Casale Monferrato resta uno dei simboli italiani, il principale, della tragedia dell’amianto. A quarant’anni dalla chiusura dello stabilimento Eternit, il territorio ha compiuto passi significativi sul fronte del risanamento ambientale, ma continua a fare i conti con il pesante lascito sanitario dell’esposizione alle fibre di asbesto. Il bilancio, infatti, resta drammatico e, purtroppo, viene aggiornato quasi quotidianamente: negli ultimi decenni migliaia di persone si sono ammalate di mesotelioma pleurico e il numero delle vittime continua a crescere anche a distanza di decenni.
Segnata da una tragedia immane,
Casale Monferrato ha dimostrato di non voler assecondare un destino nefasto.
(Foto: Alberto Baviera/Sir)
È del 2 dicembre 1987 la storica ordinanza n. 83 con la quale il sindaco di allora, Riccardo Coppo, vietò l’utilizzo di cemento-amianto e di manufatti contenenti amianto su tutto il territorio comunale. Solo nel 1992 arrivò la legge nazionale che introdusse in Italia le “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.
Quello, unito alle lotte sindacali che tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anno ’80 portarono alla ribalta la questione, fu l’impulso per dar corpo ad un impegno – la lotta all’amianto – che nei decenni successivi si è articolata in tre filoni: bonifiche, ricerca e giustizia.
Bonifiche. Il Sito di interesse nazionale (Sin), che comprende 48 Comuni tra le province di Alessandria, Vercelli e Asti, è ancora oggi interessato da una vasta operazione di bonifica. Secondo i dati forniti dal Comune di Casale Monferrato a inizio anno, al 31 dicembre 2025 sono stati rimossi oltre 1,89 milioni di metri quadrati di coperture e manufatti contenenti amianto, pari a circa 51.200 tonnellate di materiale conferito in discarica. Sono stati bonificati 3.411 edifici privati e circa 150mila metri quadrati di coperture pubbliche, incluse quelle di ospedale, scuole, caserme e stabilimento Eternit. Sul fronte del cosiddetto “polverino”, il materiale di scarto della lavorazione del cemento-amianto utilizzato in passato per cortili e sottotetti, risultavano risanati 217 dei 227 siti censiti: per i restanti è previsto che gli interventi di risanamento vengano completati entro la fine del 2026. A questo scopo sono destinati i 2,5 milioni di euro assegnati a febbraio dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Finanziamenti che si aggiungono alle decine di milioni di euro di interventi pubblici e oltre 30 milioni di euro di contributi erogati dall’avvio delle prime bonifiche nel 1998 ad oggi. Complessivamente, una cifra che supera i 120 milioni di euro.
Già da tempo, grazia all’opera di deamiantizzazione, camminare per Casale Monferrato non è più rischioso che farlo nelle vie di un’altra città d’Italia. Anzi. E questo ha contribuito al rilancio turistico e storico-culturale del territorio.
(Infografica SIR)
Ricerca. La bonifica, tuttavia, non è in grado di cancellare gli effetti sanitari dell’esposizione e che possono manifestarsi anche dopo decenni.
Nell’area del Monferrato casalese si registrano ancora ogni anno circa 50 nuove diagnosi di mesotelioma pleurico, il tumore della membrana che riveste i polmoni, causato dall’aver inalato fibre d’amianto. I decessi si attestano intorno ai 40-50 l’anno nella sola città e raggiungono complessivamente i 55-65 considerando anche gli altri Comuni del Sin.
Gli studi epidemiologici hanno indicato già da tempo questo decennio come quello del picco di casi; l’incidenza ha fatto registrare una lenta diminuzione, ma il peso della malattia resterà purtroppo rilevante ancora per un po’, rendendo indispensabili la sorveglianza sanitaria e la ricerca clinica.
Giustizia. Questo, forse, è il tasto più dolente per la comunità monferrina. Perché
finora mai nessuno è stato formalmente e definitivamente riconosciuto dai tribunati italiani come colpevole della tragedia, sia sul fronte ambientale sia su quello dei decessi cagionati.
Stephan Schmidheiny, l’unico tra i proprietari dell’Eternit ancora in vita, nel 2012, in primo grado è stato condannato a 16 anni di carcere per disastro ambientale. Nel giugno 2013, la Corte d’appello di Torino ha aumentato la pena a 18 anni. Ma il 19 novembre 2014 la Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la condanna dichiarando prescritto il reato. La Cassazione ha spiegato che il processo riguardava il disastro ambientale e non i singoli decessi o le singole malattie: secondo la ricostruzione accolta dalla Suprema Corte, il termine di prescrizione decorreva dalla chiusura degli stabilimenti, avvenuta nel 1986. Al momento, Schmidheiny è a processo per il cosiddetto “Eternit bis”, accusato di singole morti asbesto-correlate. La Corte d’assise di Novara, nel giugno 2023 lo ha condannato a 12 anni per omicidio colposo aggravato relativamente a 147 delle 392 morti esaminate, dichiarando prescritto il reato per 199 casi. Il 17 aprile 2025 la Corte di assise di appello di Torino ha ridotto a 9 anni e 6 mesi di carcere la condanna, ritenendolo responsabile di soli 91 decessi. Nel febbraio di quest’anno la Cassazione ha annullato la sentenza per la mancata traduzione in tedesco, lingua conosciuta dall’imputato. Depositata ad inizio aprile la traduzione, ora si è in attesa dell’udienza fissata per il 10 novembre prossimo davanti alla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul nuovo ricorso presentato dai difensori di Schmidheiny contro la condanna comminatagli dalla Corte di assise di appello di Torino. Dal 2009, anno di avvio del maxi-processo Eternit, ad oggi il magnate svizzero non si è mai presentato in aula, in nessun processo e in nessuna fase di giudizio.
(Foto SIR)
Memoria, resilienza, consapevolezza. Mentre si attendono nuovi e positivi passi in avanti sui fronti di bonifica, ricerca e giustizia, Casale continua il suo cammino di riscatto. Dieci anni fa, il 29 settembre 2016, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, arrivò a Casale Monferrato per visitare il parco “Eternot”, inaugurato l’anno precedente sull’area dove sorgeva lo stabilimento Eternit, il più grande d’Europa. Quella visita, a un anno dalla trasformazione dall’inaugurazione di uno spazio di memoria e rinascita, ha rappresentato anche
il riconoscimento istituzionale di una comunità che ha scelto di non rimuovere la propria tragedia, ma di trasformarla in impegno. Ma anche in responsabilità per il presente e monito per il futuro: perché nessun lavoro e nessun interesse industriale possano più essere separati dalla tutela ambientale e dal diritto alla salute e alla sicurezza.
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