nostro presente. Dopo aver vinto l’Oscar per il copione di “The Social Network” nel 2011, torna a occuparsi di Facebook e dei social media legati all’azienda (oggi Meta), evidenziandone limiti ed eccessi e rilevando pericolose ricadute su comunità e istituzioni democratiche. Sul tracciato di titoli come “Tutti gli uomini del presidente” (1976) e “The Post” (2017), “The Social” è un’opera che si muove tra inchiesta e legal thriller, riaffermando la centralità del giornalismo come custode dei valori democratici e al contempo invitando ad abitare con prudenza i social media, per la loro capacità di penetrazione nelle vite di tutti, fragili e minori in testa. Film grintoso, che sconta qualche ingenuità e qualche scelta patinata, ma che nel complesso funziona e appassiona. Da approfondire anche in ambito educativo. Consigliabile-complesso, realistico, per dibattiti.

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