Storie fuori dagli schemi. Un filo rosso che unisce due proposte tra cinema e piattaforma. Anzitutto in sala con Lucky Red “Il silenzio degli altri. Sorda” di Eva Libertad, pluripremiato dramma esistenziale che mette a tema la persona con disabilità e le sfide poste dalla maternità. Opera intensa e coinvolgente, che brilla per regia e interpretazione di Miriam Garlo. Su Netflix “The Boroughs. Ribelli senza tempo”, nuova serie che si muove nel perimetro della fantascienza prodotta dai Duffer Brothers (“Stranger Things”). In una residenza per anziani un giallo crime dalle sfumature brillanti che rimanda a “Cocoon” (1985). Nel cast Alfred Molina e Geena Davis.
“Il silenzio degli altri. Sorda” (Cinema, dal 28 maggio)
Preceduto da numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio del pubblico al 75° Festival di Berlino e il Lux Award del Parlamento europeo, arriva nelle sale italiane “Il silenzio degli altri. Sorda” primo lungometraggio scritto e diretto dalla spagnola Eva Libertad, che prende le mosse dal suo cortometraggio “Sorda” (2021). Uno sguardo realistico, attento, lontano da stereotipi, su una donna con disabilità uditiva nel rapportarsi con la maternità, tra aspettative, ansie e timori. Protagonisti Miriam Garlo e Álvaro Cervantes.
La storia. Spagna oggi, Ángela è una donna sorda prossima ai quarant’anni, sposata con Héctor e impiegata come artigiano in una piccola azienda che produce manufatti di terracotta. I due scoprono di aspettare una figlia e la gravidanza genera in loro felicità e timori. Ángela, in particolare, si interroga se la piccola avrà una disabilità come la sua oppure sarà udente come il padre. Paure e pensieri che diventano piano piano ingombranti nel dialogo della coppia…
“Questo film – indica la regista – non mira a essere una tesi sulla sordità. Non ho mai pensato ad Ángela come a una rappresentante della comunità dei non udenti, ma come a una donna che cerca di capire che tipo di madre essere, che cerca di affrontare i problemi che emergono nella sua relazione, che ha un rapporto difficile con i suoi genitori e che desidera che sua figlia sappia chi è, e la ami… e che, tra le altre cose, è sorda”.
La Libertad ha firmato un’opera prima che lascia il segno. Un film denso e profondo, per i temi che affronta, ma dal passo lieve. Il suo sguardo indaga l’animo dei protagonisti, Ángela ed Héctor, il loro percorso come coppia: prima uniti, solidali, poi divisi dall’esperienza della genitorialità. Entrambi vorrebbero aiutarsi, sostenersi, nel governare tutte quelle paure e desideri che assalgono i neogenitori. A generare frizioni la disabilità di Ángela: lei si sente esclusa, sbalzata fuori dal nido familiare, incompresa. Vorrebbe essere accettata per quello che è, come moglie e madre sorda. Per il marito Héctor, però, la sua sordità non è un problema; il suo amore per Ángela è granitico e la sua disabilità non è mai stata un ostacolo. Solo che le tensioni e le responsabilità generate dal diventare genitori creano smarrimenti e rendono il dialogo faticoso.
A dare una scossa alla prospettiva spettatoriale è una soluzione di regia bellissima e dirompente, che ricorda molto “Sound of Metal” (2019): nei volteggi finali dell’opera la Libertad azzera l’audio e crea una soggettiva uditiva con il personaggio di Ángela. Ci offre il suo punto di osservazione, mettendo in “condivisione” la sua disabilità, le sfide e le barriere relazionali cui si deve misurare quotidianamente. Una soluzione stilistica di grande impatto e delicatezza. Un film splendido, profondo, da vedere. Consigliabile, realistico-poetico, per dibattiti.
“The Boroughs. Ribelli senza tempo” (Netflix, dal 21 maggio)
Dal 21 maggio su Netflix troviamo “The Boroughs. Ribelli senza tempo”, serie di fantascienza che si muove su un binario giallo-crime con lampi ironico-brillanti firmata da Jeffrey Addiss e Will Matthews; a produrla i Duffer Brothers, creatori di “Stranger Things” (2016-25). Le atmosfere rimandano sempre agli anni ’80, soprattutto per le referenze cinematografiche, ma il racconto è ambientato nei nostri giorni. Uno sguardo semiserio con sfumature dark su un gruppo di anziani in una residenza esclusiva in mezzo al deserto. Un ritiro di lusso dove gli inquilini più che abitare il viale del tramonto della vita danno ancora prova di arguzia e combattività. Protagonista un cast di veterani di Hollywood: Alfred Molina, Geena Davis, Alfre Woodard e Bill Pullman.
La storia. New Mexico, nella residenza per anziani “The Borough” arriva un nuovo inquilino, Sam, appena rimasto vedovo. Scontroso e chiuso nel suo dolore, Sam vorrebbe andar via da quel luogo. Non si sente affatto vecchio. Una notte presta soccorso al vicino Jack, aggredito da una creatura mostruosa. Sam capisce subito che in quel luogo c’è qualcosa di sinistro e inizia a indagare…
Il primo pensiero va “Cocoon. L’energia dell’universo” (1985) di Ron Howard, ma osservando bene lo svolgimento si colgono rimandi anche alle serie “Il metodo Kominsky” (2018-21, Netflix) con Michael Douglas e Alan Arkin e “Only Murders in the Building” (dal 2021, Disney+) con le vecchie glorie Steve Martin e Martin Short. Punto di forza di “The Boroughs” sono proprio i personaggi, un gruppo di anziani pensionati confinati in una residenza di lusso decisi a non gettare la spugna della vita. Alle prime stranezze (due omicidi, creature misteriose), si alleano e si intestardiscono per trovare la verità. Si sorride e si parteggia per loro, animati da resilienza e coraggio ruggente. Tra i temi in campo il valore del tempo e l’accettazione dell’inevitabilità della morte, da cui non si può sfuggire neanche con rimedi scientifici. La serie in 8 episodi si “divora” con facilità, forte di note da brivido mitigate da ironia diffusa, merito del copione e del cast, in testa Molina, Davis e Woodard. Complessa, problematico-brillante.

