Bosco di Rogoredo. Ai margini di Milano un’esperienza di cura e accoglienza, Nocetum

Scritto il 05/02/2026
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Un luogo bello, immerso nel verde, che resiste e genera vita ai margini di una città spesso raccontata solo attraverso la cronaca nera. Tra Corvetto, Rogoredo e l’Abbazia di Chiaravalle, in un’area segnata da fragilità sociali e recenti fatti di violenza, sorge Nocetum, una realtà complessa e originale che intreccia spiritualità, accoglienza e lavoro. A raccontarla è Gloria Mari, presidente del Centro Nocetum che è costituito da una cooperativa sociale, da un’associazione di volontariato e un’associazione privata di fedeli”, spiega Mari. “Mettiamo insieme questi tre ambiti dell’ecologia integrale di Papa Francesco: l’attenzione al grido della terra, al grido dei poveri con una motivazione spirituale”.

Una sintesi che dice molto di un’esperienza nata nel 1988, inizialmente come gruppo di preghiera, attorno a una piccola chiesa di origini paleocristiane, allora isolata e poco frequentata. Nel tempo, l’ascolto della Parola di Dio e del territorio ha orientato le scelte. “Con gli incontri e il dialogo con il card. Carlo Maria Martini abbiamo capito che dovevamo essere come sentinelle nella città”, racconta la presidente. “Non siamo arrivati con un progetto già definito, ma con il desiderio di pregare e di ascoltare ciò che il territorio ci chiedeva”. Dopo anni di preghiera e discernimento, è emersa con chiarezza la chiamata a investire in un luogo fortemente degradato: una cascina abbandonata, teatro di occupazioni abusive, spaccio e prostituzione.

(Foto Nocetum)

“Era una terra di nessuno”, ricorda Mari. “siamo riuscite ad avere in affitto gli spazi, ristrutturando poi tutto a nostre spese (vincendo soprattutto bandi e qualche donazione), vivendo una sorta di monachesimo urbano, fatto di ora et labora: preghiera e lavoro, pulizia, presidio quotidiano”. Il passaggio decisivo avviene nei primi anni 2000, quando Nocetum diventa anche luogo di accoglienza. Oggi la cooperativa ospita, su invio dei servizi sociali, 6 nuclei di mamme con bambini, per lo più donne provenienti da percorsi di violenza, in una comunità educativa e in alloggi per l’autonomia. Un’accoglienza strutturata, con educatrici, coordinamento e standard richiesti per l’accreditamento. Accanto a questo, c’è l’anima agricola e lavorativa. Nei campi e nella city farm lavorano giovani con fragilità, regolarmente assunti. “Abbiamo scelto che, più o meno, tutti prendano lo stesso stipendio: siamo uguali”, sottolinea Mari. L’area agroalimentare comprende un ettaro di terreno a bosco-frutteto, un apiario, animali da cortile ma anche capre e asinelli, una bottega, e un servizio di risto-catering solidale, dove operano chef insieme a persone fragili e, quando possibile, alle stesse mamme accolte, attraverso tirocini che mirano all’assunzione. La cooperativa impiega oggi 14 lavoratori, affiancati da circa 50 volontari, fondamentali soprattutto per le attività sul territorio: dal doposcuola per una trentina di bambini in difficoltà, ai percorsi per le mamme – molte delle quali arabofone – aiuto a indigenti. Nocetum è anche didattica e accompagnamento alla scoperta del territorio. Con le scuole, propone percorsi sull’ambiente, sull’alimentazione, sulle api, ma anche cammini urbani e rurali, come il “cammino dei monaci”, che dal centro di Milano conduce all’Abbazia di Chiaravalle, attraversando il Parco agricolo sud Milano e l’area di Porto di Mare, quest’ultima più comunemente conosciuta come “bosco di Rogoredo”. Un modo per mostrare che accanto alle fragilità esistono processi di riqualificazione e bellezza. Il contesto resta complesso, soprattutto nelle ore serali, quando le zone vicino alla ferrovia diventano rifugio per tossicodipendenti e spacciatori. “Di giorno il parco è pulito e presidiato, grazie anche al lavoro del Cfu (Centro di forestazione urbana) di Italia Nostra”, osserva Mari. “La sera, con il buio, tutto cambia. È una realtà dura, che conosciamo bene, ma non racconta tutta la verità di questo territorio”. Per questo, conclude, è importante “mettere in luce anche ciò che di buono e di bello si sta facendo”, perché la speranza nasce spesso proprio ai margini, dove qualcuno sceglie di restare, di pregare e di lavorare, trasformando luoghi feriti in presìdi di umanità.

(Foto Nocetum)

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