Dal 1992 a oggi, circa 700 tra sacerdoti e religiosi anglicani hanno compiuto il passo verso la piena comunione con la Chiesa cattolica in Gran Bretagna. Un fenomeno poco visibile, raramente raccontato, ma che ha avuto un impatto profondo sulla vita ecclesiale del Paese. A mettere in fila questi numeri, uno studio voluto dalla St Barnabas Society, ente nato nel 1896 come “Società di aiuto ai convertiti” proprio per dare assistenza pastorale, giuridica e finanziaria a clero e religiosi di altre confessioni cristiane o fedi che chiedono di entrare nella Chiesa cattolica. A condurre la ricerca, Stephen Bullivant, insieme a Fernanda Mee e Janet Mellor, del “Centro Benedetto XVI per la religione, l’etica e la società” presso la St Mary’s Twickenham University a Londra. Nelle 22 pagine scaricabili dal sito, si ricostruiscono per la prima volta in modo sistematico numeri, percorsi e motivazioni, intrecciando dati statistici e testimonianze personali. Ne emerge il ritratto di una “migrazione religiosa” complessa, spesso sofferta, ma tutt’altro che marginale.
Dati difficili da ricostruire. Non esiste un registro ufficiale delle conversioni del clero anglicano al cattolicesimo. Le uscite dalla Chiesa d’Inghilterra e gli ingressi nella Chiesa cattolica avvengono in modo decentrato e discreto, anche per ragioni ecumeniche. Il punto di partenza dello studio è stato il database curato da mons. John Broadhurst, lui stesso ex vescovo anglicano diventato sacerdote cattolico nel 2011, e ampliato con ricerche nelle singole diocesi. Quanto è emerso rappresenta la mappa più completa finora disponibile. Dal 1992 al 2024 circa 700 ex chierici anglicani sono stati ricevuti nella Chiesa cattolica; tra di loro anche 16 vescovi anglicani. Di tutti loro, 486 sono diventati sacerdoti cattolici, 5 diaconi permanenti. Il 69% è stato ordinato per le diocesi di Inghilterra e Galles, gli altri per altre diocesi nel mondo o negli ordini religiosi. Alcuni ritorni alla Chiesa anglicana si sono registrati negli anni, ma rari e concentrati soprattutto negli anni Novanta.
Momenti eccezionali e flussi costanti. Due eventi hanno prodotto vere e proprie ondate di conversioni: la decisione della Chiesa d’Inghilterra, presa nel 1992 ed entrata in vigore nel 1994, di introdurre l’ordinazione sacerdotale delle donne ha portato oltre 150 pastori anglicani ad entrare nella Chiesa cattolica in quegli anni. Un secondo momento significativo si è registrato con la costituzione apostolica di Benedetto XVI Anglicanorum Coetibus del 2009 che ha portato alla creazione, del primo Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham nel 2011. Questa struttura canonica istituita dalla congregazione per la Dottrina della fede ha infatti permesso a coloro che erano anglicani di entrare in piena comunione con la Chiesa cattolica, conservando alcuni elementi della tradizione liturgica, spirituale e pastorale anglicana, ma soprattutto ha definito un percorso più chiaro e prevedibile per il passaggio e tempi di formazione più brevi. La nascita dell’Ordinariato ha generato un significativo aumento delle conversioni, con circa 80 ingressi nella Chiesa cattolica. Al di là di questi momenti eccezionali, si registra però un flusso costante che conta fino a una decina di nuovi ingressi e ordinazioni l’anno.
Contributo strutturale per la Chiesa cattolica. Un dato sorprendente che emerge dallo studio è che il 29% di tutte le ordinazioni diocesane in Inghilterra e Galles dal 1992 al 2024 riguarda ex clero anglicano, e se si includono le ordinazioni che avvengono nel contesto dell’Ordinariato, la percentuale sale al 35%. Nel periodo 2015-2024, gli ex anglicani rappresentano quasi un quinto delle nuove ordinazioni complessive. Dei 53 membri del clero anglicano ordinati nella Chiesa cattolica in quegli anni, 28 hanno scelto l’Ordinariato personale, 25 sono stati incardinati nelle diocesi. Secondo lo studio, in una Chiesa segnata dalla crisi delle vocazioni, il loro contributo è strutturale.
Percorsi complicati. Lo studio della Società di San Barnaba offre però anche un’analisi del percorso non facile che porta dalla conversione all’ordinazione. Per un membro del clero anglicano scegliere di diventare cattolico non significa automaticamente scegliere l’ordinazione. Molti chierici convertiti hanno continuato a vivere l’“apostolato laicale”, mettendosi alla ricerca di un lavoro; alcuni avevano raggiunto l’età della pensione, altri hanno scelto l’ordinazione. In ogni caso, le interviste condotte durante lo studio raccontano di percorsi lunghi anni, talvolta decenni, segnati da dubbi, attese e “inquietudini ecclesiali”.
Pesano fattori molto concreti legati alla scelta di lasciare la Chiesa anglicana:
la perdita dello stipendio, della casa parrocchiale, la scuola dei figli, l’incertezza lavorativa. Per molti, la conversione è un salto nel vuoto che coinvolge l’intera famiglia. Chi sceglie il percorso verso il sacerdozio cattolico si avvia su una strada spesso non definita, diverso da diocesi a diocesi, e segnato da lunghi tempi di formazione, attese per l’approvazione romana, soprattutto per i sacerdoti sposati, periodi di precarietà economica. Molti intervistati parlano di anni di forte stress, vissuti senza sapere se l’ordinazione sarebbe mai arrivata. Qui il ruolo della St Barnabas Society emerge come decisivo nel fornire sostegno pastorale e finanziario. Diversa è stata la situazione dall’introduzione dell’Ordinariato, che ha reso il percorso più definito, pur senza sottrarre vocazioni alle diocesi.
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