L’Europa nei primi giorni di luglio ha ricevuto due moniti: sabato 4 da Lampedusa il papa l’ha spronata ad ascoltare “la chiamata epocale” che le viene dal fenomeno migratorio, invitandola ad aprirsi e ad accogliere; Donald Trump, giovedì 2, alla vigilia del suo show per il 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, le ha dato l’ennesima strigliata per non essere intervenuta attivamente nella guerra contro l’Iran, invitandola ancora una volta a comprare più armi, dato che è “ridicolo che gli Usa mantengano l’attuale sostegno alla Nato”.
Il Papa ha esaltato il potenziale unico dell’Europa, ricchezza che le viene dalla sua storia e dalla sua cultura; il presidente Usa ha puntato il dito contro la sua negligenza e disimpegno militare.
Il papa ha ricordato che ci sono bivi della storia di fronte ai quali le scelte fatte possono determinare la vita o la morte di molti. Ma anche le scelte non fatte conducono al medesimo risultato, come testimoniano i tanti naufragi, figli della non accoglienza. Quegli stessi naufragi che la mattina Leone aveva omaggiato al cimitero dell’isola come poi nel silenzio affacciandosi dagli scogli; quegli stessi naufragi che l’8 luglio 2013 avevano portato a Lampedusa papa Francesco: un primo viaggio mosso dalla volontà di pregare per i 368 morti accertati e i 20 dispersi del tragico affondamento del mese prima.
Ma Leone XIV non ha parlato di migranti solo all’Europa: in vista del 250° anniversario della firma della Dichiarazione d’Indipendenza americana, ha scritto una lettera, resa nota il 4 luglio, in cui ha richiamato quella “promessa” di una pacifica convivenza tra le diversità che costituisce l’anima dell’America e del sogno americano. Ha esortato a custodire quello spirito originario di accoglienza, speranza, riscatto che è stato capace di dar vita a un paese di grande sviluppo. Ribadendo il valore della libertà religiosa e della vita umana da difendere, ha scritto: “La difesa della vita umana include anche accogliere, proteggere e assistere gli immigranti, le cui speranze, i cui sacrifici e i cui contributi hanno fatto parte della storia di questo Paese sin dall’inizio. In ogni generazione, quanti sono arrivati alla ricerca di libertà, opportunità e un luogo a cui appartenere, hanno aiutato a plasmare il carattere della nazione”.
Se le scelte, fatte e non fatte, contano, il bivio che si spalanca davanti è fondativo del futuro del mondo: il papa indica la via della accoglienza reciproca, il presidente Usa inneggia alle armi e agli impegni di spesa. L’uno esalta gesti di umanità, l’altro sceglie la disumanità dei rimpatri forzati; l’uno invita a donare, l’altro a investire in armamenti; l’uno si fa paladino di ogni anche piccola vita, l’altro guerreggia – non solo a parole – tronfio di sé.
Leone XIV ricorda all’Europa, e ad ogni singola persona, che l’accoglienza oltre che una scelta è anche una responsabilità da assumersi: “Per la sua posizione geografica e per il suo assetto l’Europa è in grado, in quest’area, di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”. Compito che non è solo “delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.
Trump spinge l’Ue a impegnare risorse in armi (il 7 e 8 luglio si tiene il vertice Nato ad Ankara, Turchia, e la questione si fa centrale nel dibattito tra gli stati membri) il che concretamente si traduce nel sottrarre risorse ad altri settori come l’ambiente, la sanità e pure l’accoglienza, parola che sembra sbiadita nel dibattito pubblico, surclassata da “remigrazione”. Simili scelte non sembrano i mattoni giusti per costruire un mondo migliore per chi lo abita oggi né per chi lo farà domani, quel mondo auspicato da papa Leone nel suo primo saluto da Lampedusa, concluso con l’auspicio “di un mondo più umano per tutti”.
Europa: chiamata epocale ad una scelta
Scritto il 08/07/2026
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