Un libro (Il paradigma della giustizia riparativa, EDB) che vuole parlare alle persone, ai territori e alle comunità che intendono interrogarsi su come sia possibile, oggi, “vivere riparativamente”. Facendo della giustizia riparativa uno stile di vita. Ce lo facciamo raccontare dalla curatrice, Cinzia Neglia, che per Caritas Italiana segue i temi legati alla giustizia.
Cinzia Neglia, come possiamo definire la giustizia riparativa?
Secondo il Forum Europeo della giustizia riparativa si tratta di “un approccio volto a fronteggiare il danno o il rischio di danno coinvolgendo tutte e tutti coloro che ne sono toccati per raggiungere un’intesa comune e un accordo su come il danno o il torto può essere riparato e giustizia ottenuta”. Potremmo dire in breve che è un ricucire le relazioni, mettendo insieme tutte le persone coinvolte da un danno, un illecito: chi il danno l’ha compiuto, chi l’ha subito, in modo diretto o indiretto, la comunità in cui l’evento dannoso è accaduto.
Perché la giustizia riparativa è una cosa che interessa la Caritas?
Ci interessa perché i valori della giustizia riparativa sono sovrapponibili a quelli di Caritas: la centralità della persona, l’ascolto, il rispetto della dignità umana, la solidarietà, il coinvolgimento della comunità, il non identificare la persona con il suo errore, tutto ciò rende la giustizia riparativa un paradigma che, oltre a condividerne i valori, può divenire strumento dell’impegno di Caritas.
Perché questo libro, nella collana Caritas/EDB “abitare il cambiamento”?
Negli anni passati, come Caritas Italiana, abbiamo approfondito e sperimentato il paradigma in diversi territori, prima di pensare a una pubblicazione che in parte le racconta. Il testo offre non solo riflessioni, ma anche indicazioni, spunti, elementi di concretezza, indicazioni pratiche per chi, speriamo in tanti, voglia far suo il paradigma.
Qual è il ruolo della comunità in un percorso di giustizia riparativa?
È fondamentale. Sappiamo come la comunità è e deve essere centrale nell’impegno animativo di Caritas. Affinché possano essere realizzati percorsi riparativi è indispensabile una comunità che non giudica, che si mette in ascolto, disposta a superare i pregiudizi e capace di incontrare l’altro a prescindere dai suoi errori. Doveroso ricordare, qui, anche il carattere preventivo della giustizia riparativa. Nel libro sono diverse le sollecitazioni a vivere secondo uno stile riparativo, così come il richiamo alla comunità a far proprio questo paradigma.
Un auspicio guardando al futuro?
Che le “città riparative” siano sempre più diffuse. Sappiamo che è un sogno ma che si può costruire con l’impegno di tutti. Il paradigma della giustizia riparativa può essere uno strumento nel nostro agire quotidiano. Lo abbiamo sperimentato e lo condividiamo nella pubblicazione. L’augurio è che sempre meglio si possa conoscere e accogliere il potenziale di questo paradigma nella costruzione di una società disarmata e nell’implementazione di un benessere collettivo e diffuso.

