Striscia di Gaza: Caritas Jerusalem “catastrofe sanitaria e ambientale senza precedenti. Bambini amputati mai così numerosi”

Scritto il 27/05/2026
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La tregua non ferma l’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. Dopo l’appello lanciato ieri da Papa Leone XIV per l’arrivo di aiuti alla popolazione, Caritas Jerusalem traccia un quadro drammatico della situazione sanitaria e ambientale. “Dall’annuncio del cessate il fuoco siamo in una situazione di stallo, cercando di salvare vite con i mezzi Caritas disponibili”, spiega al Sir Anton Asfar, segretario generale di Caritas Jerusalem, sottolineando come l’assenza di interventi strutturali continui a mettere a rischio milioni di persone.

Gaza, centro medico di Der El Balah (foto archivio Caritas Jerusalem)

Crisi sistemica. “Negli ultimi due anni il conflitto ha prodotto una crisi sistemica che coinvolge tutti gli ambiti della vita quotidiana: alloggi distrutti, insicurezza alimentare, accesso limitato alle cure, scuole chiuse e perdita dei mezzi di sostentamento. Le infrastrutture idriche, sanitarie e di gestione dei rifiuti – sottolinea Asfar – risultano in gran parte compromesse, mentre la mancanza di risorse impedisce anche la manutenzione di quanto resta”. Il risultato è un contesto in cui “l’intera popolazione è esposta al rischio di epidemie, in un territorio segnato da danni ambientali senza precedenti a suoli, risorse idriche e costa”.

Mancanza di acqua. Particolarmente grave è la crisi dell’acqua. “Le riserve potabili sono ormai estremamente limitate, mentre la distruzione dei sistemi fognari e l’uso di soluzioni di fortuna hanno contaminato la falda acquifera da cui dipende gran parte della popolazione. Anche le aree marine – rimarca il segretario generale della Caritas – risultano compromesse. Le conseguenze sono già evidenti: aumentano le malattie infettive, tra cui la diarrea acuta – cresciuta di 36 volte – e i casi di ittero acuto legati all’epatite A”.

(Foto WeWorld)

Inquinamento. Alla crisi idrica si somma quella dei rifiuti. “La Striscia è sommersa dai rifiuti”, denuncia Caritas, spiegando che dall’ottobre 2023 il collasso del sistema di gestione dei rifiuti ha trasformato cumuli di immondizia e macerie in focolai di infezione. “Insetti e roditori proliferano e diffondono malattie gravi, come hantavirus, leptospirosi, salmonellosi, febbre da morso di ratto e peste, aggravando un sistema sanitario già al collasso” ricorda Asfar. Le difficoltà energetiche spingono, inoltre, la popolazione a bruciare plastica per cucinare, con conseguenze pesanti per l’ambiente e la salute. “L’aria è sempre più inquinata, aumentano le patologie respiratorie e si liberano diossine, sostanze altamente tossiche e cancerogene” denuncia il segretario generale. Sul fronte alimentare, la situazione è ormai critica. La distruzione della vegetazione ha raggiunto livelli quasi totali: “la Striscia ha perso il 97% delle colture arboree, il 95% delle aree arbustive e l’82% delle colture annuali, rendendo impossibile qualsiasi produzione alimentare su larga scala. In questo contesto, oltre 500.000 persone si trovano ‘in condizioni di carestia’”.

Bambini amputati. Il conflitto sta lasciando un segno profondo anche sulla popolazione più fragile. È aumentato in modo significativo il numero di persone con disabilità, afferma Asfar: “almeno 41.844 feriti necessitano di riabilitazione a lungo termine e circa il 25% sono bambini, il che significa oltre 10 mila minori con gravi disabilità direttamente legate alla guerra.

“Purtroppo Gaza ha il più alto numero di bambini amputati nella storia moderna”,

(Foto AFP/SIR)

afferma il segretario della Caritas. In questo contesto, l’accesso a cure e assistenza è sempre più difficile. “Stiamo lottando per far entrare nella Striscia dispositivi di assistenza e attrezzature mediche e viviamo una carenza continua di risorse, soprattutto di medicinali”, denuncia l’organizzazione, rilanciando l’urgenza di corridoi umanitari efficaci e continui. Le parole di Caritas si inseriscono nel solco dell’appello del Papa, che ha chiesto alla comunità internazionale un impegno concreto e duraturo per sostenere la popolazione di Gaza. Una richiesta che, alla luce dei dati, appare sempre più urgente: senza interventi immediati, la crisi sanitaria e ambientale rischia di trasformarsi in una catastrofe irreversibile.

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